Global compact: crisi migratoria globale ma risposta parziale

Global compact: crisi migratoria globale ma risposta parziale
©Euronews

Cos’è la migrazione? Oggi 250 milioni di persone in movimento, che abbandonano un territorio per attraversarne altri fino a toccare quello più stabile. Il Global compact, sottoscritto la settimana scorsa al summit di Marrakech da 164 Paesi, vuole provare ad essere una risposta significativa alla crisi migratoria globale.

Nel settembre 2016 l’accordo era stato sottoscritto da 190 Paesi tra cui Italia, Stati Uniti, Austria, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Svizzera, Lettonia, Estonia, Israele, Australia e Cile: grandi assenti invece all’incontro di Marrakech.

Il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration è stato concluso alle Nazioni unite a luglio, dopo 18 mesi di negoziati, eppure lo scorso venerdì Washington ha ribadito il proprio disappunto, etichettando il testo come “uno sforzo delle Nazioni unite per avanzare la governance globale a spese del diritto sovrano degli Stati”.

Di tutt’altro avviso la cancelliera tedesca Merkel che durante il summit ha definito l’accordo «una pietra miliare. Le migrazioni, se legali, sono positive».

Da sottolineare che si tratta di un accordo non vincolante, motivo per il quale può rifarsi unicamente alla sovrastruttura etica di uno Stato senza poter vantare obblighi o vincoli contrattuali di alcun genere. L’astensione (per quanto riguarda Italia e Svizzera) e il rifiuto della sottoscrizione (per gli altri assenti) denotano un rifiuto strutturato e strutturale dei principi basilari che concernono l’accoglienza e il riordino dei flussi migratori nel mondo. E di conseguenza denunciano un insanabile disequilibrio ideologico e politico tra le maggiori forze mondiali che si contrappongono nella risoluzione di questo problema.

Cosa prevede il Global compact

È appunto un accordo non vincolante voluto dall’Onu e allo stesso tempo il primo documento internazionale relativo alla gestione delle migrazioni. Ruota attorno ad alcuni principi fondamentali, espressi nell’accordo in 23 punti, tra questi la lotta alla xenofobia e allo sfruttamento, il contrasto al traffico di esseri umani, il potenziamento dei sistemi di integrazione, l’assistenza umanitaria, programmi di sviluppo e ingressi secondo il diritto internazionale.

Si propone di regolarizzare i flussi migratori per limitare i superamenti illegali dei confini, predisponendo la ripartizione dei migranti, il loro rimpatrio e la difesa comune delle frontiere. Misure queste potenzialmente utili per l’Italia che non può controllare 7000 chilometri di costa autonomamente.

L’astensione dell’Italia

Se il Global compact dovrà essere approvato il 19 dicembre dall’Assemblea generale dell’Onu, il Parlamento italiano in settimana dovrà discutere in merito alla sua adesione o meno.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva inizialmente assicurato la sua presenza a Marrakech, poi in un comunicato stampa a palazzo Chigi, a fine novembre, aveva dichiarato: «il Global compact è compatibile con la nostra strategia multilivello e per un piano sull’immigrazione elaborato e condiviso con l’Ue, quindi non ho cambiato idea. C’è però un fatto, che pur essendo un documento di carattere programmatico, non vincolante, ha un rilievo politico: c’è molta attesa nell’approssimarsi della scadenza di Marrakech, ho ricevuto segnalazioni dai cittadini, insomma c’è molto fermento, perciò è giusto creare un passaggio parlamentare dove confrontarci e far emergere tutte le posizioni e condividere quello che facciamo. Marrakech non è l’ultima occasione per esprimere una valutazione su questo documento».

 

In effetti poco margine di iniziativa personale gli avevano lasciato le parole del vicepremier leghista Matteo Salvini, che lo scorso 4 dicembre affermava senza esitazione: «Conte non andrà assolutamente a Marrakech. La nostra posizione è la più democratica: prima si deve esprimere il Parlamento e poi il Governo ne tirerà le conseguenze. Tutti quelli che hanno un percorso di protezione umanitaria andranno in esaurimento fino alla fine del loro percorso. D’ora in poi garantiremo piena assistenza ai rifugiati veri e taglieremo gli sprechi per chi rifugiato non è».

Il distacco netto di Roberto Fico

Contro la propaganda sui migranti, il presidente grillino della Camera Roberto Fico ribadisce la sua opposizione al decreto sicurezza di Salvini, sottolineando l’importanza di firmare il Global compact, “dobbiamo firmare il patto globale sulla migrazione per sederci al tavolo e dire la nostra. Starci è importantissimo”.

Intervistato a In mezz’ora in più, Fico esplicita la sua totale estraneità da quella logica che prima di prendere decisioni politiche sfoglia sondaggi e monitora l’andamento dei consensi: «Se devo muovermi ogni settimana in conseguenza del sondaggio non faccio politica, faccio altro. Se il sondaggio dice che l’accoglienza dei migranti non tira più, io me ne frego del sondaggio. Perché so che c’è un fenomeno che va governato, non posso cambiare le mie politiche in base a un sondaggio. Se il sondaggio cambia me perdo tutto, perdo la visione e la politica».

La benedizione di papa Francesco al Global compact

Il suo voto favorevole era prevedibile vista la presenza del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, al summit di Marrakech, ma ieri all’Angelus domenicale, papa Francesco ha elogiato pubblicamente la sottoscrizione dell’accordo definendolo un “quadro di riferimento per tutta la comunità internazionale”.

«Auspico pertanto che essa, grazie anche a questo strumento, possa operare con responsabilità, solidarietà e compassione nei confronti di chi, per motivi diversi, ha lasciato il proprio Paese, e affido questa intenzione alle vostre preghiere», aggiunge il pontefice.

Un messaggio in perfetta armonia con quanto detto da Bergoglio ai nuovi ambasciatori della Santa Sede qualche giorno fa: «È essenziale che il rispetto per la dignità umana e per i diritti umani ispiri e diriga ogni sforzo nell’affrontare le gravi situazioni di guerra e conflitti armati, di opprimente povertà, discriminazione e disuguaglianza che affliggono il nostro mondo e che negli ultimi anni hanno contribuito alla presente crisi delle migrazioni di massa. Nessuna efficace soluzione umanitaria a quel pressante problema può ignorare la nostra responsabilità morale, con la dovuta attenzione al bene comune, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che bussano alle nostre porte in cerca di un futuro sicuro per loro stessi e per i loro figli».

La rivolta di Bruxelles

La città è stata nuovamente teatro di scontri per protestare contro il Global compact. Oltre 5500 manifestanti sono scesi in piazza per aderire alla “Marcia contro Marrakech”, chiedendo la tutela e il ripristino delle frontiere e soprattutto le dimissioni del primo ministro belga Charles Michel, la cui firma del Global compact aveva già aperto una crisi di governo nel Paese.

Sono intervenute anche le forze dell’ordine con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, caricando una frangia di 200-300 manifestanti, molti a volto coperto, che hanno lanciato petardi, cartelli stradali e insegne sradicate lungo il loro percorso contro gli agenti. Hanno anche tentato di entrare nel palazzo che ospita la Commissione dell’Unione europea a Bruxelles. 90 le persone arrestate.

Questa manifestazione, organizzata da associazioni di destra ed estrema destra fiamminghe, si è scontrata con un altro corteo, composto anche da alcuni gilet gialli, che sfilava invece contro la xenofobia e il razzismo.

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