Presentazione del libro del Prof. Ceccarelli: “Malati, Medici; malattie e farmaci nella storia dell’Arte”

Presentazione del libro del Prof. Ceccarelli: “Malati, Medici; malattie e farmaci nella storia dell’Arte”
dipinto Monet

Medici MalatiIl  12 aprile scorso 2013 si è svolto, all’ Accademia Lancisiana, un Convegno  in occasione della presentazione del testo del Prof. Ceccarelli  sulla malattia “impressa” nella storia dell’arte. Sono intervenuti parecchi luminari del ramo culturale sia artistico che medico, ma soprattutto medico. Per primo è intervenuto il prof.  Claudio Bevilacqua che ha parlato del dissenso tra romanticismo e pazzia. Il personaggio presentato da l professore è poco noto, si tratta dello scrittore russo-filosofo, vissuto a sud –est di Pietroburgo Chadajev, rimasto orfano giovanissimo, educato da una zia, in epoca illuminista, in un periodo in cui fu “violentato” da concetti della rivoluzione francese. In seguito risentì del romanticismo di Hegel e Shelling.  Combattè con lo Zar Alessandro I. La Russia viene culturalmente invasa da Napoleone, anche se non politicamente. È un ufficiale di un certo peso, aderisce ad una Loggia Massonica, e poi ne esce, e ne uscirà anche dalla Guardia Imperiale nel 1821, nel 1825 si ritira nelle campagne di Mosca. Negli scritti filosofici, soprattutto nel I: DE NECROPOLI, dove dice che la Russia non ha passato, non ha presente, non ha futuro, non ha impegno nel cattolicesimo, sembra molto radicale.
Nel 1831 riprende la sua vita sociale, ma lo Zar lo fa dichiarare pazzo e lo affida alle cure di un medico ma scrive altre lettere in cui cerca di “abbassare il tiro”, ma non viene ascoltato ugualmente, ormai. La tesi di Bevilacqua è che fosse un insicuro, che non avesse incontrato le difficoltà, non avendo avuto confronti, e che si può affermare che la : timidezza, l’insicurezza e l’avidità ne facessero un soggetto labile mentalmente ma non pazzo. Segue l’intervento di Bruno Domenichelli che, attraverso una sorta di “sceneggiatura giudiziaria” ci conduce sul banco dei testimoni assieme alla Solitudine, come accusata, e ci fa riflettere sulla condizione di questa situazione come se questi fosse una persona. Si parla dei pro e dei contro  Al pubblico Ministero sta il compito di sostenere la tesi, appunto , per cui sia spregevole trovarsi soli, e all’avvocato difensore il contrario. Tra i testimoni dell’avvocato prende la parola Eugenio Borgna che dirà che Solitudine può essere creativa o portare all’isolamento, nel primo caso sarà positivo l’effetto, nel secondo, negativo.
Si avvarrà poi di una frase di Leonardo: “Sii solo e sarai tutto tuo”. Il terzo intervento è affidato al prof. Martinez Ferrer che ci dice che nel 1527 la Spagna invadeva Roma e la Riforma della Chiesa era improbabile. Pedro Lopez, medico di Castiglia, trova rifugio dai re cattolici durante la guerra per il trono. Lopez studiò medicina e ricevette un messaggio dal Messico che cambiò la sua vita, e presto si trasferì lì, lasciando la moglie in Spagna per alcuni anni. In Messico si formava una buona società a metà tra i Creoli e i Meticci: la nuova configurazione della nuova Spagna. La moglie in due anni lo raggiunge.  E nel 1553 fu ammesso in una prestigiosa Università di Medicina; divenne protomedico, esercitò gratuitamente in un convento e divenne uomo di una certa fortuna. Nel 1554, tuttavia, con i suoi figli, si interessò alle imprese assistenziali di fondazioni ospedaliere tra cui le fondazioni di ospedali di lebbrosi, molto rari a quei tempi.
Poi si interessò alla cura dei Meticci, dei Negri, dei Mulatti e degli Spagnoli, di ospedali per Bambini orfani e abbandonati . Nel 1585 si riunirono per proporre molti argomenti sull’evangelizzazione sui bimbi posti soprattutto anche  nella ruota per l’abbandono , perché questi  potessero poi essere ordinati sacerdoti, e se i medici potessero curare nei giorni di festa. Questi furono molti dei successi raggiunti con l’aiuto di Lopez in Messico. Interviene poi il Dott. Liguori che ci parla delle condizioni dei piedi mutilati detti a “Fior di loto”, delle piccole bambine cinesi nella vecchia Cina, ma aggiunge che è stata pratica sviluppatasi fino agli anni Cinquanta in Cina. Ne IX secolo con Confucio, dopo venne in contrasto, il “Fior di Loto” in Cina è stato considerato sinonimo di purezza, che faceva prevedere ai piedi femminili una grandezza minima. La coartazione dei piedi iniziava a 2 anni e proseguiva fino agli 8, fino alla frattura del 5° metatarso. Se ne ricavava un incedere incerto ed un dolore continuo, con frequenti piaghe e ferite, ecc… Questa fu una netta distinzione tra i sessi  Sulla condizione femminile di indipendenza, invece, nel 1965, ha inciso la minigonna, e si è sottolineata l’emancipazione della donna. Ma i tacchi a spillo di oggi non sono quasi meno pericolosi dei “Fiori di Loto” del IX sec. , perché non sufficienti ad evitare rovinose cadute. Di recente gli ortopedici hanno lanciato “un grido” tra cui quello di evitare:  l’ispessimento del tendine di Achille , un improvviso dolore dei tendini del piede che costringe ad un blocco .
Interviene il Professor Russo che ci parla della SERENDIPITY, come di un apparente atto svolto quasi inconsapevolmente che ci porta invece ad una scoperta importantissima, soprattutto scientifica.  E ci spiega che nasca da una favola di Horace Walpoce in cui anche se alcune cose non si vedono, si possono intuire. Ed i farmaci, in particolar modo, ce ne sono un esempio. Alcuni esempi: Jenner: contro il vaiolo, Sommelweis per la febbre puerperale; Pasteur e Lister per la contaminazione batterica; Roentgen per i raggi X; Marie Curie per la radioattività (radio e polonio); Paulov, per il sistema nervoso svolge importante ruolo nel sistema digestivo, Alzheimer per il Morbo; Hofmann per l’LSD 25; Fleming per la penicillina; Mering e Mirkonsky per la terapia del diabete Montalcini per le NFG, la crescita nervosa attraverso l’NFG, appunto. E Pasteur amava però spesso ripetere che, (a dispetto della Serendipity): “La fortuna favorisce le menti preparate”.

dipinto Monet
dipinto Monet

Segue poi la presentazione del libro, dove si afferma che spesso l’arte ha rappresentato personaggi illustri ammalati. Vi sono poi esempi di pittori che hanno dipinto quando erano malati: ricordiamo, come farà il Ceccarelli nel suo libro, che Monet dipinse con la cataratta, per questo alcuni suoi quadri erano visti in un certo modo invece che in un altro.  Vi è poi un quadro del Goya in cui questi fosse in preda ad un attacco di edema polmonare. Renoir, ad esempio, in un momento particolare della sua vita, dovette legarsi il pennello alle dita per dipingere, per un disturbo artritico, e una professoressa ci dice che lei stessa in una Mostra  a Napoli, dopo aver letto il libro del professore, si è resa conto che era capitata, forse la stessa cosa al Domenichino in una sua tela.  Il Professor Cagli poi sostiene che il libro di Ceccarelli è molto utile perché riesce a darci la visione di un certo comportamento che ancora il medico debba avere col paziente e di come si debba educare i giovani dottori di oggi al contatto coi malati, a cui stanno regalando del loro tempo, in fondo e questo non devono dimenticarlo. E che ciò lo ha letto nel quadro di Field. Anche il morbo di Alzheimer è visto dall’interno e non solo dall’esterno, e questa è l’utilità. Poi nel quadro del Goya, lui emerge da un fondale tutto nero e da qui si capisce quanto sia uscito da una malattia grave come una sifilide, ad esempio, ma che le ha riportato una rinascita, ma che sarà solo una pausa che lo condurrà ad una depressione che gli farà rivedere appunto, il mondo tutto buio.
La Prof. Nigro Covre poi ci espone il suo parere tecnico ed umano riguardo al lavoro dell’autore, essendo docente all’università degli studi di Roma La Sapienza di Storia dell’arte Contemporanea. Ella sostiene che usa un linguaggio leggero ed ironico. Parla anche da storico dell’arte oltre che da medico: Ad esempio, nell’ultimo quadro di Monet, egli ha voluto specificare che nascevano dei giudizi tecnici che gli facevano pensare alla malattia sofferta dal pittore, e questo è molto importante.  I corpi che l’arte anatomizza rovesciano la bellezza dell’artista, tra l’ideale, il bello e il brutto.  Si leggono con piacere ad esempio, gli stessi argomenti che legano il pittore con il mondo delle droghe, nell’arte. Non si era lei stessa accorta di quante mani popolassero la storia dell’arte del ‘600 e ‘700 ad esempio. O di quanto sia lievemente trattato il tema della maternità , a partire dal modo di fasciare i bambini, nell’arte, come nelle Madonne di Raffaello, e come mai in una certa Madonna, il piedino destro fosse girato in un modo ed il sinistro in un altro. Sono tutti aspetti interessantissimi.

Michela Gabrielli
20 aprile 2013

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