Scienze Naturali Logo
Edizioni Locali:

Il lavoro negli anni della crisi

In occasione della presentazione del libro del Prof. Mario Mezzanzanica, la Fondazione Obiettivo Lavoro, il 16 ottobre 2012 ha indetto il Convegno sulla situazione lavorativa negli anni della crisi. Ha aperto la viva rassegna di informazioni sull’argomento Giorgio Vitalini, e ci ha comunicato che la maggior parte dei dati sul lavoro è di tipo “statico”, mentre il mercato dev’essere di tipo dinamico, poiché dobbiamo seguire il percorso del lavoratore che, per forza di cose è un percorso “in fieri”. Tanto più per i laureati per cui il cammino inizia da un tipo di lavoro a tempo determinato fino a quello a tempo indeterminato, stabilendo così un percorso, appunto: dinamico. Da Biagi a Martini, si è sempre andati affermando che “il lavoro è un percorso, un cammino a step”; perciò, nel valutare quanto un mercato sia robusto, io dovrò vedere quanti vadano da un lavoro a tempo determinato ad uno a tempo indeterminato, ad esempio.

Per il precariato, una volta si considerava un lavoratore appartenente alla cerchia di età dei quarantenni, mentre oggi il valore si è notevolmente alzato. Sarà fondamentale essere informati su quanti siano i laureati e quanti no: senza queste informazioni, questa politica non si potrà fare. Il secondo intervento è affidato proprio al Prof. Mezzanzanica che ci illustra la sua ricerca compiuta a carattere multidisciplinare, su fattori: informativi, economici, e di esperienze giuridiche. Il rapporto è avvenuto su tre scenari, nel primo si è cercato di confrontare il campo europeo e non europeo, dove il settore dell’occupazione è avvenuto su dati messi a comune e poi si sono analizzate le figure professionali. Per il secondo scenario si sono visti i servizi per lo stesso (con dati scientifici sulla formazione lavoro). I dati del volume arrivano al maggio 2012, e sono quindi molto attuali; innanzitutto ciò che emerge è che gli occupati dell’UE sono scesi in Italia, di 532000 unità.

La crisi è arrivata nei primi due mesi del 2009. Col tempo, si è concluso: cambierà la struttura di studio. Ciò che si evince in Italia, rispetto al resto dell’Europa, è il basso livello di occupazione per a) i più giovani, b) per le donne, c) per quei laureandi che hanno rinunciato a terminare gli studi. Ma nella ricerca che si va affrontando, la situazione più preoccupante è per i giovani, inattivi tra i 30-34 anni del 23%. La Spagna detiene il livello meno alto, ma poi nel computo “arriva” la Francia, e l’Italia, la nostra Italia, dove, come si è detto, la situazione è preoccupante. Tutti gli altri paesi europei sono sotto di noi, poi viene la Germania che sta “scendendo” sempre di più nei grafici dello studio. L’Italia possiede un tasso di turn over del 37%, ciò significa che se il ciclo si è “accorciato”, lo stesso ciclo della forza lavoro è andato diminuendo di 5 anni. Spesso la carriera è data da occasioni di imprevedibilità.

C’è un gap sostenuto tra laureati e diplomati. E questo limite è oggi diverso da prima. Cioè c’è una maggior propensione a rimanere nello stesso ambito di lavoro, ma oggi si è molto assottigliato, questo fattore. Spesso, è ormai certo che il valore sia del 90%, che poi le piccole imprese abbiano assorbito la grandi imprese e che le piccole abbiano più difficoltà a riunire laureati in più specializzaazioni. I fattori in gioco sono: l’occupabilità che è un nuovo approccio che va ad interessare servizi e impresa. Oggi l’esperienza della continuità lavorativa è data dalla forza del capitale umano, dovuta, a sua volta, da: 1) capacità di adattamento della persona. 2) Esperienza. 3) Abilità nell’avere relazioni. L’occupazione si inserisce nel “dare politiche” e sistemazioni. La persona deve saper valorizzare la propria professione.

Importante è anche la competenza che l’azienda darà al lavoratore. Inoltre le istituzioni pubbliche dovrebbero sviluppare delle “Polis”. Tutto è basato su modelli impiantati a favorire la cooperazione delle dinamiche lavorative. Ed è importante che non si ragioni con la politica del “bisogno”. Si deve modificare l’ottica ed evitare il solo “senso monetario” dell’occupazione. Si deve guardare alle Agenzie per il lavoro.

La mancanza di servizi oggi, non fa crescere. Alcune criticità ci sono, ma alcuni aspetti di queste agenzie possono essere emblematici. Favorisce l’occupabilità il loro aumento, e ciò che aiuta il percorso della domanda-offerta di lavoro è un rapporto tra due fattori impostati sugli operatori dei servizi. Una delle cause è stata l’abbandono delle scuole professionali. Bisogna investire nei due rami, cioè nel campo della crescita del sistema educativo, e in quello delle imprese.

Il terzo intervento è di A. Cammelli (AlmaLaurea), che sostiene che: c’è un aspetto che interessa sulla condizione lavorativa, inerente già allo studio compiuto da AlmaDiploma. Con cui si è svelato che 82 immatricolati abbiano dovuto prendere decisioni appropriate sul percorso di studi e dove 20 su 100 abbiano abbandonato al secondo anno di iscrizioni le loro facoltà. Tra i diciannovenni neanche il 30% arriva a concludere gli studi. Noi dobbiamo”fare sistema”, “Mettere insieme una documentazione tempestiva dove esista. I sistemi di occupazioni devono preparare per professioni che non sono ancora state inventate”.(Luigi Einaudi). A marzo 2013 ci sarà un Convegno sulla formazione dei Laureati all’università Ca’ Foscari di Venezia. Se noi potessimo introdurre lo Stage obbligatorio” per i Laureati daremo un grande aiuto al paese. Il modello AlmaLaurea, attivo da 18 anni è un modello ben accolto del resto dell’Europa.

A Pisa l’OCSE 2009, con uno studio su vari aspetti sui laureati, è stato indispensabile nel fare queste ricerche. E qui si è condotto uno studio sui quindicenni riguardo alle loro competenze scolastiche ed economico-sociali. Il campione di scolarizzazione, nel 2009 era ampio: circa 31000 studenti erano scolarizzati, più di 1000 erano gli istituti scolastici ad istruirli. Ma la preparazione: matematica, scientifica e letteraria non è alta. C’è una maggiore preparazione al nord che non al Sud; non sempre è adeguata, anzi affatto, quella tecnologica. La percentuale, però, di coloro dotati di un software è alta (97%), tra i quindicenni. Noi abbiamo una media nell’informatizzazione OCSE superiore alla media internazionale (>0%), mentre ha un valore negativo il fattore: licei professionali. Le scuole poi, tecnologiacamente hanno si, per l’85% un computer, ma non è un valore alto, soprattutto se ciò si associ al fatto della loro bassa capacità di utilizzo.

È sicuramente molto usato il computer per gioco o svago, ma poco per studio, anche a casa, anzi, soprattutto a casa, ovviamente. E al Sud le scuole sono svantaggiate. Sono pochissimi gli insegnanti che dichiarino di saper usare bene, approfonditamente il software. La presenza più o meno di un computer a casa dipende anche dalla disponibilità economica genitoriale. 7 giovani su 10 sostengono che per la matematica, le scienze e per la stesse materie tecniche non usano il mezzo di comunicazione. Il loro atteggiamento verso la tecnologia è buono, anche di alto livello, si ha competenza, a loro dire, e l’autopercezione è uguale alla media OCSE.

Per gli atteggiamenti verso la macchina la situazione è felice, ma svantaggiati in alcune aree territoriali. La propensione ad usare il computer per motivi di studio è debole. Il 15% dei quindicenni non ha accesso al software a scuola, ed il 25% non lo ha avuto negli istituti scolastici rispetto ai dati OCSE. La carenza dei computer a livello didattico è denunciata dalla maggior parte dei docenti, e soprattutto, come prevedibile, al sud dell’Italia. Una ricerca di AlmaLAurea dice che solo il 5% dei laureati sia del tutto incapace di usare gli strumenti informatici, ma molti, ad esempio, sono loro stessi insegnanti.

La situazione, certo, nel 2013 cambierà, e nel 2012 sarà già mutata, ma è comunque stato un problema fino ad oggi, e soprattutto per quanto riguarda le famiglie, bisogna riconoscere che queste ultime abbiano dimostrato di saper  tenere il passo con l’OCSE, ma chi non ne è stato capace è stata la Scuola, scuola che dovrà fare molti passi avanti a partire proprio da questi anni, per garantire, finalmente, competenze adatte allo scopo lavoro, in una Repubblica, come quella Italiana che dichiara ancora, nella sua Costituzione, di essere basata sulla forza occupazionale, e che ne riconosce , nel primo articolo, proprio un valore tutto personale.

Michela Gabrielli
18 ottobre 2012

 

Il lavoro negli anni della crisi ultima modidfica: 2012-10-18T16:15:57+00:00 da Redazione

Articoli Recenti

Condividi e Promuovi!

Video

Presentazione dell’Area Spazio al Museo Scienza e Tecnologia di Milano

“Area Spazio” all’interno del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, dedicata alla Luna e Spazio, dove è stata allestita una ricca mostra. Inaugurazione il 29 ottobre 2014.
Riprese e post-produzione di Paolo Casati.

Sebastiano Di Mauro
31 ottobre 2014

VAI ALL'ARTICOLO