Objection! Days Gone, Outriders, e la nuova frontiera dello sviluppo videoludico

Objection! Days Gone, Outriders, e la nuova frontiera dello sviluppo videoludico
Fonte immagine: 2duerighe

Nelle scorse settimane e in quelle a venire, è tornato in voga, a due anni dal suo lancio sul mercato, Days Gone. L’esclusiva PS4 sviluppata da Bend Studio è uno dei titoli offerti da PS Plus in questo mese di aprile, ed è un’altra esclusiva di Sony che sta per ricevere un porting su PC, in arrivo il prossimo 18 maggio.

Days Gone è stato anche e soprattutto al centro di alcune polemiche in questo periodo, scatenatesi dopo la notizia secondo la quale Sony ha cancellato un eventuale sequel di questo gioco. Polemiche che si sono tramutate in una petizione per spingere Sony a produrre un Days Gone 2, ma a far scalpore sono state probabilmente le dichiarazioni di John Garvin, director di Days Gone non più facente parte di Sony.

Garvin è intervenuto nel podcast di David Jaffe affermando che uno dei problemi di Days Gone è stato il mancato supporto all’uscita del gioco da parte dell’utenza, la quale ha preferito per la maggior parte non acquistare il titolo a prezzo pieno.

Si può facilmente immaginare come una dichiarazione del genere, soprattutto in questo periodo storico, ha fatto muovere diverse critiche nei confronti di John Garvin, ma ha anche spinto alla riflessione trattata in questo nuovo numero di “Objection!”

John Garvin e Days Gone 2 – Ve l’avevo detto!

Potrei sembrare incoerente con ciò che sto per dire, ma nonostante abbia iniziato questa next gen con Xbox Series X fin dal day-one, una delle mie battaglie videoludiche attuali consiste nel sostenere che il modello di Xbox Game Pass com’è allo stato attuale, non può essere il futuro dei videogames.

L’accusa di John Garvin è tristemente vera: se un videogioco costa molto a prezzo pieno, sicuramente è per il fatto che i costi di produzione sono stati molto elevati. Lo sviluppo videoludico è pensato principalmente per gli appassionati, non per chi aspetta che il prezzo cali, o che il gioco in questione venga inserito su Xbox Game Pass, PS Now, o nei titoli mensili gratuiti del PS Plus. Certamente anche gli appassionati usufruiscono di sconti e altro ancora, ma parliamo di un’utenza che, se interessata, acquista un videogioco il prima possibile.

Days Gone è un’esclusiva PS4 sulla quale Sony ha investito tantissime risorse, anche sulla campagna pubblicitaria; la cancellazione del suo sequel è la conseguenza di quello che vado a denunciare per questa next gen: aspettare che il gioco arrivi su Xbox Game Pass, PS Now, PS Plus, o acquistare solo con lo sconto, porta il publisher a non investire più in una produzione importante.

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Fonte immagine: IGDB

I problemi di Days Gone e l’esempio di Outriders

Sulla questione del seguito di Days Gone, John Garvin ha ragione nel criticare chi acquista un videogioco solo in offerta, ma non ha tutti i torti nemmeno chi risponde dicendo che Days Gone aveva i suoi motivi per non meritare troppa fiducia.

Days Gone possiede persino alcune caratteristiche uniche nel suo genere, anche il semplice essere un open world a tema zombie, ma è sicuramente l’esclusiva Sony “più debole” degli ultimi cinque anni, e questo all’epoca si poteva intuire già dalle anteprime. Dopotutto, Days Gone si presentava con una struttura, quella degli open world, abusata nell’ultima generazione videoludica, con il tema altrettanto abusato del post apocalittico, il quale è stato utilizzato in maniera migliore anche dalla stessa Sony (The Last of Us, del quale si aspettava il secondo capitolo arrivato l’anno successivo), e senza essere nemmeno tra i top di gamma nel comparto tecnico.

E’ normale che God of War, citato da Garvin come esempio di successo al day-one, risulti più interessante anche senza conoscere il passato glorioso della saga. Un altro esempio, più attinente, potrebbe essere Ghost of Tsushima: esclusiva Sony non esaltata dalla critica ma apprezzatissima dall’utenza, per via del sapersi distinguere in tratti più interessanti quali trama, ambientazione, e comparto tecnico, che potrebbero lasciar correre su una struttura di gioco, anche qui, abusata.

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Fonte immagine: IGDB

Difendere e criticare le dichiarazioni di John Garvin porta a riflettere su una possibile soluzione per il futuro dello sviluppo videoludico, la quale non può essere l’attuale sistema di Xbox Game Pass, che lascia qualche dubbio anche per quanto riguarda il futuro della nuova gestione delle esclusive Microsoft. Tuttavia è innegabile che l’aumento del prezzo di un singolo videogioco comincia a diventare impopolare di fronte all’esistenza dei servizi di gaming.

Nonostante la petizione, credo che Sony non possa più permettersi la produzione di titoli come Days Gone, ma cosa dovrebbe fare allora chi sviluppa videogiochi del genere? Il mondo videoludico potrebbe mai dividersi tra produzioni Tripla A qualitativamente eccezionali e videogiochi “indie”, senza mai più avere una via di mezzo a causa dell’aumento dei prezzi? La petizione dimostra l’esistenza di giocatori a cui piace molto Days Gone; giocatori che, ad esempio, di fronte a titoli quali The Witcher 3 e Red Dead Redemption II, possono benissimo divertirsi più con gli open world “alla Ubisoft”.

Una possibile soluzione potrebbe essere data da un videogioco recente: Outriders, uno shooter-RPG in terza persona prodotto da Square Enix e sviluppato da People Can Fly, cross gen e multipiattaforma disponibile fin dal day-one anche su Xbox Game Pass.

Comprensibile come questo gioco sia diffuso soprattutto sulle piattaforme Xbox, ma la notizia di un record di utenti connessi su Steam fa capire che Outriders deve aver venduto bene anche la sua versione PC, come minimo, a dimostrazione del fatto che molti giocatori hanno optato anche per l’acquisto a prezzo pieno.

Outriders è un videogioco con limiti evidenti, ma il suo pregio sta nella realizzazione ottimale della sua caratteristica principale, ovvero il gameplay: divertente, con un sistema di loot e un endgame che funzionano, e sebbene sia in ancora in fase di manutenzione, presenta anche un sistema di cross play, permettendo così di giocare con le community più numerose anche se si possiede il gioco su una console diversa.

Rilasciare Outriders fin da subito su Xbox Game Pass sembrerebbe aver funzionato anche come mossa di marketing. Un gioco che, un po’ come Days Gone, non sembrava avere troppe pretese, ma al contrario del titolo di Bend Studio che è un’esclusiva sulla quale Sony puntò fortemente a metà 2019, l’opera di Square Enix e People Can Fly sembrerebbe aver voluto dare ulteriormente questa impressione di sé approdando subito sul servizio gaming di Microsoft, ponendo l’utenza su una base di partenza diversa.

Quando non si hanno grandi aspettative per un gioco ci sono più probabilità di far crescere l’apprezzamento per esso, e se non dovesse venire apprezzato non sarebbe un problema, proprio per il fatto che il gioco in questione partiva già con aspettative basse. Al contrario, se si sta sviluppando un gioco importante ma le aspettative sono basse, l’utenza starà fino alla fine ad aspettare qualcosa che risollevi queste aspettative, restando delusa nel caso in cui questo non dovesse accadere.

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Fonte immagine: IGDB

L’esempio di Outriders dimostra che la nuova frontiera dello sviluppo videoludico potrebbe essere una produzione più concentrata. Inutile sprecare risorse per sviluppare grosse features che non colpiscono abbastanza, come potrebbe essere un open world: una produzione importante va ripagata ormai con lo sviluppo di un prodotto eccellente, altrimenti i giocatori attenderanno per l’acquisto in offerta, a maggior ragione con l’ulteriore aumento del prezzo dei videogames.

Concentrare le forze per realizzare al meglio determinate caratteristiche, supportando il gioco anche tramite una campagna di marketing onesta (vero CD Projekt?)

Con questo chiudo e vi do appuntamento al prossimo numero della rubrica, lasciandovi come sempre il link agli articoli precedenti: cliccate qui per raggiungerli tutti.

 

 

 

 

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