The Medium – La next gen di Xbox Game Pass

The Medium – La next gen di Xbox Game Pass
Fonte Immagine: 2duerighe.com

Sono passati circa tre mesi dall’arrivo della next gen, con il lancio sul mercato di Xbox Series X, PS5, e delle nuove schede video. Nonostante ciò, i videogiochi next gen latitano persino a livello di calendarizzazione, tra continui rinvii, lavori ancora in alto mare, e titoli annunciati dei quali non si hanno più notizie da tempo.

The Medium è la prima esclusiva next gen di Microsoft, disponibile per PC, Xbox Series X, e Xbox Series S. Sviluppato e prodotto da Bloober Team, autori di Layer of Fears, Observer, e Blair Witch, si tratta nuovamente di un videogioco horror, disponibile fin dalla data di lancio anche su Xbox Game Pass, come promesso da Microsoft per ogni sua esclusiva (sebbene Bloober Team non ha escluso la possibilità di un porting su altre piattaforme in futuro).

Anche se non da a vederlo, The Medium presenta alcune delle prime caratteristiche della next gen, ma gli sviluppatori avrebbero indubbiamente potuto far di meglio nel complesso.

Inizia tutto con una ragazza morta

The Medium è ambientato in Polonia, nel 1999. La protagonista è Marianne, una ragazza che si ritrova a far ritorno nella sua casa d’infanzia per un triste evento: il funerale del suo padre adottivo. Qui veniamo a conoscenza anche del dono di Marianne: è una medium, in grado di esistere contemporaneamente sia nel mondo reale che in quello spirituale. Quest’ultimo si tratta di una dimensione parallela nella quale Marianne può aiutare gli spiriti dei morti a passare oltre.

Nel vecchio ufficio di suo padre, Marianne riceve una telefonata da uno sconosciuto di nome Thomas. Egli dimostra di conoscere il sogno che Marianne ripete in continuazione fin dall’infanzia: una bambina che corre lungo il pontile di un lago, inseguita da un uomo che le punta contro una pistola. Poi si ode uno sparo, e il sogno termina.

Thomas dà appuntamento a Marianne a l’abbandonato resort Niwa, che fu teatro di una tragedia, al fine di farle finalmente capire il significato di quel sogno, ma questo conduce la ragazza a un’esperienza terrificante che mai aveva provato con il suo dono. Eppure, la natura di medium di Marianne le impedisce di voltare le spalle agli spiriti ancorati in quel luogo.

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Il primo elemento next gen presente in The Medium (guarda un po’) è il comparto tecnico. Precisiamo: la grafica di The Medium non è quella del remake di Demon’s Souls, e nemmeno quella di alcune delle ultime produzioni old gen, ma stiamo parlando innanzitutto di un indie sviluppato con un budget medio, nel quale troviamo anche delle caratteristiche innovative per il mondo console e non solo.

Troviamo il ray tracing, la tecnica di illuminazione che sarà sicuramente uno standard della next gen, nonché una novità assoluta per il mondo console (ma assente nell’edizione di The Medium per Xbox Series S, e questo potrebbe già far riflettere sulle due versioni della next gen di Microsoft) che funziona benissimo in The Medium, essendo un gioco che lavora moltissimo con l’illuminazione e le ombre, e anche un po’ con i riflessi. Tuttavia il framerate su console si limita a 30 fps; non che sia un problema, soprattutto in un gioco dove l’azione che si svolge di più è camminare, ma anche questa può portare a una prima riflessione sulle console next gen. Purtroppo il gioco presenta, anche su PC, dei problemi di ottimizzazione, non troppo fastidiosi ma abbastanza evidenti, come alcuni scatti nel passaggio dal gameplay alla cutscene, e la possibile comparsa di alcuni glitch grafici.

Troviamo poi il gameplay con lo schermo condiviso, quando Marianne si muove parallelamente nel mondo reale e in quello spirituale. Potrebbe sembrare qualcosa da dare per scontato, ma non è affatto una meccanica facilissima da gestire.

Al di là delle caratteristiche next gen, The Medium è un videogioco esteticamente molto valido. Per creare il mondo spirituale, gli sviluppatori si sono chiaramente ispirati alle opere del pittore Zdzislaw Beksinski, sebbene l’estetica più cinematografica ricorda alcuni scenari di un paio di film di Guillermo del Toro. Il mondo spirituale è per lo più grottesco, e sa anche essere inquietante e spaventoso, ma è il mondo reale a spaventare di più, con la sua oscurità, i suoi suoni, i segni del passato del Niwa, e l’invisibile collegamento con l’aldilà.

The Medium è un horror che, oggettivamente, sa spaventare. Si potrebbe dire che l’orrore va di pari passo con l’atteggiamento di Marianne: inizia in maniera abbastanza tranquilla, se non per qualche sussulto di inquietudine, poi il gioco ci ricorda brutalmente di essere un horror, e da lì rimane quasi costantemente angosciante fino alla fine.

La storia può essere completata in una decina di ore, cercando la maggior parte degli indizi, ed è la durata giusta per un tipo di gioco che avrebbe altrimenti annoiato.

Un’avventura accompagnata dalla colonna sonora realizzata da Arkadiusz Reikowski insieme ad Akira Yamaoka, storico compositore di Silent Hill. Cercando di trarre insegnamento dalla nostra Martina Simonelli nel diciottesimo episodio di Altea Gamer Podcast, potremmo dire che quelli di The Medium sono brani che rimangono in testa, piuttosto che una musica facente parte del gioco.

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Quella di The Medium è una storia che incuriosisce, che spinge il giocatore a cercare tutti gli indizi e ad osservare gli ambienti, e la sua breve durata può anche spingere a rigiocare immediatamente il titolo per capire meglio alcune situazioni che, in una prima partita, potrebbero essere sfuggite. Una storia interessante, ma non così eccezionale né particolarmente originale, con alcuni tratti dell’intreccio che rimangono comunque poco chiari, quasi a voler far desiderare un sequel. Non mancano le metafore, ma anche qui si tratta di metafore palesi: non portano a una riflessione come in altri videogiochi più criptici, quali Bloodborne, Dark Souls III, o per citare un altro titolo indie tornato di attualità, Little Nightmares, essendo metafore facilmente comprensibili.

Stare in entrambi i mondi

The Medium è un videogioco horror investigativo che strizza l’occhio ai titoli di questo genere di fine anni ’90 e inizio anni 2000, riproponendo la mitica telecamera fissa in una versione più moderna ma non del tutto priva dei soliti difetti.

L’elemento più interessante del gameplay è sicuramente la componente investigativa, ovvero trovare indizi per ricomporre il puzzle narrativo, grazie anche al comando dell’intuizione che permette di scovare tracce e oggetti nascosti, e di ricomporre voci del passato legate a determinati oggetti, trovabili seguendo i bisbigli.

Ovviamente, gli occhi sono tutti puntati sulla meccanica dei mondi paralleli, presente a fasi alterne e che, in alcuni casi, riguarda anche il semplice passaggio da una dimensione all’altra. Le dimensioni influiscono l’una su l’altra: se, ad esempio, c’è una scala crollata nel mondo reale, risulta impossibile salire la scala integra nel mondo spirituale. Marianne può aggirare questi ostacoli trasferendo temporaneamente la sua essenza in modo tale da potersi muovere liberamente nel mondo spirituale per un breve periodo.

La Marianne spirituale può assorbire energia da alcune fonti per riattivare l’elettricità nel mondo reale, o utilizzarla per difendersi dai rari nemici dell’aldilà. A sua volta, Marianne nel mondo reale può interagire con alcuni oggetti per sbloccare queste fonti di energia, o anche immagini e ricordi legate a determinati luoghi del mondo spirituale.

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Il grosso difetto di The Medium è che trattasi di un videogioco troppo guidato per essere un’esperienza investigativa. Per circa ⅓ dell’avventura, il gioco sembrerebbe spiegare al giocatore tutte le meccaniche del gameplay; una volta che il giocatore viene “lasciato solo”, il gioco presenta un livello di difficoltà assolutamente scorrevole. Si può anche perdere in The Medium, in alcune sessioni stealth o di fuga, ma anche questo è troppo poco.

Comprensibile il fatto che una maggiore difficoltà (ad esempio, quella di un Resident Evil) avrebbe cozzato con il tipo di narrazione, ma così il gameplay sembra essere quasi un tutorial prolungato.

The Medium – Un gioco da Xbox Game Pass

The Medium è esattamente qualcosa che ci si poteva aspettare dalla produzione. Si tratta di un videogioco artisticamente meritevole, un horror che sa spaventare, una narrazione intrigante ma non eccezionale, e una proposta di gameplay interessante ma sfruttata pochissimo. Fosse stato qualcosa di più, saremmo rimasti ammaliati; è solo questo, ma non è affatto deludente.

Parliamo di un indie prodotto con un budget medio; un videogioco venduto a un prezzo di listino di € 49,99 e incluso nell’abbonamento a Xbox Game Pass fin dalla data di lancio.

The Medium lo definirei, appunto, un videogioco da Xbox Game Pass: non un titolo che prenderei a prezzo pieno, a meno che non si è appassionati di qualsiasi videogioco con un buon impianto narrativo, ma molto ben accetto se incluso nell’abbonamento mensile di Microsoft. Non credo ci sia da offendersi su questo giudizio, considerando che è stato Bloober Team ad accettare la politica di Microsoft, e ha anche affermato di essere rientrato nei costi di produzione e di marketing (sul quale hanno visibilmente investito abbastanza) dopo appena due giorni dal lancio del titolo sul mercato, il quale si è rivelato, dunque, un successo commerciale.

Un titolo che ho comunque apprezzato, giocato subito una seconda volta, e per il quale vorrei un sequel che vada a chiarire alcuni punti della narrazione e a sfruttare il gameplay come si deve.

Permane il solito dubbio sulla politica di Microsoft, perché le esclusive che dovrebbero arrivare sul mercato entro l’anno, danno l’idea di essere tutte opere paragonabili a The Medium, che non è affatto una killer application.

La politica di Microsoft è molto interessante per questo 2021, dove si ha difficoltà a rifornire i negozi di console next gen e, di conseguenza, dove il lancio sul mercato di videogiochi next gen viene spesso rinviato, puntando più sul cross gen, ma non sono questi i videogiochi che fanno vendere le console, e tenendo conto anche del recente tentativo di aumento del costo di abbonamento a Xbox Live, quanto a lungo sarà sostenibile questa politica?

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