PES free-to-play – L’ultimo tassello di una nuova era videoludica
Lo scorso 21 luglio, Konami ha confermato un interessante rumor riguardante il nuovo PES. L’ha fatto tramite l’annuncio di eFootball: questo il nome della serie calcistica d’ora in poi (già utilizzato da anni come prefisso di PES), che non sarà più una serie bensì un videogioco free-to-play.
Molti hanno criticato pesantemente questa scelta, ma è innegabile che si tratti di una mossa rivoluzionaria e non solo. eFootball potrebbe essere considerato l’ultimo tassello di una nuova era videoludica iniziata in questo 2021.
L’evoluzione del medium che richiede costi di produzione sempre più elevati, e il conseguente aumento di prezzo dei videogiochi, hanno portato molte software house in cerca di nuove soluzioni di marketing.
Questo articolo nasce con l’intento di riassumere il percorso, a primo impatto insospettabile, di questa nuova era.
The Medium – Il primo passo
The Medium si era presentato a gennaio come la prima esclusiva next gen di Microsoft, nonostante già in quel periodo circolassero voci riguardanti un possibile porting su PS5, confermato poi per il prossimo 3 settembre.
Inizialmente, The Medium sembrava essere un videogioco “da Xbox Game Pass”: un titolo a budget medio consigliatissimo se incluso nel servizio di Microsoft, meno nel caso lo si debba acquistare a prezzo pieno.
All’epoca si temeva che i videogiochi disponibili su Xbox Game Pass fin dal day-one fossero tutti, o quasi, qualitativamente simili a The Medium, ovvero titoli per lo più a medio e basso budget.
Col senno del poi, potremmo affermare che The Medium è considerabile, invece, come il primo passo verso una nuova era videoludica.

Dopo la sua conferenza all’E3, Microsoft ha dimostrato di voler fare sul serio con la sua nuova politica, annunciando titoli Tripla A esclusivi impressionanti, quali Starfield, S.T.A.L.K.E.R. 2, e Forza Horizon 5, in arrivo al day-one su Xbox Game Pass.
Non solo: Microsoft all’E3 ha annunciato anche moltissimi titoli destinati a essere multipiattaforma, che saranno lanciati prima su Xbox (e su Xbox Game Pass), come l’attesissimo A Plague Tale: Requiem. Tra questi, seppur con mesi di ritardo, potrebbe figurare anche The Medium.
Dopotutto la politica di marketing dell’horror sviluppato da Bloober Team è la stessa: lanciato lo scorso gennaio in esclusiva next gen di Microsoft, disponibile fin da subito anche su Xbox Game Pass, e in arrivo su PS5 circa otto mesi dopo.
Pubblicare un videogioco esclusivamente su una sola delle console next gen per circa otto mesi, e in un servizio che offre moltissimi titoli per soli € 12,99 al mese, non è forse meno redditizio per una software house? Solo in teoria.
Per spiegare questa scelta è accorsa in aiuto una notizia importante a riguardo, nell’ultimo periodo. Si tratta della denuncia di alcuni sviluppatori indipendenti nei confronti di Sony, accusata di non sostenere abbastanza i videogiochi indie, al contrario di Microsoft e Nintendo.
Secondo queste accuse, Sony pensa esclusivamente a promuovere i suoi videogiochi Tripla A, chiedendo almeno 25.000 dollari agli sviluppatori indie per pubblicizzare i loro giochi su PlayStation Store. Non a caso le vendite dei titoli indie sugli store di Microsoft e Nintendo sono rispettivamente del 30% e 60%, mentre sul PlayStation Store ammontano appena al 3%.
Sony non ha ancora smentito le accuse, anzi, le recenti dichiarazioni di Jim Ryan, secondo cui Sony punta a produrre titoli eccezionali perché sono questi i videogiochi dei quali la gente si ricorderà, al contrario dei “videogiochi normali”, danno manforte agli accusatori.

La presenza di un videogioco su Xbox Game Pass al day-one potrebbe ridurre gli incassi del titolo in questione, ma se l’alternativa è pubblicare da subito un videogioco multipiattaforma (quindi con un maggior costo di produzione) quando una delle console vende solo il 3% dei titoli indie presenti nel suo store, qual è davvero la scelta più conveniente?
Outriders – Il pioniere
La politica di marketing applicata con The Medium ha permesso a Bloober Team di rientrare immediatamente nei costi di produzione e di marketing (sono bastati due giorni, a detta loro) ed è stata, dunque, un successo commerciale.
Un paio di mesi più tardi, Square Enix ha applicato una politica simile e ancor più audace per Outriders.
Così come gli Outriders, che nel videogioco sono i pionieri con il compito di esplorare il pianeta Enoch e capire quanto è abitabile per i terrestri, allo stesso modo questo nuovo titolo di Square Enix e People Can Fly è considerabile il pioniere di una nuova era videoludica, alla ricerca di una soluzione per i problemi riguardanti i nuovi costi dell’industria.
Outriders è uno sparatutto-GDR che presenta la qualità di un buonissimo videogioco Tripla A, ed è stato anch’esso reso disponibile fin dal day-one su Xbox Game Pass.
Una scelta che ha portato inevitabilmente il gioco a diffondersi per lo più su Xbox (ma stavolta si tratta di un cross-gen, per tanto Square Enix avrà guadagnato anche sulla maggiore base installata di Xbox One), ma il fatto di aver registrato anche un record di utenti connessi su Steam nei primi giorni, evidenzia come moltissimi giocatori, probabilmente spinti anche dal feedback degli utenti Xbox, hanno acquistato il gioco anche su PC, pagando quindi il prezzo pieno.

Circa tre mesi dopo, un nuovo tentativo con la stessa politica di marketing è stato fatto da Dungeons & Dragons: Dark Alliance.
Sviluppato da Tuque Games e prodotto da Wizard of the Coast, questo action-RPG basato sulla lore del celebre GDR cartaceo non ha avuto lo stesso successo di Outriders, a causa di alcuni difetti e di scelte diverse nel game design, come il combat system un po’ legnoso e il fatto di un essere un gioco pensato molto più per una sfida cooperativa.
Nonostante ciò, si tratta nuovamente di un titolo di una certa qualità che, probabilmente, non avrebbe suscitato lo stesso interesse se fosse stato rilasciato sul mercato nella maniera “classica”.
Assassin’s Creed: Infinity – Nuova politica per Ubisoft?
Circa un anno fa, anche Ubisoft entrava nel campo dei free-to-play tramite Hyper Scape: uno sparatutto in prima persona futuristico, un battle royale che di recente ha ricevuto anche il cross play tra PC e console (caratteristica ormai fissa per tutti i prossimi giochi di questo genere).
Tuttavia Hyper Scape è stato lanciato sul mercato senza troppa convinzione, con dei difetti nella struttura importanti per il suo genere, e con la stessa Ubisoft che, in fondo, lo ha lasciato cadere nel dimenticatoio in breve tempo.
Ubisoft ha comunque affermato di voler imparare dagli errori commessi con Hyper Scape, annunciando addirittura di voler creare videogiochi free-to-play per ogni brand di sua proprietà.
Il progetto è stato già avviato con l’annuncio di Tom Clancy’s XDefiant, un nuovo sparatutto in prima persona basato sui titoli di Tom Clancy ma con le caratteristiche tipiche del genere (battle royale, coloratissimo, ecc.)
Tom Clancy’s XDefiant sembrerebbe essere il progetto più vicino alla realizzazione, sebbene non sia stata annunciata alcuna data né periodo di lancio da definire, ma l’annuncio più interessante a riguardo è stato sicuramente quello di Assassin’s Creed: Infinity.

Titolo provvisorio di un videogioco free-to-play dedicato alla celebre saga degli assassini. Anche in questo caso, come con PES, gran parte dell’utenza ha visto il colpo di grazia a una serie che ha tanti pregi, ma per la quale Ubisoft ha fatto molte scelte discutibili.
Eppure, esattamente come nei confronti di eFootball, l’utenza non riesce a vedere il potenziale di una mossa del genere, la quale potrebbe essere proprio la soluzione ai problemi di Assassin’s Creed.
Si prenda in esempio Call of Duty: Warzone, il free-to-play di Call of Duty che Activision ha lanciato lo scorso anno. Warzone non va a sostituire i classici Call of Duty, bensì ad affiancare, offrendo un videogioco della saga gratuito ad un pubblico più ampio e riservare gli annuali titoli a pagamento ai fan, dedicando loro features più ricercate come la modalità campagna e un multiplayer più competitivo.
Assassin’s Creed, soprattutto negli ultimi anni, ha preso una deriva più commerciale: non sarebbe male se Ubisoft dedicasse tutto questo a un unico videogioco free-to-play, lasciando che i titoli a pagamento tornino ad avere di più le caratteristiche tipiche della serie.
eFootball – L’ultimo tassello
Torniamo al punto di partenza: Pro Evolution Soccer (PES), che già negli ultimi anni era chiamato eFootball PES, diventa semplicemente eFootball e promette di essere un unico videogioco calcistico free-to-play che verrà supportato negli anni.
Per rispondere alle critiche ricevuto da questa scelta di Konami, è necessario partire dall’analisi della situazione attuale: i videogiochi a prezzo pieno hanno raggiunto ormai € 80,00 circa come prezzo pieno su console next gen, e in questa fascia rientra anche il prossimo FIFA 22, videogioco concorrente di PES.
I videogiochi annuali di Calcio sono dedicati, appunto, agli appassionati di Calcio (o a chi, semplicemente, lo segue costantemente) che vogliono anche un videogioco del genere, ma quanti di questi saranno disposti a spendere € 80,00 l’anno per titoli che, oltre ad avere sempre più una oggettiva difficoltà nel proporre novità soddisfacenti, per via dei tempi ridotti ma con sempre più lavoro necessario nello sviluppo videoludico, sono dedicati anche a un’utenza che difficilmente riesce a dare peso alle novità proposte? Basti pensare al luogo comune del “cambiano solo le maglie”.
Un videogioco free-to-play è, di base, pensato per essere accessibile a tutti, sia per l’accesso gratuito che per la struttura del gameplay, ma l’obiettivo di una software house che supporta un free-to-play (soprattutto nel caso di eFootball che sarà un prodotto di punta di Konami) è quello di far in modo che gli utenti continuino a giocare al videogame in questione.
Di conseguenza, eFootball potrebbe ricevere aggiornamenti e correzioni più costanti rispetto a un classico sportivo annuale, che per quante patch possa mai ricevere, non potrebbe mai diventare un gioco completamente diverso (anche lo sviluppo delle patch ha un costo di produzione. Un costo che, spesso, viene dedicato a videogiochi già venduti).

Come per tutti i free-to-play, sono già stati annunciati dei DLC a pagamento per eFootball. Un altro obiettivo di chi sostiene un videogioco free-to-play è spingere gli utenti ad acquistare i contenuti a pagamento opzionali, evitando l’uso di sistemi poco apprezzati (leggasi “pay-to-win” o “pay-to-play”), il che significa che i contenuti a pagamento di eFootball potrebbero far ben sperare a livello qualitativo.
Ad esempio, dover pagare separatamente per avere la celebre Master League (già annunciata come DLC a pagamento) sarà sicuramente meno costoso rispetto a dover pagare per il gioco intero, e potrebbe anche trattarsi di un’ottima modalità di gioco, dato che il free-to-play permette di giocare a PES mettendo da parte le modalità a pagamento poco gradite.




