Migranti e porti chiusi: vite allo stremo in balia della propaganda

Migranti e porti chiusi: vite allo stremo in balia della propaganda
Fonte immagine: AgenSIR

Le vite migranti ai tempi dei ‘porti chiusi’

Fin dal Medioevo l’acqua è stata simbolo di incertezza, rappresentava ‘quel che porta via’. Il mare era insieme mistero, fascino e strumento di confinamento. Le primissime forme di esilio avvennero attraverso il mare: i lebbrosi e i pazzi venivano imbarcati su battelli, traghettati verso l’ignoto e lasciati su sponde di fortuna. L’acqua che porta via, il mare che fa scomparire nel suo continuo scorrere, nel suo continuo avanzare e indietreggiare.

Ancora nel XXI secolo il mare è luogo di trattenimento e di confinamento. Oggi però è un confinamento palese, sotto gli occhi di tutti. Si tratta di trattenere per allontanare, di trattenere con clamore per propagandare.

Oltre gli schieramenti politici, c’è un dato di fatto innegabile e disumano: vite appese, ferme, in attesa dello sbarco. In attesa della terra ferma, mentre continuano ad ondeggiare. In balia della propaganda. Sono persone ferme, affamate e stanche, bloccate in un luogo di incertezza, senza risposte e senza dignità.

Un migrante a bordo della Sea Watch 3, il 24 dicembre

Sono i capri espiatori di una miseria che non hanno contribuito a creare, ma di cui si limitano a subire le atrocità. Eppure sono loro che, fermi sotto gli occhi di tutti, servono benissimo la logica del capro espiatorio. Eppure sono loro lo stigma della colpevolezza di un’Europa persa e silente che continua a fare propaganda, sacrificando vite. Si parla di migranti, di immigrati, di profughi, di clandestini e irregolari ma sono vite.

49 vite migranti a bordo della Sea Watch e Sea Eye sono bloccate dal 22 dicembre in mezzo al Mediterraneo – in acque maltesi – da troppi giorni, ormai 17, mentre aspettano che paesi stranieri in lite tra loro decidano se sia il caso o no di aprire le coscienze insieme ai porti.

Sulle navi: persone sofferenti e ammassate per troppi giorni

La situazione ormai è diventata invivibile e precaria, sicuramente a rischio. Qualche giorno fa, il 4 gennaio, uno dei 32 naufraghi a bordo della Sea Watch 3 si è gettato in acqua cercando di raggiungere Malta a nuoto.

Fonte immagine: Il Messaggero
Il migrante che si è gettato in mare per raggiungere le coste maltesi a nuoto.

Dalle dichiarazioni della portavoce della Ong Sea Watch, Giorgia Linardi, e il medico di bordo, Frank Doerner, emerge un quadro di disagio troppo elevato per essere protratto ancora.

«È una situazione che potrebbe degenerare all’improvviso. Siamo molto preoccupati, perché temiamo che da un momento all’altro possa succedere qualcosa. E non possiamo continuare così se non per pochi altri giorni. I migranti, tra cui tre bambini, stanno mostrando resistenza e pazienza. Ma ci sono segnali che potrebbero far temere atti di autolesionismo. Vediamo il loro umore cambiare durante la giornata. Il livello di stress sta aumentando».

Come ricorda il medico Frank Doerner queste persone convivono con importanti eventi traumatici già al momento del soccorso in mare «e il fatto che le risposte non arrivano, diventa motivo di altro stress. Le onde e il cattivo tempo stanno aumentando e ingigantiscono ancora di più i problemi di queste persone. È una situazione sfinente».

All’interno della nave Sea Watch 3

La proposta di Di Maio di accogliere donne e bambini non è da considerarsi credibile, affermano, poiché subito smentita dall’altro vicepremier leghista, ma noi «abbiamo bisogno di una riposta chiara, adesso. Anche in supporto alla dichiarazione della sicurezza nei porti è del sistema di distribuzione equa dei migranti».

Anche l’alimentazione a bordo delle navi non è adeguata, soprattutto per i bambini – di cui uno è di appena un anno – perché consiste quasi esclusivamente in riso e fagioli. Si soffre la carenza di acqua e le persone sono costrette a stare ammassate una sull’altra.

Fonte immagine: Tgcom24
All’interno della nave Sea Watch 3

Nicole, il medico di bordo della nave “Professor Albrecht Penck” della ong Sea Eye, con 17 migranti a bordo, fa sapere che «le notti a bordo sono particolarmente difficili perché non abbiamo coperte a sufficienza. Non riusciamo a dare a tutti una sistemazione appropriata. Non sappiamo quanto dureranno i viveri a bordo, per questo è importante che ci venga assegnato un porto sicuro che possa accogliere queste persone», che si espongono ogni giorno di più al rischio di contrarre malattie.

L’appello di Papa Francesco alla “concreta solidarietà”

Durante l’Angelus di ieri Bergoglio ha espresso il suo appello ai leader politici europei, chiedendo soccorso per i 49 migranti in mare: «Da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone».

Un appello in perfetta sintonia con quanto dichiarato da Francesco qualche giorno fa in merito ai cristiani ipocriti. “Meglio atei che cristiani ipocriti” ha affermato il Papa alla prima udienza generale del nuovo anno. «Le persone che vanno in chiesa, che stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente sono uno scandalo: meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani».

L’appello di Bergoglio era già stato anticipato dalla Cei (Conferenza Episcopale Italiana), tramite i vescovi Guerino Di Tora e Antonio Staglianò. Il primo, presidente nazionale della Fondazione Migrantes, aveva sottolineato il compito dei cristiani: «come cristiani non possiamo rinunciare mai all’accoglienza». Il secondo, delegato Cei per la Sicilia, auspicava «una pronta soluzione umanitaria» per le persone bloccate sulle due navi ong, vittime di «un dramma che chiede un’urgente risposta umana, confidiamo che i governanti d’Europa e della nostra Italia ci ascoltino».

La divisione del governo

Non sembra levarsi nessun commento riguardo le parole di Bergoglio dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, benché passi del Vangelo e citazioni di Santi e Papi costituiscano buona parte del suo repertorio retorico durante i comizi, come testimonia l’intervento a piazza del Popolo dell’8 dicembre.

Se Di Maio, fiancheggiato dal premier Conte e dal presidente della Camera Roberto Fico, si dice disposto ad accogliere donne e bambini, la risposta dell’altro vicepremier leghista è stata perentoria: «Giusto che Di Maio parli. Benissimo che parlino pure Fico e Di Battista e che si discuta tra di noi e con il premier Conte, ma in materia di migranti quello che decide sono io». Eppure Di Maio ha voluto precisare che «a Salvini nessuno vuole togliere il potere, ma questa è una decisione che prende il Governo intero».

Anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli è intervenuto, dichiarando: «non ho emanato alcun decreto di chiusura dei porti perché non serve, non essendo alcun porto italiano interessato alle operazioni. Nessuna autorità di sistema portuale italiana può arrogarsi prerogative che travalicano le sue funzioni amministrative. Darò mandato alle strutture del mio ministero di valutare eventuali accertamenti di natura disciplinare».

Il braccio di ferro tra le forze della maggioranza sembra comunque gestito da Salvini: ancora porti chiusi, no all’accoglienza e donne e bambini bloccati sulle navi da 17 giorni. Infatti nonostante le precarie e difficili condizioni di vita denunciate in questi giorni dal personale delle ong interessate, Salvini – rispondendo anche al loro attacco: “L’Italia non è Salvinia” – ribadisce che i porti «sono e rimarranno chiusi per chi non rispetta le leggi» e che l’Italia accoglierà zero migranti.

Secondo il ministro dell’Interno, la nave “Prof Albrecht Penck” della ong Sea Eye, una delle due ferme vicino alle coste maltesi con 17 migranti a bordo, «ha violato una delle più logiche ed elementari regole per il soccorso delle persone in mare. Nonostante avesse ricevuto un’indicazione ufficiale dalla guardia costiera di Tripoli, che stava per intervenire e quindi chiedeva alla ong di restare ferma aveva deciso di disobbedire, caricare a bordo gli immigrati e fuggire».

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L’accoglienza contingentata di Conte

Sembra, dal Corriere della Sera, che durante questo fine settimana il premier Conte abbia maturato la decisione di accogliere in Italia una quindicina dei 49 migranti bloccati vicino alle coste maltesi. Insieme alle donne e ai bambini dovrebbero scendere anche i mariti, così da non dover dividere i nuclei familiari. L’accoglienza contingentata di Conte avrebbe luogo soltanto nel caso in cui Malta si facesse carico dello sbarco dei restanti migranti.

In merito all’operato di Conte, Di Maio ha commentato: «Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia. Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un’Europa che si gira dall’altra parte per non vedere. Ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di Stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese».

Sull’iniziativa di Di Maio è intervenuto anche Roberto Fico che la considera «un segnale importante, ma allo stesso modo credo fortemente che l’Italia non debba essere lasciata sola. Non possiamo permettere che vengano lasciati in condizioni inaccettabili degli esseri umani che fuggono da dolore, morte e sofferenza. La nostra civiltà si misura da questo».

Il rifiuto di Malta e l’accoglienza senza seguito della Germania

Il premier maltese Joseph Muscat è intenzionato a non creare un precedente: i 49 migranti non potranno sbarcare nei porti maltesi perché – ha dichiarato in un’intervista a One Radio – “il governo deve trovare un equilibrio tra protezione di vite umane e proteggere Malta e la sua sicurezza, evitando che siano minacciate”.

Ha ribadito che Malta non può diventare il luogo di sbarco di tutti i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie che altri paesi non vogliono accogliere, e che sono in corso discussioni con l’Unione europea per trovare una soluzione.

Inoltre Muscat, riferendosi all’Italia, ha puntualizzato che alcuni paesi cercano di «mostrare quanto siano duri, chiudendo i propri porti», dimenticando che Malta, la scorsa settimana, ha accolto 249 migranti.

Da sabato, invece, media e giornali hanno iniziato a riportare la disponibilità della Germania ad accogliere i profughi, nel caso in cui si realizzasse una distribuzione europea bilanciata, ma ad oggi mancano ancora i fatti pratici.

La ribellione dei sindaci

I sindaci di Palermo e di Napoli ribadiscono che i porti delle loro città sono aperti e pronti all’accoglienza, allungando ancora la lista dei dissensi al decreto sicurezza del ministro Salvini.

Alle polemiche in merito all’impossibilità di far iscrivere all’anagrafe gli stranieri richiedenti asilo e di concedere la residenza a immigrati con permesso di soggiorno, si è aggiunta prima la volontà del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, di ricorrere alla Consulta, e poi il dissenso per i porti chiusi.

In risposta al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che il 3 gennaio dichiarava di essere pronto ad accogliere i migranti della Sea Watch 3, Salvini ha rivendicato la sua autorità decisionale: «i porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini».

Il sindaco De Magistris in un’intervista a Radio Crc ha paragonato i comportamenti dei leader politici italiani e europei «a quelli dei trafficanti di esseri umani», dichiarando che «lasciare persone e bambini in mezzo al mare con il gelo e la tempesta è qualcosa di indegno, criminale. Sarebbero tanti i modi per apostrofare i governanti del mondo e quelli italiani che per un po’ di propaganda politica passeranno alla storia per quelli che hanno fatto morire persone in mare».

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