Stephen King e la tentazione dei Bottoni

Stephen King e la tentazione dei Bottoni
foto: http://stephenkingonly.blogspot.com/

Saper gestire delle libertà, è il lavoro più complicato che la mente umana possa partorire. Ognuno di noi ne possiede ogni giorno sempre di più e devono essere messe sulla bilancia con il loro contro peso: i divieti. Trovare il giusto equilibrio tra questi due antagonisti rappresenta uno di quegli enigmi che nessuno ad oggi è riuscito a risolvere, proprio perché nasciamo con entrambi sulle spalle e sta a noi imparare a gestire le libertà e i divieti.

Quando arriva uno sconosciuto, in una giornata calda e afosa, che ci si avvicina e ci regala “una scatola piena di libertà”, allora il piatto della bilancia scivola e cade per terra: a questo punto non ha più senso trovare l’equilibrio, perché nelle nostre mani è stato depositato un potere talmente grande che ci obnubila la mente.

Non è fantascienza, ma è l’ambientazione dell’ultimo manoscritto di Stephen King, La scatola dei bottoni di Gwendy: uscito nelle librerie nel mese di marzo, pur nella sua forma quasi più di racconto lungo che di vero e proprio romanzo, ci fa ritornare prepotentemente nella fittizia Castle Rock (luogo amato dai suoi lettori, in quanto scenografia e ambientazione di molteplici suoi libri).

Ci riporta in questa piccola cittadina, che sa più che altro di paese maledetto e come tale, solo qui Gwendy può incontrare un personaggio così particolare come Mr. Farris, che sa dove andare a colpirla per attirare la sua attenzione: infatti la giovane Gwendy ha dodici anni, è leggermente sovrappeso in quella fase della vita in cui quei chili in più possono rappresentare una vergogna tale da costringersi a correre su e giù per la Scala del Suicidio (un piccolo promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto nel passato), sudando e cercando di nascondersi dietro delle felpe decisamente troppo grandi per lei.

Mr. Farris conosce i suoi difetti, i suoi limiti, le sue difficoltà e fa leva proprio su queste per attirare la sua attenzione su quella scatola di mogano antico e solido, ricoperta da sei bottoni tutti colorati: ognuno di questi ha una sua specifica funzione e quella diventa velocemente “la scatola di Gwendy”. Infatti da questa possono uscire meraviglie, come cioccolatini a forma di animaletti dal gusto incredibilmente delizioso o monete d’argento, dal valore incalcolabile.

Questo è il momento determinante di tutta la storia e noi lettori da quella pagina in avanti seguiamo lo sviluppo della vita di una dodicenne che in fretta diventerà una bellissima ragazza, saggia, intelligente, molto dotata negli sport che sa di avere dalla sua, la scatola dei bottoni: ma davvero la sua vita, quella dei suoi genitori, il suo peso, sono tutte cambiate grazie all’oggetto regalatole da Mr. Farris? Perché non è sempre oro quello che luccica e Gwendy lo capisce in fretta.

Stephen King riesce a tirare fuori dal suo cappello magico (aka il suo cervello) un’idea originale, una trama semplice e avvincente, quanto la morale che fa da perno intorno a tutta questa storia: saper gestire delle libertà e dunque le conseguenti responsabilità, crescere nel frattempo e migliorare, cercando di ottenere dei buoni risultati (e non è affatto necessario che siano sempre eccellenti), imparare a rispettare anche gli altri che non hanno le tue stesse possibilità. Però capita anche che tutto questo non basti, che pur agendo con le migliori intenzioni, si causino delle rotture collaterali, di cui magari non ci si rende conto: nella vita vera diventano sofferenze, nel romanzo di Stephen King si trasformano velocemente in tragedie affrescate sulle sue pagine, ca va sans dir.

In questo racconto lungo, si sentono gli echi del suo primo romanzo “Carrie”, ma non ci troviamo davanti sicuramente un copione, in quanto le due protagoniste sono molto diverse l’una dall’altra: un modo particolare di raccontare La Sfida che si pone di fronte ad una ragazza come tante, che a suo modo saprà portarla a termine.

Rebecca Cauda

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