Horses raccontato dall’autore – L’incontro con Andrea Lucco Borlera
Quest’anno, il martedì grasso a Roma Termini si è svolto a tema… cavalli, ospitando Andrea Lucco Borlera, autore di Horses, allo Zest Hub di Via Marsala.
Il videogioco sviluppato da Santa Ragione, finito sotto i riflettori per un insensato ban ricevuto su Steam ed Epic Games Store, andando a compromettere le stime di vendita e il rientro nei costi di sviluppo, nonostante il grande supporto ricevuto dall’utenza.
Horses, come fatto notare anche dal suo stesso autore, è un titolo dai temi forti come pochi se ne vedono nel panorama videoludico, nonostante le solite critiche sulla violenza nei videogiochi.
Un titolo che merita di essere approfondito, come effettivamente è stato fatto lo scorso 17 febbraio, in un meetup organizzato da Roma Game Dev, in compagnia della mente che ha partorito l’idea.
Horses tra cortometraggi, ambizioni e nudità
Andrea Lucco Borlera ha sempre avuto la passione per i videogiochi ma anche per il cinema, per il quale ha anche studiato all’Università Roma Tre. All’epoca dei suoi trascorsi universitari non c’era molta offerta di formazione sul medium videoludico, ma non è neanche mai riuscito a mettere su un gruppo per realizzare l’idea di fare cortometraggi, anche per via del suo carattere solitario e dubbioso.
Allo stesso tempo, non c’erano e continuano a non esserci molti videogiochi d’autore con gli stessi temi audaci dei film che lo hanno sempre appassionato.
Si è parlato spesso, nei mesi scorsi, di Salò o le 120 giornate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini, ma Borlera ha citato invece i film di Jan Svankmajer e di David Lynch, il cortometraggio The Garden, La passione di Giovanna d’Arco che ha ispirato i primi piani e le inquadrature dal basso, e il film d’animazione de La fattoria degli animali che guardava spesso da bambino.
Una prima idea gli venne ai tempi delle scuole superiori, proprio riguardante una storia che unisce La fattoria degli animali e Pulp Fiction, con i personaggi che indossavano maschere di animali e una ribellione presente nell’intreccio narrativo.
La scelta è ricaduta su maschere di cavalli, visti come simbolo di libertà ma anche di irruenza (da piccolo ha fatto un po’ di equitazione ma aveva paura di cavalcare).

Horses, ammette Andrea Lucco Borlera, intende guardare al tema dell’autorità subita e inflitta, in un sistema violento, totalitario, e al tema delle pulsioni personali, tra cui le paure, che spingono a costruire un universo fuori dalla realtà.
L’autore si è detto anche in favore della nudità maschile, seppur censurata in Horses, al punto che ha ammesso di aver avuto persino l’idea di un videogioco che inizia con il primo piano di un pene!
Normalizzare la nudità maschile quanto quella femminile, sarebbe un passo verso la pacificazione dei sessi. La libertà dal patriarcato passa anche da qui.
Dallo sviluppo travagliato al caso di Steam ed Epic Games
Un problema che Andrea Lucco Borlera ha constatato, anche confrontandosi con altri del settore, è che per temi come la nudità maschile non c’è pericolo quando si tratta di un pesce grosso (vedasi Cyberpunk 2077 di CD Projekt), mentre è facile che venga bloccata nel caso di una piccola software house.
Ma lo sviluppo di Horses non è stato facile fin dall’inizio, tanto che Borlera non vuole certamente sviluppare mai più un videogioco in quelle condizioni. Girare un film, ha affermato, sarebbe stato sicuramente più semplice.

Il prologo di Horses è stato realizzato su Unity, per una tesi di un master fatto a Milano. Inizialmente aveva pensato il gioco più in grande, diviso in tre parti; ha sviluppato in sequenza tutti i capitoli di quello che è stato poi il gioco completo, ripartendo successivamente dall’inizio per correggere e migliorare, ma è quando ha terminato di sviluppare la prima parte che sono iniziati i problemi, non ritenendosi un gran programmatore.
Sono stati gli sviluppatori di Santa Ragione a sciogliere il bandolo della matassa quando stava per mollare, concentrandosi esclusivamente sulla prima delle tre parti che l’autore aveva in mente. Di grande aiuto soprattutto nel periodo della Pandemia, che li ha costretti a lavorare separati (e quante gliene avranno dette, per la mole di correzioni necessarie).
Il supporto economico è arrivato da Broken Arms Games, prima ancora di Steam, ma è il supporto emotivo ad essere stato addirittura maggiore dei numerosi nomi citati nei titoli di coda di Horses.

Il primo episodio controverso è stato riscontrato nel 2019 a Los Angeles, dove il gioco, inizialmente pensato per uno sviluppo in VR, veniva fatto provare con un visore Oculus. Un giocatore è stato particolarmente turbato dall’esperienza, e il giorno dopo è stato affisso un avviso sulla sensibilità vicino lo spazio di Horses, con tanto di divieto per i minori.
Era proprio questo l’intento di Borlera: realizzare un videogioco con elementi disturbanti che hanno un certo impatto emotivo, ed è proprio questo, a detta sua, ad aver spaventato Steam.
Non che si vogliano negare le criticità di questa scelta: Steam ha assolutamente torto sui problemi legati alla nudità (Horses censura le parti intime, e nel catalogo Steam sono presenti videogiochi più espliciti) oltre a non avere una politica gerarchica nelle decisioni.
Un esempio fatto durante il meetup: che giudizio darebbe un play tester adibito alle visual novel se dovesse provare un videogioco come Doki Doki Literature Club?

Un torto maggiore lo ha fatto Epic Games Store, che ha deciso di rinunciare a pubblicare Horses appena ventiquattro ore prima del day one, dando motivazioni ancor più insensate quali la violenza sugli animali (inesistente in Horses). Lecito pensare che abbiano semplicemente deciso di tirarsi fuori a causa del clamore mediatico scatenato dal ban di Steam.
Sono state prese tutte le precauzioni necessarie a ricevere il PEGI 18 su Epic Games Store. Durante il meetup è stato domandato se si fosse pensato anche al bollino della pornografia (il nudo censurato rientra nella pornografia in Giappone) ma Horses non vuole essere considerato un ponte verso questo genere, data l’esistenza anche di film con sequenze pornografiche che non rientrano comunque nella categoria.
Videogiochi come Fear and Hunger sono pieni di nudità esplicita, eppure non hanno avuto alcun problema con la pubblicazione sugli store digitali.
Un futuro incerto ma più consapevole
Se Horses inizialmente era stato pensato come un videogioco più grande diviso in tre parti, consistendo infine solo nello sviluppo della prima di queste, Andrea Lucco Borlera avrebbe già la base di partenza per “Horses 2”. Tuttavia è lecito porsi dubbi: quale publisher si prenderebbe la briga di pubblicare un sequel del genere, dopo il caso del ban di Horses su Steam ed Epic Games Store?
Si tratta di decisioni che impattano in maniera devastante sui piccoli sviluppatori, non solo a livello economico ma anche nelle traiettorie di vita.
Visto anche il successo di Horses (disponibile comunque su GOG e Itch.io) Borlera ammette di avere la voglia di riprovarci, nonostante le incertezze, ma con più consapevolezza.

L’esperienza nelle fiere ha fatto capire che lì dove lui vede solo modelli 3D, i giocatori si lasciano sorprendentemente andare alla sospensione dell’incredulità, compiendo addirittura determinate azioni volontariamente, nonostante il gioco sia programmato per dettare tali azioni come regole da seguire.
Le fiere sono state la vera fase di testing del gioco (hanno avuto un solo play tester nello sviluppo), oltre ad aver mostrato la differenza di approccio tra il pubblico di Berlino, sicuramente meno disturbato da uno stile del genere, e quello di Los Angeles. E’ stato comunque ricordato che Horses è uno dei finalisti al Seumas McNally Grand Prize dell’Indipendent Games Festival (IGF), di matrice americana.
Il consiglio finale che Andrea Lucco Borlera ha voluto dare, per chi intende sviluppare videogiochi, data l’idea iniziale più grande e l’esperienza travagliata antecedente la diatriba con gli store digitali, è di pensare a progetti più piccoli.
P.S. C’è stato spazio anche per una domanda posta dal sottoscritto, inerente all’invito, di qualche mese fa, ad essere prudenti con lo spingere il messaggio di Horses. Cosa ne pensa a riguardo l’autore stesso? Spingerebbe un messaggio del genere in maniera così animosa? Anche lui ha affermato di essere consapevole che Horses, per via dei temi trattati, andrebbe consigliato più a qualcuno e meno ad altri. In qualità di insegnante di liceo, tende comunque a dare una piccola spinta ai ragazzi verso temi culturalmente più elevati, consapevole che avranno comunque tempo nella loro vita per scoprire da soli certi temi.




