Discutiamo di DLC – Objection!

Discutiamo di DLC – Objection!

Sono stati annunciati recentemente i cosiddetti Expansion Pass per Pokémon Spada e Scudo. In termini moderni, si tratta di DLC che, a detta degli sviluppatori, andranno a ricoprire quello che è stato il ruolo della terza versione nelle prime quattro generazioni di Pokémon (le versioni Giallo, Cristallo, Smeraldo, e Platino).

Una scelta che fa discutere, dopo le critiche mosse al Pokédex di Galar, e quelle mosse all’endgame single player di Pokémon Spada e Scudo: pagare altri 30,00 € dopo appena sette mesi per colmare una lacuna del gioco base?

I DLC sono ormai all’ordine del giorno nel mondo videoludico, così come le critiche del genere che ricevono, ed è proprio di DLC che tratteremo in questo nuovo numero di “Objection!” La rubrica per parlare dei videogiochi e dei generi videoludici che più fanno discutere.

DLC – Pro e contro di un sogno anni ’90

Per lungo tempo, uno dei principali elementi su cui valutare un videogioco è stata la longevità. Una caratteristica di cui si tiene conto ancora oggi in molti casi (ad esempio, il recente Star Wars: Jedi Fallen Order: un ottimo titolo in cui uno dei difetti è la poca longevità e l’assenza del NG+).

In alcune recensioni si poteva addirittura leggere nell’elenco dei difetti di un gioco, che purtroppo prima o poi finisce. Se un videogioco degli anni ‘90, o della prima metà degli anni 2000, possedeva anche un’espansione (ad esempio, Diablo II) in genere era una gran cosa.

Aumentare la longevità e migliorare l’esperienza di un videogioco già ricco di suo, era visto come positivo all’epoca, ed era un sogno il pensiero di nuove console dell’era digitale in cui il collegamento a Internet sarebbe stato un punto fisso, con la possibilità di mettere a disposizione tantissimi DLC per qualsiasi videogioco.

Quello che forse non ci si aspettava, è che la situazione potesse sfuggire di mano.

diablo 2 expansion lod

Effettivamente, qualsiasi videogioco può avere un DLC al giorno d’oggi, il problema è che non sempre troviamo il giusto rapporto qualità/prezzo nei DLC. Peggio ancora sono i casi dove un DLC è un chiaro contenuto tagliato del gioco base, ovvero i casi in cui i contenuti extra vanno a colmare delle mancanze pesantemente criticate.

I DLC si sono dunque rivelati un male abbastanza inaspettato per il mondo videoludico? In realtà, dipende dal contesto in cui vengono inseriti.

In casi come, ad esempio, Dragon Ball Xenoverse 2, i DLC sono giustamente visti in maniera negativa, in quanto il gioco presenta non solo un roster di personaggi con alcune assenze importanti, ma vede addirittura l’intera saga di Dragon Ball Super inserita a furia di season pass.

Al contrario, se il gioco base è già ricco di suo, un contenuto extra a pagamento rilasciato in seguito è ben accetto (ad esempio, il DLC Artorias of the Abyss per Dark Souls).

Eppure, anche nei casi positivi (ad esempio, Dark Souls III) può accadere che i DLC vengano comunque annunciati prima ancora dell’arrivo del gioco sul mercato, e addirittura può anche esserci la possibilità del preordine.

I DLC, dunque, rimangono in ogni caso dei contenuti tagliati del gioco base? Probabile, ma non è necessariamente una scelta da criticare. Innanzitutto, alcuni DLC, anche se programmati, non sono ancora pronti al momento del rilascio del videogioco in questione sul mercato; pretendere di inserirli fin da subito potrebbe richiedere uno slittamento della data d’uscita del gioco.

Inoltre, bisogna sempre ricordare che lo sviluppo di un videogioco ha dei costi: forse quella spesa in più per i DLC non è tanto campata per aria? Forse andrebbe comunque ad aggiungersi alla spesa per il gioco base, anche se i DLC fossero disponibili fin dall’inizio?

Oltre al tempo e ai costi di sviluppo, va considerata anche la programmazione del supporto di un videogioco da parte degli sviluppatori: rilasciare un DLC in seguito, potrebbe spingere l’interesse del gioco verso chi non lo ha ancora acquistato, oppure permettere di scontare con più tranquillità il prezzo del gioco base, magari offrendo anche un bundle contenente un videogioco e tutti i suoi DLC.

dark souls 3 dlc

Infine, c’è da spezzare una lancia a favore anche dei videogiochi incompleti colmati con i DLC, o anche solo con patch gratuite. In questi casi si tratta comunque di errori di programmazione e sviluppo del videogioco, e rimangono criticabili, soprattutto i casi più gravi.

Tuttavia, avere al giorno d’oggi la possibilità che un videogioco mal realizzato possa venir corretto in seguito, ha un lato positivo.

Un tempo, se un videogioco veniva realizzato male, restava certamente irrecuperabile. Al giorno d’oggi, invece, ci sono stati anche casi in cui gli sviluppatori hanno salvato un videogioco disastroso.

Prendiamo ad esempio Final Fantasy XIV: un videogioco rilasciato in una primissima versione oscena, è diventato in seguito un titolo apprezzatissimo, nonché uno degli MMORPG che può permettersi di far pagare un abbonamento per giocare.

Microtransazioni

Un elemento videoludico moderno che sicuramente riceve molte più critiche dei DLC, sono le microtransazioni, ovvero pagamenti con moneta reale di piccoli elementi di gioco, come l’acquisto di un abito alternativo per il personaggio giocante, oppure acquistare la moneta in-game (ad esempio, i FUT Points in FIFA Ultimate Team) con soldi veri.

In un videogioco online, la sola presenza di microtransazioni può creare uno svantaggio, in quanto un giocatore disposto a spendere soldi veri, potrebbe essere avvantaggiato rispetto a chi invece vuole ottenere premi semplicemente giocando.

Un problema che va a intensificarsi quando il gioco spinge verso le microtransazioni, rendendo molto difficile ottenere qualcosa senza spendere soldi veri. Alcuni di questi casi hanno fatto scalpore, come, ad esempio, la critica a Electronic Arts per Star Wars BattleFront II, quando i giocatori scoprirono che sbloccare Darth Vader in-game era davvero impegnativo, al punto tale che conveniva ricorrere alle microtransazioni.

star wars battlefront 2

Potrà sembrare strano, ma anche le microtransazioni possono essere accettate in un videogioco. Bisogna semplicemente far in modo che queste siano davvero una scelta e non una convenienza, evitando, dunque, che le vadano a intaccare la competitività in un videogioco online, o relegare ad esse un’intera feature di un gioco single player.

Rimane comunque la critica dovuta al fatto che un tempo non erano presenti affatto microtransazioni, e si poteva sbloccare qualsiasi elemento del gioco semplicemente giocando, ma bisogna anche ricordare che un tempo i giochi offrivano molti meno elementi rispetto ai titoli attuali.

Non c’è nulla di male se un videogioco dovesse, ad esempio, offrire sedici abiti alternativi sbloccabili per il protagonista, e quattro abiti acquistabili, quando un tempo ne venivano offerti soltanto tre in tutto.

Questo esempio non vuole negare l’esistenza di videogiochi in cui è stato fatto un notevole passo indietro rispetto ai giochi del passato, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio né scadere nel qualunquismo secondo il quale si stava sempre meglio prima.

Io vi lascio come al solito con i link ai precedenti numeri di “Objection!” e vi do appuntamento al mese prossimo.

 

N°1: Objection! Discutiamo di Open World

 

N°2: Objection! Un open world fatto bene – Horizon Zero Dawn

 

N°3: Objection! Un open world fatto male – Final Fantasy XV

 

N°4: Objection! Speciale Days Gone

 

N°5: Objection! Un open world per chi non ama il genere – Marvel’s Spider-Man

 

N°6: Objection! Gli open world del futuro

 

N°7: Objection! Final Fantasy VIII non è un capolavoro

 

N°8: Objection! The Last Of Us è un ottimo Multiplayer

 

N°9: Pokédex di Galar? Non è la prima volta – “Objection!” a Pokémon Rubino e Zaffiro

 

N°10: Objection! – Death Stranding è il gioco dell’anno

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