Erri De Luca – Tu, mio: “Imparavo il segreto pronunciando un nome”

Erri De Luca – Tu, mio: “Imparavo il segreto pronunciando un nome”

 

Nu, nu, battono i colpi del tuo sangue nelle mie mani, in questa folla io sono tuo, ma così tuo, Hàiele, che non potrò più essere di nessuno. «Tu, mio», mi diceva, «Tu, mio».

Tu, mio”: un titolo intenso, due parole pregne di dolcezza, di amore quasi infantile, di delicato senso di appartenenza, un titolo che arriva dritto al cuore e lo fa suo.

È la prima volta che mi introduco nel mondo di Erri De Luca, che mi lascio attraversare dalla sua scrittura e ne esco oggi cambiata, intrisa di una lingua nuda e cruda, sincera e a tratti poetica.

L’io narrante, di cui non conosciamo il nome, è un sedicenne in piena crescita, un ragazzo che apre al lettore le porte della sua anima, coinvolgendolo nei suoi pensieri e nel duro processo di crescita verso l’età adulta.

“Tu, mio” è un romanzo di formazione, ambientato nell’isola di Ischia negli anni cinquanta, in un’Italia ancora devastata dalla guerra e in cerca di un mondo nuovo, perché “i vivi avevano indurito il silenzio, un callo sopra la pelle morta della guerra” e solo lui, il protagonista, ha il cuore colmo di domande e un insaziabile desiderio di risposte.

Iniziato al mestiere di pescatore dallo zio e dall’amico Nicola, il giovane è in bilico tra l’adolescenza e l’età adulta, affascinato dal mondo dei grandi, ma troppo piccolo ancora per farne parte. Nicola è l’unico uomo disposto a raccontargli la guerra, da lui vissuta in prima persona, e a renderlo parte della sua storia. In un insieme di italiano e dialetto napoletano, gli “insegna il mare” e i suoi segreti e si fa sua guida verso il cambiamento.

Il cugino Daniele è invece il ponte che gli permette di conoscere l’amore, Caia, una ragazza di circa vent’anni, portatrice di una vita straziata dalla guerra.

Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza. […] Da subito m’innamoravo a vuoto di Caia […], custodendo il suo segreto che non conoscevo ancora ma che doveva esserci e io l’avrei saputo, io solo.

Un segreto non rivelato, ma scoperto per caso, grazie all’aiuto di Nicola e dei suoi ricordi di guerra. Caia, un nome di origine ebraica, che porta in sé tutto il peso della crudeltà nazifascista; Haia, Hàiele:un’acca forte mai sentita prima e poi le vocali in un piccolo grido. Imparavo il segreto pronunciando un nome”.

Erri De Luca ci introduce adesso in un mondo frutto dell’insieme di realismo e mito, una realtà fatta di gente concreta, ma costellata di elementi favolosi.

Il giovane protagonista, infatti, diventa alter ego del padre di Haia, morto durante la guerra, ne mima i gesti, ne copia voce e parole, pensa da padre in un corpo di ragazzo.

Stavo cambiando per lei, Caia stava facendo di me qualcosa d’altro e non c’entrava solo l’amore. E dirmi in testa «Hàiele, Hàiele» mi suscitava una tenerezza di padre che aveva una bambina piccola da crescere, da mettere a letto, lasciando in corridoio la luce accesa.

L’io narrante diventa l’ombra di Haia, la scruta da lontano, la protegge con lo sguardo, lotta per difenderla e perde se stesso per riscoprirsi uomo. La ragazza rievoca così i ricordi d’infanzia, si sente nuovamente vicino a un padre che la guerra le ha strappato via troppo presto e ritrova la pace persa per anni.

Il mito cede poi il passo alla realtà e il giovane è restituito a se stesso, riacquista la leggerezza della sua età e riprende il percorso di crescita iniziato, pronto a fare il suo ingresso da uomo nel mondo. La metamorfosi, però, non è ancora completa.

Avevo voluto forzare il segreto di Caia, ne ero stato investito in pieno. Avevo preso il suo lutto per bandiera. Avevo percorso tutte le stazioni dell’amore, da ragazzino cotto della ragazza più grande a padre tornato per proteggerla.

Il protagonista sa infatti che il suo percorso non è ancora giunto al termine, deve chiudere definitivamente col passato a modo suo, rientrando nel ruolo di padre che gli è stato assegnato. Lo aspetta quindi una prova del fuoco, un battesimo che gli permetterà ufficialmente di entrare nel mondo degli adulti. L’epilogo è nel fuoco e, pur sapendo che nulla può correggere il passato, la strada è ormai segnata e non può tornare indietro; le fiamme illumineranno la sua via e lo trasformeranno in un uomo.

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