Star Wars: Jedi Fallen Order – Il “Souls-like” spaziale che aspettavamo?

Star Wars: Jedi Fallen Order – Il “Souls-like” spaziale che aspettavamo?

Natale, periodo di feste, dolci, regali, e anche di Star Wars, da quattro anni a questa parte.

Con l’acquisto della Lucasfilm da parte di Disney, la celebre software house LucasArts ha chiuso i battenti, e i diritti per i videogiochi di Star Wars sono stati assegnati a Electronic Arts.

Non una grande notizia per i fan di Guerre Stellari, a causa delle politiche discutibili applicate da EA ai propri videogiochi, nell’attuale generazione. Politiche che hanno scatenato polemiche anche per i due capitoli di Star Wars: Battlefront, a causa del gioco esclusivamente multiplayer, e della forte influenza della microtransazioni.

Fortunatamente, proprio da Star Wars: Jedi Fallen Order, EA sembrerebbe aver cambiato rotta. Affidandosi al team Respawn Entertainment, autori della saga di Titanfall, è tornata dopo anni a produrre un videogioco esclusivamente single player, completo, senza DLC e microtransazioni.

Purtroppo, esattamente come avvenuto per l’ottimo Titanfall 2, anche questo titolo di Respawn è stato lanciato sul mercato in un periodo scomodo: dopo solo una settimana dall’arrivo sugli scaffali di Death Stranding, e lo stesso giorno di Pokémon Spada e Scudo.

L’attenzione per questo titolo è stata inevitabilmente sottratta dalle due esclusive di Sony e Nintendo, ma chi lo ha giocato si è reso conto che stavolta EA ha fatto le cose per il verso giusto, realizzando un action/adventure moderno in cui si inserisce benissimo la celebre saga creata da George Lucas.

Una nuova speranza?

Per capire la trama di Star Wars: Jedi Fallen Order, è necessario, ovviamente, conoscere la saga di Star Wars.

Il gioco è ambientato cinque anni dopo gli eventi del film Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, quando Darth Sidious, dopo anni di complotti, riuscì a ingannare e trasformare la Repubblica in Impero, autoproclamandosi Imperatore, e comandando agli Stormtroopers, ex cloni soldati della Repubblica, di eseguire l’Ordine 66: il comando segreto di uccidere immediatamente qualsiasi cavaliere Jedi.

Il protagonista di questa storia è Cal Kestis, un giovane Jedi (un Padawan, per l’esattezza: un apprendista Jedi) scampato all’Ordine 66, che si nasconde fra i rottamatori. Purtroppo, Cal viene scovato dagli inquisitori dell’Impero, comandati dalla Seconda Sorella, una misteriosa donna addestrata nelle arti Jedi (o meglio, Sith), ma viene salvato da Cere Junda, a bordo dell’astronave Mantis capitanata da Greez Dritus.

Cere è una Jedi che si è chiusa alla Forza (come Luke Skywalker nell’Episodio VIII) e ha bisogno di un Jedi per svelare i segreti lasciati dal suo maestro Eno Cordova sul pianeta Bogano.

Inizia così il viaggio di Cal lungo il cammino di Cordova, nel tentativo di portare a compimento un’importante missione: rifondare l’Ordine dei Jedi.

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Per quanto riguarda la trama, il team di Respawn Entertainment ha fatto la cosa più semplice e giusta che si potesse fare, prendendo gli elementi tanto cari al fandom di Star Wars (da trattare con i guanti, essendo più simile a una vera e propria religione) per creare una nuova storia.

Ambientato in uno dei periodi della saga tanto esplorabili quanto caro ai fan; con un protagonista che è un Jedi, quindi in grado di realizzare tutti i loro desideri, considerando che non mancano anche fasi di shooting sui veicoli. Anche i nemici sono per lo più gli stessi apprezzati nella saga di Star Wars, compresi i veicoli dell’Impero, e il solito antagonista che buca lo schermo.

Non mancano poi i riferimenti ai personaggi conosciuti nei film di Star Wars, compreso qualche cameo.

Anche i temi trattati sono i classici che piacciono ai fan di Star Wars: la ribellione, l’oppressione dell’Impero, tradimenti, la via dei Jedi, il lato oscuro, ecc.

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Il comparto tecnico, invece, è forse l’unico vero punto debole di questa produzione. Realizzato con il classico Unreal Engine, i particellari lasciano spesso a desiderare, e soprattutto le performance della grafica, con cali di frame rate e pop-in delle texture.

Si può invece spezzare una lancia a favore delle luci, in particolare dei riflessi, i quali spiccano particolarmente negli specchi d’acqua, anche questi realizzati ottimamente.

“Sekiro-like”

Se è vero che i “Souls” hanno influenzato pesantemente i videogiochi nell’ultimo decennio, Star Wars: Jedi Fallen Order è un action/adventure che prende spunto più da Sekiro: Shadows Die Twice. L’ultima IP di FromSoftware, fresca del premio di gioco dell’anno 2019 vinto alla cerimonia The Game Awards, dopotutto, evolve alcune meccaniche realizzate in precedenza dallo stesso Hidetaka Miyazaki.

Star Wars: Jedi Fallen Order risolve alcuni dubbi che i giocatori si sono sempre fatti riguardanti un eventuale Souls-like spaziale. Come fare, ad esempio, con la pericolosità dei nemici nel corpo a corpo, se il personaggio giocante possiede sicuramente armi a distanza? Semplicemente, dando al protagonista una spada laser come unica arma a disposizione, mentre i nemici possiedono spesso armi a distanza.

Una spada laser è molto più letale delle armi da fuoco, ma non è semplicissimo gestire gli attacchi dei nemici in gruppo, almeno giocando alle difficoltà più elevate. Il gioco richiede una buona gestione delle abilità di combattimento e delle abilità da Jedi per avere la meglio sull’Impero e sulle creature che popolano i mondi esplorabili.

Le novità introdotte da Sekiro vengono in aiuto per Star Wars: Jedi Fallen Order, che possiede molte delle meccaniche di gioco tipiche dei Souls-like, alle quali vengono aggiunte, ad esempio, la possibilità di saltare e di arrampicarsi (come si potrebbe negare questo a un Jedi), di attaccare i nemici di sorpresa dall’alto, e anche una gestione migliore del parry.

Ovviamente, un videogioco su Star Wars non può essere dedicato esclusivamente ai giocatori che amano la sfida, per tanto Star Wars: Jedi Fallen Order permette di scegliere la difficoltà di gioco.

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Oltre alle fasi d’azione, Star Wars: Jedi Fallen Order si distingue particolarmente per delle caratteristiche dei livelli tipiche dei metroidvania, con enigmi non particolarmente difficili, e possibilità di esplorare nuovamente le aree, per sbloccare nuove strade grazie a nuove abilità uniche ottenibili in determinati momenti della storia.

Spesso, è proprio la storia del gioco a spingere Cal a visitare nuovamente un pianeta esplorato in precedenza.

I livelli di gioco sono, in genere, abbastanza lineari, ma tra piani multipli e passaggi secondari possono diventare sorprendentemente vasti.

La semplicità paga

Star Wars: Jedi Fallen Order è un ottimo prodotto, apprezzabile sia dai fan della saga di Lucasfilm, sia da altri giocatori (anche se, nel loro caso, non potrebbero comprendere e apprezzare appieno la saga).

Ai ragazzi di Respawn Entertainment è bastato esaminare gli elementi attuali dei videogiochi action/adventure, e selezionare i più adatti per una storia ambientata nell’universo fantasy di Star Wars.

Anche per quanto riguarda la trama, è bastato prendere gli elementi di Star Wars che appassionano i fan, e usarli per creare una buona storia, coerente e senza strafare.

Il gioco è stato lanciato sul mercato nel periodo di Death Stranding, ma la vittoria di Sekiro a The Game Awards 2019, e anche l’apprezzamento di videogiochi quali Control, pone una riflessione su questa ricerca dell’opera fortemente autoriale, dell’innovazione.

A volte basterebbe far le cose semplici per rendere felici i giocatori. Star Wars: Jedi Fallen Order non inventa nulla, ma riesce in tutto ciò che intende fare, ad eccezione del comparto tecnico.

Forse questo può anche essere il punto di partenza di EA per rilanciarsi. Di sicuro è stata la mossa giusta dopo le critiche (meritate) a Star Wars: Battlefront II, ma anche il loro indice di borsa ha parlato chiaro negli ultimi tempi, e dovrebbe far riflettere. Potrebbero cominciare con il dare più spazio al team Respawn Entertainment.

 

 

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