Lil Gator Game – Il coccodrillo (al buio) come fa?
Circa un anno fa ho scritto il mio primo articolo per questa redazione, e parlava proprio di Lil Gator Game, una storia tenerissima su un piccolo coccodrillo che, nel tentativo di recuperare il rapporto giocoso con la sorella maggiore, stringe amicizie inaspettate che portano alla creazione di un parco giochi di cartone, fatto su misura degli abitanti dell’arcipelago. Un gioco sviluppato da sole tre persone — Scott, Robin e Connor di MegaWobble — con una cura per la grafica, lo storytelling e il character design che lascia genuinamente sbalorditi, e tutto partendo dalla fusione di due curiose ispirazioni, Spike di My Little Pony e Link di Zelda!
Un DLC pensato per dare completezza
L’obiettivo di MegaWobble con il DLC è di creare una versione del gioco originale più duratura, con più gadget fantasiosi, e maggiore senso di completezza rispetto alla storyline base. Pur essendo un DLC — e quindi strutturalmente più breve del gioco principale — riesce comunque a offrire circa tre ore di gioco, che possono diventare di più se si decide di esplorare ogni angolo delle caverne e di fermarsi ad ascoltare tutti i personaggi che si incontrano.
“I think I should go have fun and be extra nice to my friends, they deserve it — but if anyone else is nice to my friends, there will be space for them too!”
Sul piano narrativo, la storyline principale si focalizzava sulla fratellanza e l’amicizia, mentre In the dark punta sull’inclusione. Da un lato Lil Gator si propone come l’eroe che salverà tutti dai “mostri” in giro per le isole, dall’altro il nuovo personaggio, Darklord, si diletta a impersonare il super cattivo che sottometterà chiunque al suo volere. Un po’ come quando da bambini, per sopperire alla mancanza di veri amici, vorremmo che tutti obbedissero ai nostri comandi per costringerli a esserlo. Il gioco ci chiede invece di comprendere che anche i cattivi hanno una storia, e che un eroe e un cattivo possono diventare amici.

“Sometimes being a good friend just means letting someone be… how they are!”
La quest finale non si risolve sconfiggendo il nemico principale, ma diventando suo amico. Trattare il prossimo con attenzione, ascoltare problemi e desideri di chi incontri, è l’unico modo per costruire connessioni vere. Comandare a bacchetta, invece, rende le persone distaccate e facili da perdere. La vera amicizia è apprezzare chi ti circonda per la persona che è veramente, ascoltando e trovando un compromesso.
Dal sole alle caverne: la classica estate di un gamer
Se il gioco originale ci portava in giro per un arcipelago assolato, fatto di alberi, sentieri di montagna e la calda atmosfera di un pomeriggio estivo tra amici, in the dark scende sottoterra. Miniere e caverne diventano il nuovo palcoscenico, e il cambiamento visivo è immediato: la palette si fa più scura, i contrasti si alzano, acqua e roccia diventano gli elementi dominanti del paesaggio.
Eppure l’atmosfera non perde mai la sua leggerezza. Non mancano gli angoli cozy: un laghetto tranquillo con ninfee illuminato da candele e bastoncini fluorescenti, una miniera in disuso con binari che ti portano dovunque, bagni termali adornati da stalattiti e stalagmiti su cui arrampicarsi e sconfiggere i nemici di carta. Il tono visivo è più ombroso, ma i temi e l’umore restano quelli di sempre: caldi, dolci, rassicuranti.

Uno sparabolle per una principessina
Tra le novità più riuscite del DLC ci sono senza dubbio gli oggetti. Ogni gadget ha utilizzi multipli e spesso inaspettati — non solo per combattere, ma per muoversi, volare ed esplorare. Gli oggetti si sbloccano conoscendo nuovi personaggi, e rientrano in categorie già note: armi, cappelli, scudi, accessori. Tra i cappelli spicca persino uno scheletro di coccodrillo (sembra creepy, ma pur essendo uno scheletro è adorabile).
Il migliore rimane lo sparabolle: ti fa volare roteando nell’aria mentre produci una scia di bolle, difficile smettere — ancora di più se, come me, in quel momento si indossa il cappellino da principessina. Il drone invece permette di esplorare gli spazi circostanti senza muoversi, utile per pianificare i prossimi passi. Peccato per i comandi ipersensibili e la tendenza a rimanere incastrati contro le pareti senza poter ripartire.

Tra le altre pecche del gioco, c’è la mancanza di una mappa: il mondo sotterraneo è enorme, soprattutto una volta che si inizia a distruggere i blocchi di roccia che separano le aree e creano quindi scorciatoie. La seconda riguarda la struttura narrativa: non è chiaro né come si avvia il DLC — bisogna tornare al playground del gioco principale e poi raggiungere la miniera — né come lo si conclude, dal momento che la quest finale non si attiva cercando il nemico in giro, ma riunendosi con i propri amici al punto di partenza.
I need a hero
Lil Gator Game: in the dark è esattamente quello che ci si aspetta da MegaWobble: un piccolo gioco, fatto con cura e attenzione ai dettagli, capace di dire cose importanti usando una grafica fanciullesca dai colori vivaci. Che tu stia roteando tra le bolle con il cappellino da principessina o stringendo amicizia con il cattivo di turno, il messaggio resta lo stesso — ascoltare gli altri, fare spazio a chi è diverso da noi e accettarlo per quello che è. Se hai giocato o adocchiato Lil Gator, il DLC è immancabile, disponibile sia su Steam che su Switch!
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