I migranti della Diciotti, l’ennesima ridistribuzione infondata

I migranti della Diciotti, l’ennesima ridistribuzione infondata
©The Social Post

Passato lo stallo della Nave Diciotti, siamo in attesa del prossimo. Anzi, forse è già arrivato: sembra che i migranti della Diciotti non possano essere trasferiti in Albania e anche coloro che verranno accolti nelle strutture impegnate dalla Cei manterranno il diritto di essere inseriti in qualunque momento nel sistema pubblico italiano al pari di qualsiasi altro richiedente. Lo spiega l’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) in queste ore.

Tanto rumore per niente: riformare la Convenzione di Dublino o mantenere fede ai compiti e ai doveri di paese di primo soccorso, come è l’Italia, previsti dal trattato stesso. Non si danno altre vie d’uscita.

Ma procediamo con ordine: dopo una settimana di confusione e incertezza, Irlanda, Albania e Cei decidono di accogliere i migranti della Diciotti. I primi due si faranno carico di una ventina di persone ciascuno, la Conferenza Episcopale Italiana degli altri. Ma quali risultati ha prodotto il blocco della nave?

Non esiste alcun accordo internazionale che preveda la ridistribuzione immediata dei migranti, prima ancora che questi siano scesi dai mezzi di soccorso, tanto meno che ne regoli i trasferimenti nei termini in cui stanno avendo luogo.

Eppure si è già passati agli ultimatum nei confronti dell’Ue. È il premier Conte ad intimare, tramite Facebook, «siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione. A queste condizioni, l’Italia non ritiene possibile esprimere adesione a un bilancio di previsione che sottende una politica così incoerente sul piano sociale. L’incontro a Bruxelles in tema di immigrazione, che si è concluso con un nulla di fatto, non è una sconfitta dell’Italia, come qualcuno superficialmente ha scritto. È una sconfitta dell’Europa».

Salvini, che intanto conferma l’incontro con il presidente ungherese Orbán, «c’è un bilancio che dovranno approvare all’unanimità? Il voto dell’Italia non c’è e non ci sarà».

Anche Di Maio minaccia di tagliare i fondi all’Ue, citando una cifra esagerata e sbagliata rispetto a quella reale (12 miliardi, nel 2017): «non siamo più disposti a dargli 20 miliardi all’anno».

150 migranti della Diciotti bloccati, mentre ne arrivavano altri 277

Troppa propaganda per scarsi risultati: sono i numeri a stabilirlo. I migranti della Diciotti hanno funzionato da specchietto per le allodole: mentre per una settimana intera non si è parlato d’altro se non del blocco della nave al porto di Catania, senza far rumore o clamore sono sbarcate altre 277 persone sulle coste italiane, come riportano i dati statistici emessi dello stesso ministero dell’Interno.

Si tratta per lo più di migranti arrivati a bordo di piccole imbarcazioni, sulle coste della Sicilia, della Calabria e della Puglia, per quanto il numero stia diminuendo rispetto allo scorso anno, quando nello stesso periodo sbarcarono quasi 800 migranti.

A intraprendere questi viaggi su piccole imbarcazione sono pakistani, iracheni e iraniani, che partono dalla Turchia, ma anche, con barchette di legno, dalla Tunisia o dall’Algeria.

Il 16 agosto, al largo di Santa Maria di Leuca, in Puglia, la Guardia di Finanza ha intercettato due barche di piccole dimensioni che avevano a bordo 24 migranti iraniani, pakistani e curdi. Altre 34 persone, originarie di Iran e Iraq, sono state trovate a bordo di una barca a vela, sempre in Puglia. E il 21 agosto a Crotone, in Calabria, una barca a vela con 56 persone a bordo, quasi tutte pakistane, si è incagliata tra gli scogli.

I migranti

Dopo i minori, sono scesi dalla nave in 17: 11 donne che lamentavano le sevizie e gli stupri nei lager libici e 6 uomini con malattie varie, dalla scabbia al sospetto di tubercolosi. Lo sbarco completo è avvenuto la notte tra il 25 e il 26 agosto.

143 persone sono state condotte nell’hotspot di Messina, ossia un’ex caserma del rione Bisconte, in attesa di essere trasferiti.

Quattro migranti, tre egiziani e un bangladese, facenti parte del gruppo dei migranti della Diciotti, sono stati fermati dalla Polizia perché sospettati di essere scafisti.

Ai quattro indagati vengono contestati associazione a delinquere finalizzata alla tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenza sessuale e procurato ingresso illecito.

Le trattative con la Cei

«La Chiesa italiana garantirà l’accoglienza ad un centinaio di migranti della nave Diciotti. L’accordo con il Viminale è stato raggiunto per porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni. I dettagli verranno definiti nelle prossime ore», a comunicarlo è Don Ivan Maffeis, direttore dell’ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. Dai prelati fino alle parrocchie e alle associazioni cattoliche come la Caritas, la Chiesa si farà carico di accogliere i migranti della Diciotti.

Le trattative fra Viminale e vescovi italiani si sono protratte per alcuni giorni, Salvini ha ringraziato e ha tenuto a precisare di aver aperto personalmente questa strada, «mentre mi insultavano». In realtà la decisione di accogliere una parte dei migranti è stata ispirata anche dal lavoro del premier Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero.

Il portavoce dei vescovi fa anche sapere, però, che «noi abbiamo avanzato alcune ipotesi, tra cui quella di una prima accoglienza in qualche luogo adeguato e poi di una ridistribuzione».

Forse alla stregua di quanto dichiarato, in merito alla nave Diciotti, anche da Bergoglio sul volo di ritorno da Dublino: «Accogliere lo straniero è un principio morale. Ma è un accogliere ragionevole, per questo bisogna coinvolgere tutta l’Europa. L’integrazione è la condizione per accogliere e ci vuole la prudenza del governante su questo, per accogliere quanti possono essere integrati e se non si può integrare è meglio non ricevere». Pur avvertendo sui rischi del ‘mandare indietro’: «Ho visto in un filmato registrato di nascosto dove si vede ciò che succede a coloro che vengono rimandati indietro e che sono ripresi dai trafficanti. È doloroso: le donne e i bambini sono venduti, ma gli uomini ricevono le torture, le più sofisticate. Prima di rimandarli indietro, si deve pensare bene, bene, bene».

L’Albania non può accogliere, ma vuole entrare nell’Ue

Non potendo considerare l’intervento dell’Albania comunitario, lo si può intendere come un intervento umanitario? Oppure come una prova da far valere nei negoziati fra Albania e Ue, aperti lo scorso giugno e mediati da Italia e Germania, per l’ingresso del paese nella comunità?

Partiranno, infatti, nel giugno 2019 le trattative di adesione all’Unione europea per Albania ed ex repubblica jugoslava di Macedonia.

Secondo l’ASGI, i migranti della Diciotti non potrebbero essere trasferiti in Albania, precisando che “eventuali trasferimenti” in Albania «potranno avvenire solo per effetto della libera scelta del richiedente. Tutti i migranti arrivati in Italia hanno diritto a chiedere asilo ai sensi dell’art. 10, 3° comma della Costituzione e hanno diritto di essere informati ai sensi dell’art. 8 direttiva 2013/32/UE e degli artt. 10 e 10bis D. Lgs. 25/08 sulla possibilità di proporre domanda di protezione internazionale in Italia». Anche i migranti “affidati alla Cei” restano sul territorio nazionale e, «qualora propongano domanda di protezione, hanno diritto di essere inseriti nel sistema pubblico di protezione al pari di qualsiasi altro richiedente, la procedura di esame della domanda dovrà svolgersi in Italia, quale Paese di primo arrivo».

«Felici di dare una mano all’Italia», ha annunciato Tirana, mentre sono “in stato avanzato” le trattative con Serbia e Montenegro, che potrebbero ospitare qualche decina di persone.

Moavero: «Ringrazio l’Albania, l’Irlanda e i vescovi italiani per l’aiuto: da loro un gesto di solidarietà e amicizia». Ringraziamenti anche dal leader leghista: «È accaduto qualcosa di miracoloso, una parte degli immigrati saranno accolti dall’Albania. Il governo albanese si è comportato meglio di quello francese».

Salvini, “nessun magistrato pensi di potermi fermare con un’inchiesta”

Brinda a chi gli vuole male Salvini – “Sempre più determinato a difendere gli italiani, un brindisi a chi indaga, insulta o ci vuole male!” – che a Libero dichiara: «Io ho fatto solo il mio lavoro di ministro e sono pronto a rifarlo. Per il resto mi spiace per il procuratore di Agrigento. Penso che con tutti i problemi che ha la Sicilia, la priorità non sia certo indagare Salvini. Ho agito per difendere i confini del mio Paese. E se questo è il prezzo da pagare, ok. Ma nessun magistrato pensi di potermi fermare con un’inchiesta».

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è ufficialmente indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale, insieme al capo di Gabinetto del Viminale. Secondo i magistrati, avrebbero privato illegalmente della libertà personale i profughi soccorsi dalla nave Diciotti.

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