Viganò, il ritratto di un Bergoglio menzognero e reazionario

Viganò, il ritratto di un Bergoglio menzognero e reazionario
© Remocontro

Quello che monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico a Washington, delinea è il ritratto di un pontefice che spiazza. Ma non per le idee di una Chiesa progressista e ligia alle regole della trasparenza. Tutt’altro: è il volto di un uomo perfettamente in linea con la logica reazionaria adottata fin qui dalla Curia romana.

In poche settimane Viganò ha mosso due pesanti accuse nei confronti di Bergoglio, accuse che contribuiscono ad accrescere lo scetticismo riguardo i buoni propositi del pontefice in merito al contrasto e all’allontanamento dei ‘preti pedofili’. Una questione che, per stessa ammissione del papa, è stata affrontata in tragico ritardo.

Anche il procuratore generale della Pennsylvania e titolare di un’importante inchiesta che riguarda circa 300 preti pedofili, Josh Shapiro, in un’intervista, ammette “abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. Ma non so se Francesco ne fosse al corrente”.

Intanto l’attuale arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl – a sua volta accusato da Viganò di aver coperto il suo predecessore – in una lettera al clero della diocesi chiede perdono per i suoi «errori di giudizio».

Di fronte alle accuse di Viganò, il papa non ha voluto rilasciare alcun commento, nemmeno ai giornalisti durante il volo di ritorno dall’Irlanda della scorsa settimana, lasciando a tutti la piena libertà di riflettere sulle accuse e tratte personali considerazioni. «Non dirò una parola su questo, credo che il comunicato parli da solo. Leggetelo attentamente e quindi fate le vostre conclusioni, avete la capacità giornalistica per farlo. Quando sarà passato del tempo e avrete espresso il vostro parere, allora forse parlerò».

La prima accusa di Viganò

Viganò ha accusato Bergoglio di aver coperto e protetto l’ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, privato della porpora circa un mese fa. Stando alle accuse di Viganò, Bergoglio era al corrente degli abusi commessi da McCarrick da ben 5 anni, dal 2013, anno della sua elezione.

Viganò

Monsignor Carlo Maria Viganò

In un dossier di undici pagine addossa ai vertici della Chiesa cattolica, curia romana compresa, delle colpe gravissime: da anni sarebbero stati a conoscenza delle accuse di pedofilia e degli abusi del cardinale.

Nello specifico Bergoglio non avrebbe rispettato le sanzioni imposte da Benedetto XVI, tra il 2009 e il 2010, nei confronti del porporato in questione, una volta sapute alcune delle accuse a suo carico. “Papa Benedetto XVI aveva imposto al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora impostegli da papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario dove viveva, gli era proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a riunioni pubbliche, di tenere conferenze, di viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”, scrive Viganò nel dossier.

L’ex nunzio chiede dunque le dimissioni di papa Francesco, per aver agito con un ritardo di 5 anni, nonostante sapesse chi fosse e come vivesse McCarrick.

Dalla parte di Francesco

Per smentire le accuse di Viganò, nelle ultime settimane, è stato fornito un notevole materiale documentario riguardante la libertà decisionale e di movimento di cui poteva disporre l’ex arcivescovo McCarrick durante il pontificato di Benedetto XVI. A dimostrazione del fatto che quest’ultimo non gli avrebbe imposto alcun tipo di sanzione.

Sembrerebbe che, oltre ad incontrare in Vaticano tre volte Benedetto XVI, McCarrick abbia celebrato in San Pietro, ordinato diaconi a fianco dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, William Levada, e ricevuto anche congratulazioni pubbliche da parte dello stesso monsignor Viganò durante una cena di gala a Manhattan nel 2012.

Le conferenze episcopali di tre Paesi, Spagna, Argentina e Perù, difendono pubblicamente Bergoglio con lettere e messaggi. Dalla lettera, a nome di tutti i vescovi, del cardinale Ricardo Blazquez di Valladolid, presidente della Conferenza episcopale spagnola, si legge «chiediamo al Signore di continuare a sostenerti nelle battaglie quotidiane».

Dalla conferenza episcopale del Perù, un ringraziamento per «Colui che sostiene la roccia sulla quale ha costruito la sua Chiesa – scrivono in una lettera – che continuerà a spingerci in avanti, in modo che pieni di speranza continueremo a lavorare con maggiore energia al servizio del popolo di Dio».

La seconda denuncia di Viganò

Tramite una lettera di tre pagine inviata al sito Lifesitenews, Viganò torna a denunciare Bergoglio riguardo l’incontro con Kim Davis. Una funzionaria americana, anti-gay, della contea del Kentucky che nel 2015 venne condannata per obiezione di coscienza, perché si era rifiutata di registrare le nozze tra due gay.

Dopo essere stata rilasciata dall’arresto, durato cinque giorni, la donna incontrò privatamente il papa, approfittando della sua visita negli Stati Uniti nel settembre 2015.

“Mi ha chiesto di essere forte e mi ha ringraziato per il mio coraggio. Mi ha anche chiesto di pregare per lui”, fu il resoconto della donna in merito all’incontro con il pontefice. Fu una dichiarazione che suscitò molte polemiche e dissensi, tanto da costringere la Santa Sede a specificare, tramite comunicato ufficiale, che quell’incontro “non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi”.

Viganò smentisce tutto: anche in quell’occasione il Vaticano mentì. Sostiene di aver organizzato lui stesso il colloquio tra Bergoglio e la Davis, ma solo dopo aver stilato un rapporto dettagliato su chi fosse la persona che il pontefice stava per incontrare. “Il Papa sapeva chi era. – scrive Viganò nella lettera – Non è vero che la feci entrare io senza dirglielo”.

L’incontro con le vittime a Dublino: “ho chiesto perdono”

Durante l’Angelus in Irlanda il Papa ha implorato “il perdono del Signore per questi peccati, per lo scandalo e il tradimento avvertiti da tanti nella famiglia di Dio”.

Bergoglio è infatti tornato a parlare della piaga della pedofilia che ha gravemente colpito anche la Chiesa irlandese. «Considerando la realtà dei più vulnerabili non posso che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi sui minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli ed educarli. Il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e vergogna per la comunità cattolica. Ho ribadito l’impegno, un maggiore impegno, per eliminare questo flagello nella Chiesa a qualsiasi costo».

Durante il volo di ritorno, il pontefice ha parlato dell’incontro con otto vittime di pedofilia, svoltosi sabato pomeriggio a Dublino: «ho sofferto tanto ma credo che si dovevano ascoltare queste otto persone. Ho chiesto perdono oggi nella messa, ma su cose concrete».

Monsignor Viganò e quell’atmosfera da soap opera

In seguito alle numerose critiche delle ultime settimane, monsignor Carlo Maria Viganò, ha deciso di difendersi, parlando con il vaticanista del Tg1, Aldo Maria Valli: «Ho parlato perché oramai la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa. Mi rivolgo ai giornalisti: perché non chiedono che fine ha fatto la cassa di documenti che, l’abbiamo visto tutti, fu consegnata a Castel Gandolfo da Papa Benedetto a Papa Francesco? Tutto è stato inutile?».

E ancora «non si sa più dove attingere il veleno per distruggere la mia credibilità. Qualcuno ha persino scritto che sono stato ricoverato due volte con trattamento obbligatorio (TSO) per uso di droga; c’è chi si immagina cospirazioni, complotti politici, trame di ogni genere, eccetera, ma ci sono anche molti articoli di apprezzamento e ho avuto modo di vedere messaggi di sacerdoti e fedeli che mi ringraziano, perché la mia testimonianza è stata per loro un barlume di speranza nuova per la Chiesa».

Viganò ripete di non essere mosso da sentimenti di vendetta o di rancore, risalenti al pontificato di Ratzinger, per la mancata elezione a cardinale presidente del governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
La figura di Viganò è ulteriormente adombrata dalla vicenda riguardante la gestione ereditaria del notevole patrimonio paterno e dai litigi famigliari che qualificherebbero come bugiardo. In sua difesa, Vigano racconta “il 20 marzo 2013 i miei fratelli avevano preparato un comunicato per la stampa, alla cui pubblicazione io allora mi opposi per evitare di coinvolgere tutta la famiglia. Poiché ora si continua a ripetere l’accusa di mio fratello don Lorenzo, e cioè che io avrei mentito a papa Benedetto scrivendo della mia preoccupazione di dover partire perché dovevo prendermi cura di mio fratello malato, ho deciso di rendere pubblico ora il comunicato. Dalla sua lettura appare evidente come io sentissi la grave responsabilità morale di prendermi cura e di proteggere mio fratello”.

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