Objection! Il videogioco è ancora al centro del medium?

Objection! Il videogioco è ancora al centro del medium?
Fonte immagine: 2duerighe

Novembre 2020, tempo di next gen. Il mese di Xbox Series X e PS5, due console apparentemente in concorrenza ma che propongono due offerte diverse. Come cambieranno il mondo videoludico queste nuove macchine? Personalmente, ho un po’ paura.

Non è tanto l’offerta della next gen a spaventarmi, quanto gli interessi dei fruitori verso una serie di elementi che definirei “futili” al fine dell’esperienza di gioco e, soprattutto, allo sviluppo del medium.

È questo l’argomento del nuovo numero di “Objection!” La rubrica per trattare gli argomenti videoludici che più fanno discutere.

Il videogioco è ancora al centro del medium?

La definizione di “arte” è sempre stato motivo di dibattito e discussione; possiamo intenderla come qualsiasi opera con un intento creativo. Il videogioco, così come il cinema, ad esempio, è un’arte composita, avendo la possibilità di essere composto da più arti: visiva, sonora, di level design, ecc. Ad esempio, un videogioco, così come un film, può risultare un’opera d’arte sul piano visivo, e non risultarlo in tutto il resto.

Ma l’arte che intendiamo più spesso è l’opera che intende trasmettere un qualsivoglia accrescimento culturale, e il videogioco può essere anche questo: ci sono tanti esempi in merito.

Il videogioco può essere anche competizione: è il caso degli eSports, ma anche di altri videogiochi multiplayer che non sono eSports o che puntano a esserlo in futuro.

Infine, il videogioco può essere semplicemente quello per cui nacque in principio: un prodotto di intrattenimento. Un’opera commerciale non è per forza qualcosa di negativo, anzi, i media sono pieni di opere commerciali meravigliose.

Il problema è che il videogioco, pur essendo un medium relativamente giovane, rischia già di farsi inglobare, anche per via della sua natura, dal fenomeno di cui sono vittima gli altri media: il consumismo.

xbox game pass
Fonte immagine: screenshot sito ufficiale Xbox

Siamo stati una vita a ricordare che la grafica nei videogiochi è sì importante, ma assolutamente non è tutto, eppure l’ottava generazione videoludica ha visto moltissimi utenti ricercate prima di tutto la risoluzione e il framerate.

È bene dare attenzione al comparto tecnico in maniera approfondita, ma non quando questo approfondimento diventa maniacale: un framerate a 60 fps è sicuramente migliore, ma un gioco che va a 30 fps non è affatto ingiocabile, come affermato da molti soprattutto nei primi anni dell’ottava generazione videoludica (anzi in alcuni casi può addirittura essere preferibile).

Inoltre rimanere fissati sulle performance rischia, appunto, di non mettere più il videogioco al centro del medium, bensì la passione per le capacità del PC o della console in questione, ma se un gioco è scadente, e va in 4K, non diventa valido: rimane un gioco scadente in alta definizione.

Un esempio recente è il dibattito sulle differenze di Assassin’s Creed: Valhalla nelle console next gen: su Xbox Series X raggiunge il 4K nativo, mentre su PS5 solo il 4K upscalato, quindi sulla next gen di Microsoft dovrebbe ottenere una maggiore definizione dell’immagine, ma quanti dettagli pensate si possano apprezzare in questo gioco? Assassin’s Creed: Valhalla è un videogioco current gen che può essere avviato su next gen e giocato in fascia alta, ma parliamo di un titolo che tecnicamente non è nemmeno il top della gamma del suo genere. Ad esempio, Ghost of Tsushima tecnicamente è superiore ad Assassin’s Creed: Valhalla, ed è una esclusiva PS4 che può essere giocato su PS5 in boost mode.

Meglio un gioco valido in più o una feature in più? Direi la prima, a meno che non si è interessati a quel gioco in più e allora, giustamente, si sceglie la versione migliore dell’altro gioco multipiattaforma. Ma è difficile che un appassionato di videogames vada sempre a ignorare quel gioco in più in favore della feature aggiuntiva, per questo in fondo è bene che ci sia anche una competizione tra produzioni esclusive.

assassin's creed valhalla
Fonte immagine: screenshot 2duerighe

Se il focalizzarsi troppo sulla grafica è stato un problema dell’ottava generazione videoludica, la nona generazione appena nata potrebbe portare con sé un nuovo problema derivante da qualcosa di molto interessante: le piattaforme di gaming.

Iniziate con Steam, seguite da Epic Games Store, ma anche lo stesso Apple Store; per finire con l’ormai celeberrimo Xbox Game Pass: un abbonamento che per 12,99 € al mese offre un catalogo con centinaia di giochi, tra i quali molti Tripla A, e che offrirà anche le nuove esclusive Microsoft fin dal giorno di lancio sul mercato. Un sistema al quale sembrerebbe far eco anche il nuovo servizio Ubisoft+ dello Ubisoft Store.

Xbox Game Pass è sicuramente il più importante fra questi, essendo anche uno (se non il principale) dei punti di forza di Xbox. Un servizio eccezionale al giorno d’oggi, ma che lascia qualche timore, appunto, per il futuro. Precisamente, per via della politica di Microsoft sulle prossime esclusive.

I titoli Tripla A multipiattaforma arrivano sì su Xbox Game Pass, ma in genere dopo un anno o anche più dal loro lancio sul mercato; logicamente, dopo che i produttori sono rientrati della spesa al punto tale da poter sostenere una fornitura come quella del servizio di Microsoft. Come potrà invece Microsoft sostenere in questo modo le proprie esclusive Tripla A fin dal giorno di lancio sul mercato?

L’azienda di Redmond si limita ad affermare in maniera entusiasta che Xbox Game Pass è assolutamente sostenibile, e che davvero tutte le loro esclusive saranno disponibili su questo servizio fin dal lancio sul mercato, ma c’è sempre quel “non detto” che può essere smentito da ipotesi e fatti.

Innanzitutto, non abbiamo ancora una data per esclusive Microsoft Tripla A su next gen: Xbox Series X è stata lanciata sul mercato lo scorso 10 novembre, ma la prima esclusiva next gen, The Medium, arriverà il 28 gennaio, e dovrebbe essere un videogioco sviluppato con un budget medio. Una delle esclusive Tripla A disponibile al lancio sarebbe dovuto essere Halo Infinite, ma la presentazione fu una delusione, il gioco è stato rinviato al 2021, e lo sviluppo procede in maniera travagliata.

Microsoft ha affermato che anche le produzioni del gruppo ZeniMax Media acquistato da poco saranno disponibili al lancio su Xbox Game Pass, compresi quindi il curioso Starfield e l’attesissimo The Elder Scrolls VI, ma più di qualcuno ha messo in dubbio il fatto che questi videogiochi non approderanno anche su console concorrenti, tra i quali lo stesso Todd Howard di Bethesda. Dopotutto, una prospettiva del genere avrebbe più senso ora come ora, non essendo previsto un aumento del costo di abbonamento a Xbox Game Pass.

A mettere in dubbio la politica di Microsoft è stata proprio Sony, affermando che l’assenza di un servizio simile al Game Pass su PlayStation è dovuto al costo troppo elevato dei loro videogiochi esclusivi, insostenibili con un abbonamento mensile fin dal giorno dell’uscita nei negozi.

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Fonte immagine: screenshot sito ufficiale Xbox

Tutta questa analisi per tornare al punto di partenza: nelle piattaforme di gaming, è ancora il videogioco al centro del medium? Oppure lo è l’intero catalogo del servizio in questione? Un servizio come Xbox Game Pass offre la possibilità di apprezzare tante opere diverse, oppure l’utenza verrà spinta più dall’idea di poter passare da un gioco all’altro (magari aiutati anche dalla nuova funzione del Quick Resume) senza neanche prendersi il tempo di approfondirne uno? Purtroppo, quest’ultima opzione è un rischio, e il timore nasce dai servizi con i quali si potrebbero paragonare le piattaforme di gaming, ovvero le piattaforme streaming per film e serie TV.

Netflix, Disney+, Amazon Prime… Indubbiamente un’offerta allettante la loro, così come indubbio è anche il fatto che su queste piattaforme la quantità sia maggiore della qualità, ma questa politica è ovvia, perché bisogna arricchire un catalogo che costa meno di 15,00 € al mese (e che può addirittura essere diviso in più utenze) e non si può spendere un patrimonio per una singola opera.

Il risultato è che un tempo era: “non so che fare… vediamo cosa trasmettono in TV.” Oggi invece è: “non so che fare… vediamo cosa danno su Netflix.” Questo va poi a inficiare anche sul cinema, dove lo spettatore medio non va tanto per apprezzare l’opera quanto per passare il tempo, con la conseguenza di un’offerta di produzioni più simili a mastodontici prodotti televisivi.

Speriamo che in futuro il mondo videoludico non diventi: “non so che fare… vediamo che giochi ci sono sul Game Pass.”

L’esaltazione del “futile” videoludico

Se fino ad ora l’articolo ha voluto prendersi sul serio, nonostante alcuni concetti esposti in maniera schietta, adesso si passa a una parte dove vuole essere ancor più schietto, perché gli argomenti trattati di seguito conducono sempre a discussioni da mani nei capelli.

L’arrivo di nuove console apre sempre un dibattito su elementi “futili”; elementi che hanno comunque la loro importanza ma non sono, o non dovrebbero essere, considerati fondamentali.

Il design della console, ad esempio, quando la nuova macchina scatena discussioni importanti fin dal reveal. Esiste davvero chi sceglierebbe una console in base al design, come fosse un oggetto d’arredamento? Poi si va a vedere la postazione gaming e magari la terrebbero su un “mobile della nonna” con le mensole incasinate.

Passiamo a un altro elemento hardware decisamente più importante: il controller. L’ergonomia è ovviamente importantissima, ma anche in questo caso capita di assistere a discussioni che lasciano perplessi: a volte sembra che si parli di joypad concorrenti dove uno è comodissimo, mentre l’altro ha il filo spinato intorno all’impugnatura. Possono esserci controller migliori di altri, oppure joypad con pro e contro, ma sfido a dire che al giorno d’oggi ne esista uno pressoché inutilizzabile, considerando che in passato siamo stati abituati a controller peggiori.

Da quest’ultimo argomento può uscire anche qualcosa di più serio: con la PS5 arriva il nuovo controller DualSense, sul quale Sony punta molto e che sta sorprendendo in positivo dopo i primi test, tra nuovi sensori per la vibrazione, trigger adattivi, e feedback aptico. Jason Schreier lo ha definito addirittura l’elemento più next gen visto finora, ma anche lui si pone il dubbio che hanno in molti: quanti videogiochi lo sfrutteranno a dovere? Sicuramente tutte le esclusive PlayStation, ma quanti prodotti multipiattaforma faranno altrettanto?

Inoltre, a me sorge anche un altro dubbio: queste nuove funzioni del DualSense sono davvero qualcosa di sensazionale, oppure restiamo sorpresi semplicemente perché le stiamo provando per la prima volta, esattamente come fu al tempo con la normale vibrazione?

ps5 controller
Fonte immagine: screenshot sito ufficiale PlayStation

Passiamo poi alle “futilità” del software, come il recente confronto tra i tempi di caricamento delle console next gen, il quale mostra un risultato con una media di circa venti secondi di differenza tra i caricamenti delle due macchine. Chissà quante cose si possono fare con venti secondi in più…

E per finire, un grande classico dei dibattiti “futili”: la dashboard. Chiariamo anche in questo caso che l’interfaccia utente è una feature importantissima, ma anche qui le discussioni finiscono tutte con il chiedersi come si fa a preferire un modello di dashboard piuttosto che un altro, ma la risposta è in un’altra domanda: quanto tempo ci si passa nella dashboard di una console? Questo è il motivo per il quale è una funzione importantissima e allo stesso tempo futile, così come futili sono i dibattiti accesi a riguardo. Forse è in questo caso che sarebbe più interessante fare attenzione ai tempi di caricamento.

Vi saluto con quest’ultimo “sfogo” e vi do appuntamento al prossimo numero di “Objection!” Di seguito, come sempre, trovate i link ai numeri precedenti.

N°1: Objection! Discutiamo di Open World

N°2: Objection! Un open world fatto bene – Horizon Zero Dawn

N°3: Objection! Un open world fatto male – Final Fantasy XV

N°4: Objection! Speciale Days Gone

N°5: Objection! Un open world per chi non ama il genere – Marvel’s Spider-Man

N°6: Objection! Gli open world del futuro

N°7: Objection! Final Fantasy VIII non è un capolavoro

N°8: Objection! The Last Of Us è un ottimo Multiplayer

N°9: Pokédex di Galar? Non è la prima volta – “Objection!” a Pokémon Rubino e Zaffiro

N°10: Objection! Death Stranding è il gioco dell’anno

N°11: Objection! Discutiamo di DLC

N°12: Objection! Un’ode a Sekiro e ad altri (i gamers vogliono giocare)

N°13: Objection! Final Fantasy VII è davvero il migliore della saga?

N°14: Objection! The Last of Us Parte II e minacce, ma cos’è il videogioco d’autore?

N°15: Objection! Videogames e social network: la generazione del ‘non va mai bene niente’

N°16: Objection! Crash Bandicoot è il vero Super Mario 3D

N°17: Objection! E se PS5 fosse in vantaggio su Xbox?

 

 

 

 

 

 

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