Objection! Speciale Days Gone

Objection! Speciale Days Gone

Rieccoci di nuovo con “Objection!” La rubrica in cui vengono trattati i videogiochi ed i generi videoludici che più fanno discutere, sia per elogiarli che per criticarli.

Ho voluto iniziare parlando del genere open world, ripetendo più volte che avrei trattato l’argomento per cinque numeri della rubrica.

Ebbene, ho mentito. Gli ultimi due numeri di questi cinque che avevo promesso verranno pubblicati nei prossimi due mesi.

Ho mentito per il semplice motivo che lo scorso 26 aprile è arrivato sul mercato Days Gone, la nuova esclusiva PS4 sviluppata da Bend Studio: come potevo ignorare il videogioco open world che nelle ultime settimane è stato in primo piano nelle ultime settimane?

In questo articolo andremo quindi a vedere com’è strutturata la componente open world di Days Gone, quali caratteristiche propone, ma anche l’inevitabile confronto tra questo gioco e un’altra grandissima esclusiva di Sony: The Last of Us.

Un mondo pericoloso…

Days Gone è ambientato nello stato dell’Oregon, ridotto in rovina da una sorta di apocalisse zombie che sembrerebbe aver colpito il mondo intero.

Gli umani infetti si sono trasformati in creature umanoidi chiamate furiosi (freakers): malandati e sensibili alla luce, ma aggressivi, instancabili, e attratti dalla carne sia morta che viva.

Il protagonista di questa storia è Deacon St. John, un membro di una banda di motociclisti che, insieme al suo amico Bill “Boozer” Gray, lotta per sopravvivere in questa terra ora denominata “Incubo”.

Deacon ha perso sue moglie Sarah due anni prima, quando scoppiò l’epidemia, e il ricordo, la voglia di vendetta, e il tentativo di andare avanti lo accompagneranno in questa sua avventura da randagio, nella quale lui e Boozer cercheranno di sopravvivere consegnando taglie e svolgendo altri incarichi per i vari accampamenti dei quali hanno deciso di non fare parte.

I pensieri di Deacon sono rivolti anche alla N.E.R.O, l’organizzazione medica che avrebbe dovuto proteggere il mondo (tra cui Sarah, che Deacon aveva affidato alla N.E.R.O dopo che era stata ferita gravemente) dall’invasione dei furiosi e che ha fallito, ma sembrerebbero esserci ancora dei segreti riguardo quest’organizzazione.

Un’esclusiva PS4 che presenta un mondo afflitto da una sorta di apocalisse zombie porta inevitabilmente il paragone con The Last of Us, ma Days Gone, pur prendendo qualche spunto, è parecchio diverso dal capolavoro di Naughty Dog.

La prima similitudine con The Last of Us sta nella componente di gameplay riguardante le risorse limitate quali le poche munizioni, le armi corpo a corpo che si rompono, e la raccolta di oggetti per creare nuove armi e medicinali. A queste viene aggiunta la gestione della moto, con la quale è possibile spostarsi liberamente nell’Incubo: la moto può essere danneggiata e necessita l’uso dei rottami per venire riparata, e soprattutto consuma carburante che può essere rifornito solo trovando le taniche di benzina o le stazioni di servizio abbandonate, oppure acquistandolo negli accampamenti.

Un’altra similitudine sta senza dubbio nella natura del pericolo principale, trattandosi di una storia zombie post-apocalittica, ma i furiosi sono diversi dagli infetti di The Last of Us. Infliggono un bel danno, soprattutto giocando alla massima difficoltà, ma combatterne un piccolo gruppo anche nel corpo a corpo è fattibile. Questo fattore è dovuto anche alla trama, in quanto i furiosi uccidono e divorano gli esseri umani, ma le ferite inflitte non trasmettono l’infezione, al contrario di The Last of Us dove un singolo morso di un clicker porta, per ragioni di trama, al game over.

Per controbilanciare questo fattore, i ragazzi di Bend Studio hanno pensato di aumentare il numero di furiosi in alcune occasioni. Sto parlando delle orde: decine e decine di furiosi che si muovono in gruppo. Farsi scoprire equivale a ritrovarsi inseguiti da una folla di questi esseri mostruosi pronta a travolgere il nostro Deacon.

Per combattere un’orda è necessaria una buona strategia, ad esempio colpire di nascosto i furiosi che si separano ogni tanto, o usare le armi esplosive a distanza restando nascosti, oppure sfruttare il terreno di scontro: in genere ci sono trappole ed esplosivi dove passa un’orda, ma la si potrebbe anche sfruttare, ad esempio, per devastare un campo di predoni e poi rifugiarsi nel loro bunker.

In ogni caso, Days Gone è molto più improntato all’action rispetto a The Last of Us: le cure sono molto più veloci, il coltello è indistruttibile, si può schivare in rotolata, ecc.

L’ultima similitudine con il titolo di Naughty Dog sta nel fatto che il pericolo non viene soltanto dai furiosi, anzi questi ultimi sono forse vittime quanto gli umani sopravvissuti. Il pericolo viene anche e soprattutto dagli umani che cercano di andare avanti in un mondo dove non esiste più la civiltà, e si potranno quindi incontrare predoni che, a differenza di chi vive negli accampamenti, sopravvivono tendendo agguati a chi si avvicina ai territori da loro occupati; oppure la setta dei Ripugnanti, che rapisce e tortura le vittime seguendo uno strano credo (e assumendo droghe).

Persino la vittoria di uno scontro può risultare pericolosa: i rumori forti e i cadaveri possono attirare gli animali selvatici e i furiosi nelle vicinanze.

Per sopravvivere al mondo di Days Gone è bene essere preparati, a partire dall’orario e dal meteo: i furiosi soffrono la luce, saranno più numerosi durante le ore notturne e anche durante le piogge. Possono anche essere momentaneamente infastiditi usando la luce della torcia.

Tuttavia, i furiosi si rifugiano anche nei nidi, creati con rovi e stracci accumulati all’interno di edifici abbandonati, che possono essere distrutti con il fuoco ma saranno anche più popolati durante le ore diurne. Ripulire le aree infestate dai nidi fa parte delle quest secondarie.

Le risorse sono fondamentali in quanto limitate. Innanzitutto è bene far attenzione al consumo del carburante con la moto, andando a folle quando è possibile e facendo rifornimento ogni volta che ci si ferma: ci sono sempre delle taniche nelle aree edificate abbandonate, negli accampamenti dei predoni e nei presidi della N.E.R.O.

Gli accampamenti ospitali sono i luoghi dov’è più facile procurarsi le risorse, in quanto vi si possono acquistare armi, carburante, e riparazioni per la moto. Inoltre, in base all’accampamento si possono ottenere diversi servizi in più, ad esempio c’è chi può fornire armi migliori e chi invece permette di migliorare le prestazioni e l’estetica della moto.

Per migliorare questi servizi è necessario aumentare la fiducia degli accampamenti nei confronti di Deacon. Per fare questo si possono consegnare gli orecchi mozzati dai furiosi morti come taglie, oppure consegnare piante e carni di animali selvatici nelle cucine, o ancora catturare persone sulle quali è stata messa una taglia.

Deacon, oltre alla fiducia, sfruttando queste funzioni otterrà anche crediti da poter spendere negli accampamenti. Spesso gli accampamenti forniscono anche missioni della main quest, le quali vengono pagate bene sia con i crediti che con l’aumento di fiducia.

È possibile anche dormire negli accampamenti per far trascorrere il tempo. Quest’opzione diventerà disponibile anche negli accampamenti sottratti ai predoni.

…che non si inventa niente di nuovo

Dal concept fino al gameplay, probabilmente Days Gone non propone davvero niente che non sia già stato visto in un altro videogioco.

Abbiamo già parlato delle similitudini con The Last of Us, ma nel nuovo titolo di Bend Studio ho trovato diversi elementi appartenenti proprio ai videogiochi open world.

A partire dalla cosiddetta modalità sopravvissuto, terribilmente simile al sistema per seguire le tracce visto in Red Dead Redemption II, ma anche all’impulso Animus degli ultimi Assassin’s Creed che permette di individuare gli oggetti che si possono raccogliere o con i quali si può interagire.

Da Assassin’s Creed potrebbero aver preso anche la possibilità di nascondersi nei cassonetti per sfuggire ai furiosi; rimanendo invece sul paragone con Red Dead Redemption II, il colpo concentrato che permette di rallentare il tempo durante la mira, ricorda il Dead Eye che nel capolavoro di Rockstar Games ha la stessa funzione.

Infine, si sa che i first e second-party di Sony, in genere, hanno sempre lavorato a stretto contatto tra di loro fin dai tempi della prima PlayStation, perciò non è un peccato pensare che il sistema di rumore e di visibilità di Deacon e la possibilità di nascondersi nei cespugli siano stati presi da Horizon Zero Dawn.

Persino in Radio Free Oregon si potrebbe notare un riferimento al programma radiofonico di J. Jonah Jameson presente in Marvel’s Spider-Man.

Tutto questo non significa che Days Gone non si tratti comunque di un titolo valido, anzi. Io da sempre sostengo, come scritto anche in uno dei miei articoli precedenti, che “originale” non è per forza sinonimo di “migliore”, e che l’importante di un gioco non è tanto l’originalità quanto il fatto che venga ben realizzato, cosa che, a mio parere, è avvenuta con Days Gone.

Riguardo, ad esempio, il genere videoludico che ho voluto trattare fino ad ora in questa rubrica, posso dire che Days Gone rispecchia le “famose” caratteristiche, trattate nel primo numero della rubrica, per un open world ben realizzato.

Il mondo di Days Gone è coerente con la storia raccontata, le missioni principali non sono quasi mai una lotta contro il tempo, e quando lo sono diventano obbligatorie, mentre quelle secondarie sono sparse lungo il tragitto o nei pressi degli obiettivi della main quest.

Il mondo di gioco è pieno di cose da fare anche liberamente, dalla disinfestazione dei nidi di furiosi alla riattivazione della corrente nei presidi della N.E.R.O, passando per l’assalto agli accampamenti dei predoni e dei luoghi occupati dai Ripugnanti. Non mancano, infine, eventi casuali durante gli spostamenti.

I furiosi sono ben inseriti nel mondo di gioco, tra nidi, orde, la sensibilità alla luce che gli fa rispettare le ore del giorno e i cambiamenti meteorologici; l’odore del sangue che li rende attratti dai cadaveri dei nemici uccisi (anche cadaveri di altri furiosi); l’attrazione verso i rumori che potrebbe farli accorrere in caso di sparatorie, o con la riattivazione di vecchi altoparlanti, o addirittura con il suono dell’antifurto di un automobile. I furiosi possono essere individuati persino con la presenza di uccelli che tendono a volare in alto sopra l’area occupata dai loro nidi.

Non è The Last of Us

Il timore riguardante Days Gone era che si trattasse di un “The Last of Us open world” o un “The Last of Us con la moto.” Timore tipico del giorno d’oggi, dovuto per lo più al pregiudizio e in minor parte al fatto che ormai in qualsiasi gioco viene sempre visto qualcosa di The Last of Us (e ancor più di Dark Souls) anche quando nel titolo in questione non c’è affatto questa evidenza.

Stavolta, però, il timore era dovuto anche a una campagna promozionale non impeccabile da parte di Sony, tra poca pubblicità negli eventi, un rinvio dell’uscita, e l’aver fatto provare alla stampa una build più vecchia rispetto al punto in cui si trovavano con lo sviluppo in quel momento.

Il paragone con The Last of Us resta inevitabile per ovvi motivi e ne abbiamo parlato in precedenza, ma Days Gone non è The Last of Us e non è un’esclusiva inutile come si temeva.

Al di là della sua natura open world, l’Oregon di Days Gone è per lo più terra selvaggia a differenza dell’ambientazione di The Last of Us, e la paura nei confronti dei furiosi, come già detto all’inizio dell’articolo, è dovuta alla loro aggressività e al loro numero elevato piuttosto che a un rischio biologico.

Deacon è un protagonista più pratico nell’azione rispetto a Joel, nonostante siano passati appena due anni dall’invasione dei furiosi contro i venti trascorsi dall’inizio della piaga in The Last of Us; vuoi per la natura più action del titolo o per il fatto che Deacon è sempre stato abituato a una vita abbastanza selvaggia.

Anche la psicologia dei personaggi sembrerebbe essere diversa: Deacon è accompagnato in maniera molto più evidente dai ricordi della sua vita passata con Sarah e dalle sensazioni negative causate dalla sua morte: l’odio per i furiosi che l’hanno uccisa e per la N.E.R.O che non l’ha saputa proteggere; la difficoltà ad andare avanti e la voglia di scoprire la verità.

Tuttavia, c’è da dire comunque che Days Gone non è The Last of Us anche in senso negativo, perché nonostante le differenze che riducono al minimo il paragone tra i due titoli, la storia di The Last of Us è decisamente più potente in ogni singolo momento del gioco.

Nonostante il capolavoro di Naughty Dog punti più sul presente della sua storia e non tanto sui “giorni andati” da cui prende titolo il gioco di Sony Bend, The Last of Us colpisce al cuore il giocatore facendogli vivere la tragedia.

L’ambientazione cittadina, i documenti ritrovati, così come la curiosità di Ellie che è nata dopo lo scoppio dell’epidemia, permettono da soli di mostrare la sofferenza delle vittime di un disastro planetario iniziato vent’anni prima e di farsi prendere dal malessere che proverebbe Joel nel ricordare il mondo com’era un tempo.

Inoltre, la componente survivor del gameplay rende molto meglio in The Last of Us, dove armi, munizioni e risorse sono meno facili da recuperare rispetto a Days Gone, dove nemmeno il coltello è indistruttibile, e dove gli infetti sono molto più pericolosi.

Con quest’ultimo confronto tra Days Gone e The Last of Us termina lo “speciale” di “Objection!” Vi do appuntamento tra un mese per il prossimo numero della rubrica, nonché il penultimo riguardante il genere open world, e vi lascio come sempre i link ai numeri precedenti:

N°1: Objection! Discutiamo di Open World

N°2: Objection! Un open world fatto bene – Horizon Zero Dawn

N°3: Objection! Un open world fatto male – Final Fantasy XV

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