“Il mio esordio con Bao Publishing”. Intervista a Elisabetta Romagnoli

“Il mio esordio con Bao Publishing”. Intervista a Elisabetta Romagnoli

Illustratrice, colorista, e ora anche fumettista, Elisabetta Romagnoli ha da poco esordito nella collana “Le città viste dall’alto” di Bao Publishing. “Finisco di contare le mattonelle” è il suo primo fumetto, una graphic novel dallo stile vivace e personale in cui racconta la storia di Chiara e la sua corsa alla conquista amorosa di Matteo, il ragazzo di cui è innamorata fin dai tempi degli scout.
Abbiamo incontrato Elisabetta a Più libri più liberi e, tra una dedica e l’altra, le abbiamo fatto qualche domanda.

Elisabetta,“Finisco di contare le mattonelle” è il primo fumetto che pubblichi. Hai incontrato molte difficoltà a trovare un editore che credesse nel tuo progetto? Come sei arrivata a Bao Publishing?

No, in realtà non ho incontrato molte difficoltà. Bao è stata la prima e unica casa editrice a cui l’ho inviato. Ho preparato cinque tavole di presentazione del progetto, le ho inviate e dopo due giorni mi hanno risposto positivamente dicendomi “sì, ci piace. Lo pubblichiamo”. Tra l’altro è capitato proprio in questo stesso periodo, durante Più libri più liberi di due anni fa, quindi questo è un periodo bello per me.

Prima di questo, non avevi provato a realizzare e proporre altri fumetti?

No, mai. Pur venendo da una scuola di fumetto, prima non avevo mai provato a realizzare un libro così lungo. Il punto di svolta è coinciso con un’esperienza a Lucca Comics in cui ho realizzato come andasse affrontato questo lavoro. È lì che mi sono decisa a fare questo libro.
Il fatto di aver esordito con Bao è stato in parte merito mio ma è stata anche una questione di fortuna, penso di aver colto il momento giusto. La casa editrice aveva lanciato da appena un anno la collana “Le città viste dall’alto” e in quel periodo stava cercando autori emergenti, proposte nuove e interessanti.

Perché hai scelto di raccontare proprio questa storia?

Perché a Lucca ho realizzato che per fare un buon libro, e soprattutto un libro così lungo, devi raccontare qualcosa di cui vuoi parlare a tutti i costi, anche con il rischio di non pubblicarla mai. Deve essere proprio un’esigenza, una soddisfazione prima di tutto personale. Poi se arriva anche la pubblicazione ben venga.
In quel momento ero reduce da una delusione e l’ho sfruttata trasformandola in lavoro.

Quindi la storia è autobiografica?

Sì, è autobiografica, anche se non del tutto. Nel libro ho inserito anche aneddoti che riguardano altre persone da cui ho preso spunto.

Essendo alla tua prima esperienza da autrice, sei stata supportata nella realizzazione del libro? Come ti sei rapportata con il tuo editor?

In realtà mi hanno seguito meno di quanto mi aspettassi, evidentemente erano abbastanza soddisfatti del mio lavoro. Inoltre ho avuto la fortuna di lavorare con gli editor di Bao che lasciano l’autore abbastanza libero di fare ciò che vuole, cercando di farlo uscire per quello che è. Credo che questo sia uno dei punti di forza della casa editrice. Quindi, tutto sommato, vedendo che sia la storia che i disegni funzionavano non mi hanno seguito tantissimo e ho avuto poche correzioni.

Ti hanno dato dei consigli particolari?

Sulla parte grafica no. Per quanto riguarda la storia e il modo di approcciarmi alla narrazione, visto che sono un’esordiente, mi hanno mostrato le sceneggiature dei loro libri precedenti perché potessi farmi un’idea di come andasse affrontato il lavoro. Sono stata seguita sia da Caterina (Marietti, CEO di Bao Publishing) che da Michele (Foschini, CEO di Bao Publishing), ma anche da Leonardo (Favia, caporedattore Bao Publishing). Caterina mi ha supportato tantissimo nella scelta della copertina e del titolo. Michele e Leonardo hanno supervisionato un po’ tutta la struttura della storia.

In “Finisco di contare le mattonelle” hai optato per una soluzione narrativa piuttosto originale. Hai deciso di proporre tre possibili finali diversi e di lasciare al lettore la scelta di come far finire la storia di Chiara e Matteo. Come ti è venuta questa idea?

L’idea dei tre finali è venuta ispirandomi al libro “Tante Storie per Giocare” di Gianni Rodari, in cui l’autore struttura una serie di racconti più o meno nella stessa maniera: il racconto si interrompe e iniziano i tre finali. La scelta è stata dovuta al fatto che il mio intento era quello di far finire la storia solamente con il secondo finale, ma essendo troppo surreale, ho optato per qualcosa di più democratico e ho deciso di scriverne altri due che fossero uniti dal filo comune della presa di coscienza, così che il risultato fosse comunque un unico finale con un focus su tre dettagli diversi.

Uno dei primi libri de “Le città viste dall’alto” si intitola “Un lavoro vero” (di Alberto Madrigal), e fa riferimento al fatto che spesso i lavori creativi come quello del fumettista/disegnatore/illustratore non vengano considerati tali. Anche per te è stato così? Hai avuto questa percezione?

Sì, ho faticato abbastanza. Per anni e anni ho cercato di convincere i miei che potessi fare la disegnatrice invece della laureata. Non è stato facile far capire loro che con questo lavoro ci si può campare finché non hanno avuto le prove concrete e “stampate”. Con il mio libro precedente (per cui ho realizzato delle illustrazioni) e con “Finisco di contare le mattonelle” si sono convinti.

Tu, oltre che una fumettista, sei anche una colorista (nel team di “Dago”, Aurea Editoriale). In quale delle due vesti ti senti più a tuo agio?

Forse più nella veste di colorista, anche se in realtà quando mi approccio a un nuovo progetto provo sempre una sorta di disagio che è un miscuglio di entusiasmo e ansia da prestazione. Sicuramente colorare mi piace, e parecchio, però mi piace tanto anche illustrare e raccontare. Se riesco a fare tutte e tre le cose insieme, come in questo libro di Bao, è perfetto.

In futuro ti vedi come colorista o disegnatrice?

Come un’autrice a tutto tondo, una tuttofare.

I tuoi prossimi progetti? Stai già lavorando a qualcos’altro?

Sì, ho in cantiere un altro progetto per Bao. Vediamo se viene approvato in via definitiva oppure no. Comunque siamo in una fase ancora embrionale.

Consiglia ai nostri lettori tre fumetti da leggere.

Uno è sicuramente “Tre ombre” di Cyril Pedrosa. Un altro è “Appunti per una storia di guerra” di Gipi. Il terzo è “Blankets” di Craig Thompson.

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