Bergoglio, un compromesso fra l’amore e l’eresia

Bergoglio, un compromesso fra l’amore e l’eresia
fonte immagine: www.ilprimatonazionale.it

Eresia: superstizione obsoleta o prerogativa cattolica?

Cosa succede quando ad essere considerato colpevole di azioni e parole eretiche è l’attuale pontefice e non Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola, Giordano Bruno, Giulio Cesare Vanini, Garcia de Orta, o i più fortunati Galileo Galilei e Niccolò Copernico? Le accuse che vengono mosse a papa Francesco possono essere considerate una mancata comprensione della semplice volontà di avvicinare i principi cattolici alla secolarizzazione dirompente dell’attuale stile di vita oppure la giusta difesa di dogmi impossibili da aggirare? Già nel 2012, Bergoglio attaccava quella parte del clero argentino che si rifiutava di battezzare i bambini figli di ragazze madri, definendolo un comportamento ipocrita e sbagliato, perché Gesù per primo mangiava insieme alle prostitute e battezzava i lebbrosi.

Le controversie teologiche più aspre del pontificato di Bergoglio riguardano i rapporti diretti fra Chiesa e famiglia. L’Esortazione apostolica postsinodale, Amoris Laetitia (2016), ha aperto il varco alle polemiche e allo spettro inquietante dell’eresia. Il testo riflette sulla trasformazione dei rapporti famigliari, morali e sessuali che stanno sviluppando nuove idee di amore e nucleo famigliare. Ragiona, dunque, anche sul ruolo della Chiesa in merito a questi cambiamenti socio-culturali, scegliendo di non marginalizzare la funzione dell’istituzione Chiesa alla mera osservazione passiva di chi si limita a disapprovare. Al secondo punto del documento si legge infatti: «il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali». Nello specifico, le accuse formali iniziano con la richiesta, a papa Francesco, da parte di quattro cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner) di fare chiarezza sulla concessione della comunione ai divorziati e ai cattolici risposati civilmente. I cardinali hanno sottoposto cinque dubia (dubbi) con risposta si/no, ai quali il pontefice si è rifiutato di rispondere, sostenuto anche dal cardinale britannico Vincent Nichols, per il quale il percorso verso Dio non significa soltanto applicare una legge, ma comprendere e sostenere le esigenze e le necessità dei fedeli. È evidente che la preoccupazione che muove l’Amoris Laetitia sia il progressivo allontanamento delle generazioni più giovani dalla fede, per questo motivo nel capitolo ottavo si legge: «è preoccupante che molti giovani oggi non abbiano fiducia nel matrimonio e convivano rinviando indefinitamente l’impegno coniugale, mentre altri pongono fine all’impegno assunto e immediatamente ne instaurano uno nuovo». L’attenzione alla situazione contingente e ai problemi pratici delle persone semplici emerge da considerazioni di questo tipo: «la semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso)». Concessioni come queste hanno suscitato il disappunto di molti vescovi, i quali insistono affinché i divorziati e i risposati civilmente rimangano esclusi dai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. C’è anche chi, all’interno di tale marasma, amplia gli spazi di discernimento ed azione: secondo l’ormai ben noto Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’Amoris Laetitia deve essere interpretata solo in linea dottrinale. Ciò significa che i divorziati e i risposati civilmente possono avere accesso ai sacramenti di Riconciliazione e Comunione solo se dichiarano di astenersi solennemente dalle relazioni sessuali. Il cardinale Carlo Caffarra, uno degli autori dei dubia, ha dichiarato che «solo un cieco può negare che vi sia una grande confusione, incertezza ed insicurezza nella Chiesa».

Il rifiuto verso i provvedimenti dell’Esortazione apostolica ha trovato ufficializzazione formale lo scorso luglio, quando un gruppo di quaranta rappresentanti del clero, accademici e uomini laici conservatori ha siglato un testo, Correctio filialis de haeresibus propagatis (Correzione Filiale in ragione della propagazione di eresie). Il documento di venticinque pagine, inviato al pontefice, è stato reso pubblico il 24 settembre scorso, quando ormai i firmatari erano saliti a sessantadue, ma non ha ancora ricevuto una replica formale da parte della Santa Sede. Nella lettera recapitata l’11 agosto al papa, questo viene criticato per aver promosso una vera e propria eresia attraverso parole, azioni e omissioni durante il suo pontificato. Le eresie individuate dai firmatari sono sette e tutte contenute nell’ottavo capitolo dell’Amoris Laetitia. Fra i firmatari compaiono anche i nomi di un vescovo, l’unico, Bernard Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e dell’ex presidente dello Ior (Istituto per le opere di religione), Ettore Gotti Tedeschi. Mentre invece nessun cardinale ha firmato la Correctio, neanche i quattro portavoce dei dubia.

In ogni caso, non riesco a non domandarmi come mai non si sia sviluppato con la stessa prontezza e fermezza un movimento, seppur modesto, di critica e di rifiuto anche rispetto al grande problema della pedofilia interno alla Chiesa cattolica. Perché simili comportamenti non riescano ad essere stigmatizzati ufficialmente tramite azioni forti e concrete, ma vengano nascoste all’informazione pubblica. Perché sacerdoti, vescovi e cardinali non abbiano firmato una lettera, con la quale prendere le distanze dalla politica del pressapochismo con cui è stata condotta e si sta conducendo la fantomatica caccia ai preti pedofili. E come mai, in merito all’Amoris Laetitia, la reazione è quella del proibizionismo ad oltranza, che continua a disconoscere, anziché integrare?

Le sette eresie indicate dalla Correctio

Per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento “Amoris laetitia”, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato:

1. “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

2. “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono ‘more uxorio’ con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.

3. “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.

4. “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.

5. “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.

6. “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.

7. “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

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