Objection! Gli open world del futuro

Objection! Gli open world del futuro

Bentornati a “Objection!” La rubrica in cui vengono trattati i videogiochi ed i generi videoludici che più fanno discutere. 

Ultimo numero prima delle ferie e, come promesso fin dall’inizio, ultimo articolo in cui tratteremo gli open world

Iniziai a trattare questo genere videoludico parlando in generale di come, a mio parere, andrebbe strutturato un videogioco di questo tipo, per poi proseguire con altri due articoli riguardanti un esempio positivo (Horizon Zero Dawn) e uno negativo (Final Fantasy XV). 

Infine, ho dedicato un articolo per un suggerimento a chi proprio non ama il genere open world, e ho anche interrotto la linea editoriale prestabilita per uno “speciale” su un open world appena arrivato sul mercato in quel periodo: Days Gone. 

Il 90% della linea editoriale di questa rubrica era già stata programmata negli ultimi mesi dello scorso anno; allo stesso modo sto già lavorando per quando la rubrica riprenderà, sia per i numeri dopo l’estate che per quelli da pubblicare nei primi mesi del 2020.   

Una delle incognite era proprio quest’ultimo numero per trattare gli open world. Partii con un’idea in mente, la quale in realtà fu proprio la scintilla che diede origine alla rubrica; poi però, scrivendo gli altri numeri, ho riflettuto su questo articolo e si sono manifestate altre opzioni. 

Forse quell’idea iniziale era troppo vaga, o forse non era necessaria; forse ho già detto tutto quello che volevo dire sugli open world, o magari c’è ancora tanto da dire ma non vorrei dilungarmi. Perché allora non chiudere le discussioni sugli open world con l’ultimo numero di “Objection!” parlando dei più interessanti videogiochi di questo genere che vedremo sul mercato nei mesi futuri?  

Un open world classico… o forse no?

Stiamo assistendo all’arrivo sul mercato di più di un videogioco ambientato nell’epoca del Giappone feudale, quando fino a poco tempo fa non ne vedevamo uno da anni. 

Stiamo apprezzando Sekiro: Shadows Die Twice, nuova opera di successo di FromSoftware e, soprattutto, di Hidetaka Miyazaki; abbiamo apprezzato Nioh, il Souls-like del Team Ninja che sta anche per ricevere un sequel, ma Ghost of Tsushima potrebbe essere diverso da tutto ciò.

Ciò che differenzia la nuova opera di Sucker Punch Productions con i videogiochi appena citati non è tanto la struttura open world, quanto il fatto di essere un videogioco ambientato nell’epoca del Giappone feudale privo di elementi fantasy

Infatti, da quel poco che si è visto, in Ghost of Tsushima sembrerebbe non esserci niente di soprannaturale, nonostante qualcuno abbia erroneamente interpretato il primo trailer in cui sembrava che il protagonista cambiasse aspetto, quando in realtà si trattava solo di un cambio di scenario durante il trailer. 

Il gioco è ambientato sull’isola di Tsushima ai tempi della prima invasione mongola del Giappone. Il protagonista è Jin Sakai, l’ultimo samurai, e dal video gameplay (risalente ormai all’E3 2018) si potrebbe dedurre che, a parte capacità fuori dal comune che gli permettono di fronteggiare più nemici insieme, non sembrerebbe possedere alcuna capacità sovrumana

Questa caratteristica, a mio parere, si nota specialmente in quella che dovrebbe essere una boss fight, dove il protagonista e l’avversaria si affrontano in un duello con le katane in cui l’area di gioco assume quasi le sembianze di un’arena da picchiaduro. 

Per il resto, il gameplay potrebbe essere paragonabile a quello apprezzato nella serie Batman: Arkham, con il protagonista in grado di avere la meglio fisicamente su più di un nemico, agire in modo stealth e sorprendere velocemente gli avversari, e può anche usare un rampino. 

Non abbiamo avuto altre novità su Ghost of Tsushima dopo l’E3 2018, se non l’annuncio da parte di Sony che uscirà su PS4, così come le altre due grandi esclusive attese per questa generazione di PlayStation. 

Sony negli ultimi anni è stata molto affidabile e non ha sbagliato un colpo, e già con l’annuncio della data di lancio Death Stranding (8 novembre 2019) ha confermato una parte di questa promessa. 

A questo punto, però, è difficile pensare di vedere Ghost of Tsushima sugli scaffali entro quest’anno; probabile invece un arrivo nei primi mesi del 2020, essendo tra l’altro in lavorazione dal 2015.

Si spera di ricevere novità a breve (magari al TGS 2019), ma cos’altro possiamo dedurre nel frattempo da quel poco che sappiamo? 

Io sono pronto a scommettere su un open world fortemente narrativo, essendo la trama basata su un determinato evento storico senza elementi fantasy, e con un gameplay che non dovrebbe permettere particolari abilità né troppi elementi RPG.

Il comparto tecnico e artistico visto fino ad ora è maestoso, e già da questo si poteva dedurre che il gioco sarebbe arrivato sul mercato dopo Death Stranding. 

Il mondo di gioco probabilmente sarà composto dall’isola di Tsushima, o da buona parte di essa per non sforare con i limiti tecnici della PS4: un downgrade è impensabile, anche su questo Sony è stata affidabile negli ultimi anni, nonostante le accuse vane dirette a God of War o il famoso caso della pozzanghera in Marvel’s Spider-Man. 

Trattandosi del Giappone nel 1274, probabilmente useranno l’escamotage di un mondo composto per lo più da terra selvaggia. Nonostante ciò, gli sviluppatori hanno già confermato la possibilità di spostarsi a cavallo e la presenza di NPC e missioni secondarie.

Un videogioco privo di elementi fantasy, dal gameplay immediato e divertente, e fortemente basato sulla narrazione. In un mondo dove spesso i videogiocatori cercano l’originalità, puntare invece su qualcosa di più classico potrebbe risultare la scelta migliore. 

Potremmo però definire Ghost of Tsushima “un open world classico” se dovesse avere davvero queste caratteristiche? In un mercato con open world che offrono tantissime possibilità ai giocatori, al punto da scoraggiare anche per via delle troppe cose da fare nel videogioco in questione, potrebbe essere proprio la semplicità a rendere Ghost of Tsushima un open world “originale”.

Kojima sta per farlo di nuovo?

Hideo Kojima, fondatore di Kojima Production, software house a cui ha giustamente dato il suo cognome reso famoso da una carriera iniziata ben trentadue anni fa, quando iniziò la saga di Metal Gear e si impose come uno dei padri fondatori del genere stealth

Kojima ha fortificato la sua opera in ogni capitolo di Metal Gear, fino ad arrivare al punto di voler uscire dalla sua gabbia dorata e lavorare ad altri progetti. Stava infatti lavorando a un nuovo capitolo di Silent Hill insieme al regista Guillermo Del Toro; il videogioco si sarebbe intitolato Silent Hills e vedeva anche l’attore Norman Reedus nei panni del protagonista.

Nel 2014 fu anche rilasciato il teaser giocabile di Silent Hills denominato P.T. (Playable Teaser), terrificante e apprezzatissimo, ma l’anno successivo nacquero dei contrasti tra Konami e Kojima che portarono alla cancellazione del gioco e alla fine di una collaborazione quasi trentennale. 

Konami in quel periodo stava effettuando un riassetto societario e i progetti di Kojima erano troppo costosi per la loro nuova politica economica. 

Anche Metal Gear Solid V ha avuto più di qualche problema sia nello sviluppo che nel prodotto finale, oltre al fatto che Konami comunicò a Kojima di voler continuare la saga anche senza di lui (cosa che è effettivamente avvenuta l’anno scorso con Metal Gear Survive: uno spin-off multiplayer della saga). 

Kojima stesso ha ammesso di aver subito un duro colpo dalla separazione con Konami, ma il suo nome è sinonimo di garanzia, e a cogliere la palla al balzo è stato chi per un decennio ha potuto contare sull’esclusiva della saga di Metal Gear Solid. 

Kojima riparte così da Death Stranding, nuova IP open world in esclusiva per PS4 per la quale Sony non sembrerebbe aver badato a spese

Infatti, in Death Stranding sono presenti moltissimi personaggi interpretati da attori di cinema e serie TV. Troviamo nuovamente Norman Reedus nel ruolo del protagonista Sam Bridges e un personaggio interpretato da Guillermo Del Toro; l’antagonista principale dovrebbe essere invece Cliff, interpretato da Mads Mikkelsen, il quale è sembrato molto carismatico nell’ultimo trailer, oppure Higgs interpretato da Troy Baker (già doppiatore di Ocelot in Metal Gear Solid V). 

Paradossalmente, dopo anni di immagini e trailer particolarmente criptici, rimane difficile comprendere la trama di Death Stranding anche dopo l’ultimo trailer.

In Death Stranding il mondo è stato sconvolto da misteriose esplosioni ed eventi soprannaturali. Sam Bridges, a quanto pare, viene incaricato dal presidente degli Stati Uniti (ridotti probabilmente a una terra desolata) di ricollegare la Nazione, dirigendosi verso ovest per portare a termine ciò che aveva iniziato Amelie.

Death Stranding viene definito un action-adventure, ma Kojima ha paragonato questa definizione a quando il primo Metal Gear veniva definito un action perché non si conosceva il genere stealth.

Infatti, in quel poco di gameplay mostrato abbiamo visto che in Death Stranding l’azione principale da compiere sembrerebbero essere gli spostamenti: Sam Bridges è soprannominato “porter” (facchino), lo vediamo spostarsi portando un carico sulla schiena che può diventare più pesante e soffrire la fatica del camminare, la quale, come si può dedurre da altre informazioni, dovrà probabilmente essere gestita. Sam ha anche a disposizione una ruota dell’equipaggiamento per piazzare scale, corde, ecc. oltre alla possibilità di spostarsi anche tramite mezzi di trasporto.

Il viaggio di Sam, ovviamente, sarà tutt’altro che una scampagnata. Il pericolo principale deriva dalle misteriose piogge chiamate CA, in grado di accelerare il tempo, facendo crescere le piante velocemente e invecchiare gli esseri viventi fino a ucciderli. 

Inoltre, durante queste piogge si manifestano delle entità soprannaturali invisibili, distinguibili soltanto tramite le loro orme, in grado di captare anche il respiro degli esseri viventi. Per questo Sam ha a disposizione un Bridge Baby in grado di collegarlo con l’aldilà e rendere visibili queste creature.

Se le entità dovessero uccidere Sam, egli si ritroverà separato dal suo corpo in un mondo sottomarino sottosopra, esplorabile per un periodo di tempo equivalente a quello di una schermata di caricamento dopo la morte in un qualsiasi videogioco. Al termine di questo breve periodo, Sam tornerà in vita nel punto in cui era stato preso, ma dovrebbe essere presente un cratere creato da una delle esplosioni citate in precedenza.

C’è dunque la possibilità che il mondo di gioco venga pesantemente modificato? Sarà interessante vedere quanto questi eventi saranno presenti dell’open world. 

Oltre ai pericoli delle CA, Sam dovrà vedersela anche con gli Homo Demens, un gruppo di separatisti (ancora una volta i collegamenti vengono messi al centro dell’attenzione) che riesce addirittura a creare nuovi crateri. Questo probabilmente perché Higgs, che dovrebbe essere il loro capo, sembrerebbe in grado di controllare il soprannaturale, addirittura creando delle CA. 

Abbiamo assistito a un video gameplay dove Sam combatte contro questi nemici agendo prima in modo stealth, per poi darsi alla fuga una volta scoperto e difendersi con il corpo a corpo.

Kojima ha affermato che in Death Stranding si potrà liberamente usare un approccio violento o meno, ma la violenza porterà delle conseguenze, tant’è che ha anche detto di aver convinto l’attrice Lindsay Wagner (interprete di Amelie), contraria ai videogiochi in quanto ritiene che istigano alla violenza, dicendole che sta creando un videogioco che spinge a non usare la violenza. 

Non a caso si può notare la presenza di una dimensione alternativa, probabilmente dell’aldilà, in cui ci si ritrova in uno scenario di guerra. Non ci è ancora dato sapere come Sam entrerà in questo luogo (forse tramite la morte?) ma abbiamo visto che Cliff vi ha invece un certo legame. 

Infine, Kojima ha detto che sarà presente anche la componente online, totalmente opzionale e definita come un’esperienza diversa da ciò che ci si può aspettare in una modalità multiplayer. 

Nel lontano 1987, Hideo Kojima rivoluzionò il genere action creando Metal Gear: starà per fare lo stesso con il genere open world (e non solo) tramite Death Stranding?

CD Projekt RED: ci risiamo

Cos’hanno in comune gli sviluppatori di CD Projekt RED con Hideo Kojima? Anche loro hanno portato un’innovazione nel mondo videoludico. 

Questo è accaduto in tempi più recenti con The Witcher 3, il terzo capitolo di una serie videoludica che si ispira alla saga letteraria di Geralt di Rivia, nata dalla penna dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

The Witcher 3 è un vero e proprio, come piace definirlo a me, “romanzo su disco”. Un videogioco che riesce a proporre una narrazione di altissimo livello, inserendola quasi perfettamente in un open world e nel gioco di ruolo. 

Tramite The Witcher 3, CD Projekt RED ha ridefinito il concetto di side quest, rendendo le missioni secondarie parte integrante della narrazione e non semplicemente qualcosa da fare in alternativa alla main quest.

CD Projekt ha confermato che la saga di The Witcher proseguirà, ma il suo ultimo grande titolo per questa generazione di console sarà Cyberpunk 2077.

Un nuovo RPG open world di un genere completamente diverso: dal fantasy medievale allo stile cyberpunk in un futuro fantascientifico; dalle terre selvagge e le cittadelle alla verticalità e la vita metropolitana di Night City.

Cambia anche la visuale, stavolta esclusivamente in prima persona: più adatta per le sessioni di sparatutto, e per una hub consistente in indicatori facenti parte della visuale del protagonista (in Cyberpunk 2077 tutti, o quasi, gli esseri umani presentano diverse componenti robotiche nel loro corpo). 

Con Cyberpunk 2077 ci si aspetta che CD Projekt RED dedichi la stessa cura all’interazione con il mondo gioco vista in The Witcher 3, anzi è già stato affermato (in buona parte anche mostrato) che questa caratteristica verrà anche migliorata, tramite maggiori opzioni di dialogo con gli NPC, diversi modi per esplorare gli edifici e per affrontare le missioni. 

Il miglioramento più importante, però, dovremmo aspettarcelo dal sistema di combattimento, che in The Witcher 3 è il punto debole, al fronte di un sistema ruolistico che presenta molte proprietà dell’equipaggiamento ma con il moveset di Geralt piuttosto limitato.

In Cyberpunk 2077, invece, il sistema di combattimento sembrerebbe offrire diversi tipi di armi da fuoco ma anche da corpo a corpo, unite a diversi tipi di munizioni, abilità delle armi, potenziamenti, ecc. 

Come se non bastasse tutto ciò, CD Projekt RED ha fatto esplodere il pubblico dell’E3 mostrando un personaggio interpretato nientemeno che da Keanu Reeves.

Il protagonista di Dracula, L’avvocato del Diavolo, Matrix, John Wick, ecc. noto anche per l’essere un VIP generosissimo  che conduce una vita molto umile, si è poi presentato sul palco della fiera di Los Angeles per annunciare la data di lancio di Cyberpunk 2077: 16 aprile 2020.

Infine, è stato confermato anche il doppiaggio italiano, portandoci a sperare che il nostro Luca Ward presti la voce a Keanu Reeves anche in questa occasione.

Game of Souls

La partecipazione di diversi attori (e registi) televisivi e cinematografici in Death Stranding, e quella di Keanu Reeves in Cyberpunk 2077, avvicina forse il medium videoludico a quello cinematografico come mai prima d’ora. 

Se un videogioco è arrivato dunque a essere interpretato da grandi attori, può anche essere scritto da grandi autori letterari. 

È il caso di Elden Ring, nuovo videogioco di FromSoftware che vede un’inedita e incredibile collaborazione tra Hidetaka Miyazaki e George R. R. Martin

Un open world ideato dal creatore dei “Souls” e dall’autore de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, saga letteraria da cui è stata tratta la fortunata serie TV Game of Thrones (“Il Trono di Spade” in italiano).

Conoscendo i due autori, c’è da aspettarsi un mondo di gioco meraviglioso e allo stesso tempo di una sofferenza unica, come si evince già dal teaser trailer e dalle dichiarazioni dello stesso Miyazaki.

Lo stile artistico ricorda molto la saga di Dark Souls, dopotutto sappiamo che Miyazaki è fortemente auto-citazionista, ed è stato lo stesso Miyazaki a definirlo come un’evoluzione naturale di Dark Souls.

Elden Ring si tratta dunque di un action-RPG che torna a puntare molto sulla componente del gioco di ruolo, andando contro il “processo evolutivo” dello stile di Miyazaki che si è spinto più verso l’action in Bloodborne fino a diventare solo action in Sekiro.

Il gameplay è stato paragonato ai titoli FromSoftware dell’ultimo decennio in termini di approccio e difficoltà, ma Miyazaki ha detto che vuole sfruttare lo spazio offerto dall’open world per modificare le meccaniche di gioco. E’ già stato affermato in proposito che ci si potrà spostare a cavallo e combattere in sella.

Come si può rimanere indifferenti poi al pensiero di una narrazione tramite la lore in un open world? La narrazione dei “Souls” ha fatto appassionare tantissimi giocatori (e ha spinto anche le software house nell’ultimo decennio a dare molta più attenzione al level design), inserita in un open world sarà inevitabilmente ampliata. 

Miyazaki ha reso abbastanza bene l’idea paragonando i villaggi di Elden Ring ai luoghi in rovina visitati nei suoi videogiochi. Questa è anche un’idea piuttosto originale per un open world.

Non dimentichiamo infine che George R. R. Martin fa parte del progetto; stiamo parlando di uno scrittore che si è già dimostrato in grado di ideare un ottimo mondo fantasy medievale, anche abbastanza originale nell’intreccio narrativo.

Per non porre limiti alla scrittura di Martin, gli è stato affidato il compito di realizzare una storia antecedente gli eventi in cui si svolgerà il gioco alla quale questi si andranno a ricollegare.   

Sebbene siano state rilasciate molte informazioni riguardo Elden Ring, fino ad ora è stato mostrato soltanto un teaser trailer cinematografico senza nemmeno una data generica. 

Questo potrebbe far pensare ad un gioco per next gen, nonostante dovrebbe ufficiosamente essere rilasciato su PC, PS4 e Xbox ONE. 

Per vedere Elden Ring sull’attuale generazione potremmo avere un paio di carte a favore. La prima è che lo sviluppo del gioco è iniziato subito dopo il rilascio del secondo DLC di Dark Souls III, quindi dopo il 27 marzo 2017. Potremmo supporre un rilascio per settembre/ottobre 2020 prima della next gen, potrebbero farcela quindi con tre anni e mezzo di sviluppo. 

L’altra carta è un rumor secondo il quale Sekiro non avrà un DLC perché FromSoftware vuole concentrare tutti gli sforzi su Elden Ring, e questo potrebbe significare che FromSoftware ha fretta di portare avanti lo sviluppo del gioco, cosa che non si spiegherebbe se si trattasse di un videogioco per next gen. 

Vedremo se verrà mostrato qualcosa nei prossimi mesi, magari al Tokyo Game Show 2019 che si terrà a metà settembre: potrebbe essere l’ideale per FromSoftware mostrare il nuovo titolo davanti ai compatrioti, gli stessi che dieci anni fa spinsero Demon’s Souls al punto tale da diffondere l’opera di Miyazaki in tutto il mondo.  

Il sequel più atteso?

Concludiamo questo ultimo numero di “Objection!” prima della pausa estiva con l’annuncio a sorpresa da parte di Nintendo all’E3 2019: il sequel di The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Un’opera rivoluzionaria, che ha inevitabilmente influenzato anche il genere open world al quale appartiene, sta per ricevere un sequel diretto

I fan hanno immediatamente fatto il paragone con il binomio Ocarina of Time – Majora Mask, dato il paragone lecito tra Breath of the Wild e il leggendario capitolo di Zelda per Nintendo 64, ma anche per questo teaser trailer del suo sequel che mostra i protagonisti in una situazione dal tono “dark”, ricordando così il sequel di Ocarina of Time che rimane tutt’ora il capitolo più oscuro della saga. 

C’è davvero poco da dire su questo gioco, in quanto non conosciamo nemmeno il titolo. Sappiamo solo che si svolgerà nella stessa Hyrule di Breath of the Wild, e dal teaser trailer sembrerebbe che la grafica non si discosterà molto da quella del suo predecessore.  

Tuttavia un sequel diretto di un titolo del genere è sinonimo di garanzia, e c’è da aspettarsi che migliorino tutto ciò che è possibile migliorare: non pensate che The Legend of Zelda: Breath of the Wild sia perfetto, anzi. 

In genere il sequel di un videogioco rivoluzionario non ha lo stesso impatto avuto dal predecessore nel mondo videoludico, ma può comunque essere migliore del primo capitolo

Con questo lungo articolo terminano le discussioni sul genere open world nella rubrica “Objection!”, la quale si interrompe con questo numero per poi riprendere dopo l’estate. Io vi lascio come sempre con i link dei numeri precedenti: 

N°1: Objection! Discutiamo di Open World

N°2: Objection! Un open world fatto bene – Horizon Zero Dawn

N°3: Objection! Un open world fatto male – Final Fantasy XV

N°4: Objection! Speciale Days Gone

N°5: Objection! Un open world per chi non ama il genere – Marvel’s Spider-Man

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