Si al Decreto Salvini, minacce dalla Francia e la reprimenda del Lussemburgo

Si al Decreto Salvini, minacce dalla Francia e la reprimenda del Lussemburgo
©La Voce dell'Isola

Ieri 24 settembre il consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Salvini in materia di sicurezza e immigrazione: il “decreto più condiviso”, come lo ha definito il vicepremier leghista, perché approvato all’unanimità.

Il decreto è composto da tre parti fondamentali: la prima riguardante la riforma del diritto di asilo e della cittadinanza, la seconda si occupa di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e la terza incentrata sull’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo ha definito un “sistema di riordino e di revisione per una più efficace disciplina”. Eppure Maurizio Martina, segretario del Pd, ha espresso fin da subito forti titubanze in merito all’efficacia del decreto: «Con il decreto Salvini ci saranno più insicurezza e più clandestinità. Meno diritti e meno doveri. Così il Paese rischia».

Precedentemente M5s e Quirinale avevano sollevato dubbi sulla compatibilità del decreto Salvini con il testo costituzionale: ora spetterà agli uffici legislativi del Quirinale constatare la costituzionalità del decreto. “Il Presidente avrà tutto l’agio di fare eventuali rilievi”, precisa il premier Conte.

Abolizione della protezione umanitaria. Il decreto Salvini modifica la normativa relativa all’accoglienza dei profughi, abrogando la protezione umanitaria, che, a detta del ministro dell’Interno, “era lasciata alla libera interpretazione del caso”.

Come precisato nell’introduzione al decreto: «Ritenuta la necessità e urgenza di adottare norme in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati e di norme idonee a scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale, a razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati, nonché di disposizioni intese ad assicurare l’adeguato svolgimento dei procedimenti di concessione e riconoscimento della cittadinanza».

Ad ottenere protezione umanitaria saranno le “vittime di grave sfruttamento lavorativo, vittime di violenza domestica, tratta, calamità naturali, cure mediche, e protagonisti di atti di particolare valore civile”, spiega Salvini.

La protezione umanitaria sarà sostituita da permessi speciali per motivi di salute, meriti civili o calamità naturali.

I richiedenti asilo. Lo status di richiedente asilo potrà essere revocato in base a una gamma di reati più ampia: violenza sessuale, rapina e traffico di droga. I percorsi di integrazione e inclusione sociale saranno dedicati solo a chi è già in possesso di permesso e ai minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo saranno accolti soltanto nei C.a.r.a., non potranno iscriversi all’anagrafe e quindi non potranno accedere alla residenza.

Attualmente l’Italia ospita circa 4 milioni di immigrati, quindi il 6,7 per cento della popolazione totale, compresi i 600 mila irregolari. Una media inferiore rispetto agli altri paesi della Comunità europea: la Germania arriva a 8,0 per cento, la Svezia 11,6 per cento, la Francia 8,5 per cento e l’Austria 9,9 per cento.

Gli immigrati residenti nei centri di accoglienza a spese dello Stato sono 160.458. Nel 2017 l’Italia ha ricevuto 130 mila richieste di protezione internazionale, fra queste solo il 25 per cento ne ha beneficiato. L’Italia è quinta dopo Grecia, Germania, Austria e Svezia.

I migranti sbarcati sulle coste italiane, nel 2018, sono 20.000: il numero più basso registrato negli ultimi 5 anni, in calo del 79,8 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Spagna ne sono arrivati 28.600, oltre il 40 per cento rispetto all’Italia.

La cittadinanza. Il decreto Salvini inasprisce le condanne per gli immigrati che commettono reati, applicando il Daspo ai sospettati di terrorismo e togliendo la cittadinanza in caso di condanna definitiva per terrorismo.

Il permesso per matrimonio o per residenza potrà essere concesso non più entro due anni, bensì quattro e il contributo richiesto sale da 200 a 250 euro. La domanda per l’acquisizione della cittadinanza potrà essere rigettata anche se a presentarla è un coniuge di un cittadino o di una cittadina italiano/a.

Le espulsioni saranno agevolate dal raddoppiamento del tempo di permanenza nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr): da tre a sei mesi. L’articolo 6 prevede lo stanziamento di più fondi per i rimpatri: 500mila per il 2018, un milione e mezzo di euro nel 2019 e un altro milione e mezzo nel 2020.

Sicurezza. Il decreto riconoscere maggiori poteri ai Comuni, affidando alle polizie municipali dei comuni con più di 100mila abitanti la possibilità (responsabilità) di utilizzare i taser; vengono potenziate le agenzie per il sequestro dei beni alle mafie e vengono inasprite le pene per chi occupa abusivamente gli immobili. Per quanto riguarda la lotta alla corruzione il Daspo verrà applicato senza attendere il terzo grado di giudizio.

Polemiche sul sistema Sprar

«Il sistema Sprar continua a esistere limitatamente ai casi di protezione internazionale e dei minori non accompagnati. Quindi ci sarà maggior attenzione e maggior cura per un sistema che esiste per le fattispecie che meritano di essere accolte in questo sistema che a oggi è lasciato all’indeterminatezza», così ha risposto il ministro dell’Interno alla domanda riguardante le sorti del sistema Sprar.

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), considerato come uno dei pochi sistemi veramente funzionanti in materia di accoglienza, viene fortemente ridimensionato. Eppure la relazione sul sistema di accoglienza, presentata dal Viminale al Parlamento il 14 agosto scorso, lodava il sistema Sprar come “un modello che risponde all’esigenza di superare i centri di grandi dimensioni”.

Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, protesta: «Lo Sprar, il modello migliore di accoglienza, quello più partecipato, condiviso e rendicontato, sarà fortemente limitato a favore di una gestione verticistica, meno attenta all’integrazione e più alla detenzione. Salvini boccia l’accoglienza fatta bene per continuare a speculare sulla ‘clandestinità’ che la Lega ha creato fin dai tempi della Bossi-Fini».

Inascoltato, dal decreto Salvini, l’appello di Medici senza Frontiere, che auspicava un ripensamento concreto sulla politica migratoria: «Un cambiamento che diventa sempre più urgente di fronte alle durissime condizioni in cui versano le persone nei centri di detenzione in Libia e sulle isole greche. Dall’inizio dell’anno, almeno 1.260 persone sono annegate nel Mediterraneo, una persona su 18 perde la vita tentando la traversata. Sono oltre 13.000 le persone intercettate dalla Guardia Costiera libica e riportate nell’inferno della detenzione arbitraria in Libia. In Grecia, a Lesbo, 9.000 persone sono bloccate nel campo di Moria, pensato per ospitarne 3.100, in condizioni talmente critiche da aver provocato un picco di tentati suicidi e autolesionismo, anche tra bambini e adolescenti. Ogni giorno le èquipe di Msf a Mitilene e Moria, oltre a dover colmare le lacune del sistema sanitario locale, faticano a coprire gli enormi bisogni medici, da quelli pediatrici a quelli di salute mentale».

Macron: ‘la crisi migratoria è legata alla sensibilità italiana’

Il vertice straordinario di Salisburgo su migranti, sicurezza e Brexit non ha apportato alcuna novità all’interno del quadro europeo su migrazione e accoglienza: rimangono invariate le parti di chi alza muri e di chi propone solo a parole un aiuto più concreto nei confronti dei paesi di frontiera.

Claudia Lodesani, presidente di Msf in Italia, sperava in risultati diversi, spiegando che “ai confini dell’Europa è di nuovo stato di emergenza. Sarebbe non etico e irragionevole se l’Europa non prendesse immediatamente provvedimenti risolutivi. Il tentativo di rendere invisibile una crisi umanitaria non ha mai portato alla sua soluzione. Per questo ci auguriamo che il vertice di Salisburgo non si trasformi nell’ennesima occasione sprecata”.

Il presidente francese Macron assicura che la Francia lavorerà per riformare il regolamento di Dublino prima delle elezioni europee di maggio e avverte: «I Paesi che non vogliono rafforzare Frontex usciranno da Schengen».

Esplicito il riferimento all’Italia considerando che oggi è uno dei Paesi più scettici sulla proposta di potenziare la Guardia di frontiera Ue e che da febbraio 2018 Frontex non ha più l’obbligo di portare tutti i migranti soccorsi soltanto in Italia. Manovra del governo Gentiloni, guidata dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti.

Inoltre lo stesso Conte, a Salisburgo, ha sollevato dei forti dubbi in merito all’utilità di un potenziamento di Frontex: «Le ragioni che mi lasciano perplesso sul rafforzamento di Frontex preannunciato da Juncker le ho esplicitate anche ai colleghi: potenziare nella misura progettata Frontex sino a 10 milioni di uomini con un investimento cospicuo di 11 miliardi e più fa sorgere problemi circa l’utilità di tale investimento».

Macron ribadisce con decisione che quella in corso nel Mediterraneo centrale non è una crisi migratoria, ma una “crisi politica” legata alla “sensibilità italiana”. I numeri dicono che i flussi maggiori oggi avvengono sulla rotta orientale, Grecia, e su quella occidentale, Spagna.

«Le tensioni sono generate da coloro che non rispettano il diritto umanitario e il diritto internazionale del mare, rifiutando le navi che arrivano anche se i loro sono i porti sicuri più vicini», attacca il premier francese, che in queste ore sta facendo sbarcare 58 persone a bordo della nave Aquarius a Marsiglia.

L’attacco del Lussemburgo

Al termine dell’incontro a Salisburgo, il premier lussemburghese Xavier Bettel, seguendo l’ormai noto intervento del ministro Asselborn contro Salvini, rimprovera i leader europei: «Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti. Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di esseri umani».

Eppure proprio il Lussemburgo, pur garantendo vitto e alloggio, fornisce assegni sociali bassissimi, ridotti dal 2015 da 25 a 23 euro. Cifre irrisorie, soprattutto in un paese in cui il costo della vita è molto alto.

Anche qui, il riferimento all’Italia è inequivocabile: il premier Conte ha ribadito, i propositi di giugno, dunque la necessità di una “solidarietà flessibile”, ovvero di un’ampia partecipazione alla ridistribuzione dei migranti con un meccanismo di gestione europeo capace di prevedere una contropartita finanziaria per quei paesi che non partecipano attivamente alla ridistribuzione.

La proposta della “solidarietà flessibile” è vista di buon occhio da Macron, ma molto meno dalla cancelliera Merkel, che alla conclusione del vertice ha assicurato che a Salisburgo non sono stati fatti passi in avanti in questo senso.

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