Vaticano, la risposta a Viganò non lo smentisce

Vaticano, la risposta a Viganò non lo smentisce
Marc Ouellet ©Vatican News

Un estratto della risposta a Viganò, firmata dal prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet:

“Ti dico francamente che accusare Papa Francesco di aver coperto con piena cognizione di causa questo presunto predatore sessuale e di essere quindi complice della corruzione che dilaga nella chiesa, al punto di ritenerlo indegno di continuare la sua riforma come primo pastore della chiesa, mi risulta incredibile e inverosimile da tutti i punti di vista. Non arrivo a comprendere come tu abbia potuto lasciarti convincere di questa accusa mostruosa che non sta in piedi. Francesco non ha avuto alcunché a vedere con le promozioni di McCarrick a New York, Metuchen, Newark e Washington. Lo ha destituito dalla sua dignità di cardinale quando si è resa evidente un’accusa credibile di abuso sui minori. […] Trovo tuttavia aberrante che tu approfitti dello scandalo clamoroso degli abusi sessuali negli Stati Uniti per infliggere all’autorità morale del tuo Superiore, il Sommo Pontefice, un colpo inaudito e immeritato”.

È arrivata ieri la lettera del Vaticano che tenta di sollevare Bergoglio dalle accuse dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, che lo ritiene corresponsabile negli insabbiamenti riguardanti gli abusi sessuali perpetrati dall’ex arcivescovo di Washington McCarrick.

È una lettera che auspica il ravvedimento di Viganò, Ouellet lo invita a tornare sui suoi passi nella conclusione: “Tu non puoi concludere così la tua vita sacerdotale, in una ribellione aperta e scandalosa, che infligge una ferita molto dolorosa alla Sposa di Cristo, che tu pretendi di servire meglio, aggravando la divisione e lo sconcerto nel popolo di Dio! Cosa posso rispondere alla tua domanda se non dirti: esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta e torna a migliori sentimenti nei confronti del Santo Padre, invece di inasprire l’ostilità contro di lui […] concludo dunque che l’accusa è una montatura politica priva di un reale fondamento che possa incriminare il Papa, e ribadisco che essa ferisce profondamente la comunione della Chiesa. Piaccia a Dio che questa ingiustizia sia rapidamente riparata”.

Subito dopo le accuse di Viganò, Bergoglio aveva rifiutato di esprimersi in merito, rimettendosi alla prudenza di giudizio da parte di giornalisti e opinione pubblica. Una decisione che ha lasciato perplessi, tanto quanto la lettera di risposta a Viganò.

Se lo scopo era quello di discolpare il pontefice, il risultato manca decisamente la meta: dalla lettera emerge chiaramente che Bergoglio era informato sulla condotta di McCarrick già nel 2013 quando fu nominato pontefice, eppure ha deciso di intervenire solo qualche mese fa.

L’unica giustificazione che Ouellet ha potuto avanzare si basa sull’insufficienza delle prove: «non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua – di McCarrick – presunta colpevolezza».

La risposta a Viganò

Cercando di discolpare il pontefice, il cardinale Ouellet, rivolgendosi a Viganò, scrive: «Tu dici di aver informato Papa Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick nell’udienza che ha concesso a te, come a tanti altri rappresentanti pontifici da lui allora incontrati per la prima volta in quel giorno. Immagino l’enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell’occasione su molte persone e situazioni. Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico. Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all’inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunché di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato».

È evidente come questa risposta non smentisca Viganò, ma si limiti a ridimensionare l’enormità delle accuse che muove. Il cardinale Ouellet, infatti, riconosce le misure preventive prese dal papa emerito Benedetto XVI nei confronti dell’arcivescovo di Washington McCarrick, negando che Bergoglio abbia deciso di annullarle, proprio perché a conoscenza dei fatti.

La colpa fondamentale che la lettera non cancella

La colpa fondamentale di Bergoglio che la lettera non riesce minimamente a smentire tanto da riportarla è “Come può essere che quest’uomo di chiesa, di cui oggi si conosce l’incoerenza, sia stato promosso a più riprese, sino a rivestire le altissime funzioni di arcivescovo di Washington e di cardinale? Io stesso – dice il prefetto – ne sono assai stupito e riconosco dei difetti nel procedimento di selezione che è stato condotto nel suo caso”.

Il Wall street journal riporta che “il cardinale Marc Ouellet, prefetto dei vescovi, ha affermato che il Papa sapeva delle accuse contro l’allora cardinale Theodore McCarrick, ma lo ha reso un importante consigliere nella chiesa degli Stati Uniti”. E ancora “Papa Francesco ignorò le sanzioni e diede al cardinale una grande influenza sulla nomina dei vescovi statunitensi”.

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