Firenze antica, fra leggenda e realtà

Firenze antica, fra leggenda e realtà

Maurizio Fantappié, cultore di storia locale, pubblica per Polistampa (etichetta Sarnus), il suo saggio sulle origini della città. Pp. 140, Euro 12.

FIRENZE – Se la Firenze rinascimentale o quella dei Lorena sono state ampiamente studiate e fissate sulle pagine di innumerevoli volumi, gli aspetti della città antica – quella che precede l’anno Mille -, restano ancora oggi ai margini delle trattazioni storiche, vuoi per un’oggettiva scarsità di fonti attendibili, vuoi per una presunta debole attrattiva di un’epoca così lontana e frammentaria.

A questa mancanza, rimedia almeno in parte Maurizio Fantappié, autore di Firenze dalle origini all’anno Mille, che cattura l’attenzione già in apertura, con la citazione ciceroniana che impreziosisce il volume, relativa a quanto sia grave, per un buon cittadino, il non conoscere la storia della terra che gli ha dati i natali. Un monito ancor più necessario in questa nostra sciagurata epoca, che tanto facilmente dimentica i libri a favore di smartphone e tablet. Eppure, la storia di una città, qualunque essa sia, racchiude interessanti aspetti.

Fantappié è cultore di storia locale, e scrive con lo stile gradevole di chi per primo “sente” dentro di sé la bellezza e la solennità di quel tempo passato, al punto che la trattazione storica si svolge in forma narrativa, coinvolgendo il lettore in una sorta di moderno “racconto attorno al fuoco” che dall’Età del Ferro giunge sino alle soglie del Basso Medioevo. Stante la difficoltà di reperire fonti attendibili, alle poche disponibili l’autore affianca una sue personale ricerca di antiche leggende e tradizioni che ognuno dei lettori sente come proprie e familiari, facendo parte della tradizione orale fiorentina.

Il volume prende le mosse da quella sterminata piana paludosa e dai due laghi che occupavano la piana, ricordati anche da Leonardo da Vinci nei suoi scritti. Vuole infatti la tradizione che a prosciugare l’area fiorentina sia stato il crollo del Masso della Gonfolina, sul Montalbano, che, scrive Leonardo, “tenea ringorgato tal fiume in modo che, prima che versasse nel mare, (…), componea due grandi laghi, dei quali il primo è dove oggi si vede finire la città di Firenze”.

Le prime documentazioni di insediamenti umani risalgono a circa novemila anni fa; nel 1893, durante la demolizione del Mercato Vecchio, furono riportate alla luce numerose sepolture appartenenti a una vasta necropoli situata nell’area di Via de’ Vecchietti, e risalenti all’Età del Ferro. Nei pressi, doveva sorgere anche il villaggio villanoviano, che possiamo soltanto immaginare, con le sue capanne o palafitte, e abitato da pescatori e cacciatori, che trovavano nella pianura vergine ogni sorta di selvaggina.

La Storia, con l’iniziale maiuscola, avvia per la Firenze e la Toscana con l’arrivo degli Etruschi, che si sovrapposero alla civiltà villanoviana e dettero avvio alla loro, sicuramente più avanzata e raffinata. Al di là della loro nota presenza a Fiesole, l’autore si spinge a ipotizzare l’esistenza di un insediamento etrusco proprio nell’area dell’odierna Firenze, e precisamente fra il Piazzale Donatello e il viale Mazzini; effettivamente, alcune rovine emersero nell’area nel XIX Secolo, anche se un’ipotesi non condivisa attribuisce loro un’origine romana.

Tuttavia, nel corso della guerra civile contro Catilina, il dittatore Silla distrusse nell’area fiorentina numerosi insediamenti schieratisi con gli insorti, uno dei quali di origine etrusca. L’avvenimento è riportato da alcuni storici e non da altri, ma se così fosse, è probabile che l’insediamento etrusco fosse quello di cui sopra. Fantappié si muove con circospezione fra testimonianze non sempre verificate, e ne cita di numerosi, spingendosi anche di medievali (Salutati, Villani, Malespini), fino al più recente Davidsohn. Il mistero resta, così come il suo fascino.

La Firenze romana ha il pregio di una più solida documentazione, e l’autore coinvolge il lettore ricostruendo la dimensione urbana, con le sue porte, il cardo e il decumano, gli edifici pubblici, e guidandolo in un vero e proprio tour archeologico, fra domus, termae, acquedotti, teatri, il foro e i templi. Ne risulta una città vivace, dinamica e laboriosa, al centro di traffici commerciali di discreta portata.

Centrale, per lo sviluppo di Firenze, ma anche per i destini dell’Europa, l’avvento del Cristianesimo, riconosciuto come culto di Stato dall’Imperatore Costantino nel 313. Prima di esso, le persecuzioni contri i cristiani erano la prassi, e attorno al 250, Firenze già può contare il primo martire santificato, quel Miniato torturato e ucciso nell’anfiteatro, e a cui oggi è dedicata la Basilica di San Miniato al Monte.

Quei secoli, di crisi per l’Impero, furono tuttavia importanti per la città, che vede nascere i suoi nuovi edifici di culto; il primo fu San Lorenzo, consacrato dal Vescovo Ambrogio il giorno di Pasqua del 393 (o forse ’94). Fantappié riporta il suo soggiorno fiorentino, il dono alla città dei corpi dei martiri Vitale e Agricola, e del suo rapporto con Zanobi, Vescovo fiorentino più tardi canonizzato. Fra leggenda e realtà, l’autore ne ricostruisce la figura e i miracoli, apportando al libro un gustoso sapore di devozione popolare.

I Secoli Bui videro Firenze invasa e devastata (ma mai completamente distrutta) dagli Ostrogoti e dai Bizantini, mentre le gesta distruttive di Attila, pur riportate da Villani, vengono relegate dall’autore alla pura leggenda. In questi secoli agitati, è interessante la disamina sull’aspetto della città, ormai molto diversa da quella romana, più volte modificata, ancora ingombra di macerie, e la presenza ipotizzata di un sistema difensivo bizantino; il serrato confronto delle fonti, dirette e indirette, pone il lettore al centro di un caos storico di sicuro interesse, tuttora non completamente risolto.

La storia di Firenze s’intreccia con quella europea di altre orde barbare, fra cui i Longobardi, che giunsero a Firenze attorno al 570, e qui l’autore confuta Paolo Diacono e la sua Historia Longobardorum; anziché frutto di una lunga campagna di guerra, la conquista longobarda sembra sia stata favorita da una precedente “alleanza” con i Bizantini, che ne avevano fatto una sorta di milizia mercenaria per controllare il territorio. Al momento della ribellione (data la natura di orda dei Longobardi), la conquista risultò relativamente facile, già essi controllando e conoscendo buona parte del territorio.

Questo, sulla base dei pochi scontri avvenuti in Italia, e delle ancor meno distruzioni; anche Florentia ne uscì indenne. Scorrendo le pagine, l’autore tratteggia un bel ritratto della città longobarda, delineando in particolare l’intreccio fra potere laico e religioso, e la nascita dei patrimoni dei grandi feudatari; su queste dinamiche infatti si reggerà l’Italia dell’Alto Medioevo. Il Regno longobardo tramontò nel 773, con la sconfitta subita ad opera delle truppe franche guidate da Carlo Magno, chiamate dal Papa Adriano I.

Fantappié ricostruisce quelle remote vicende attraverso le Croniche di Giovanni Villani, ma in un certo senso smascherandone gli “adattamenti” delle vicende che l’autore vi apportò per fini, diremmo oggi, “politici”, ovvero per esaltare e giustificare il ruolo di Firenze come “paladina” della fede cristiana; un ruolo che appunto risaliva a Carlo Magno, anche se i suoi rapporti con Firenze sono meno profondi di quanto le leggende vogliano far credere.

I Secoli Bui videro una prima luce attorno all’anno Mille, quando spicca la figura del Marchese Ugo di Toscana (o di Tuscia), signore della Marca omonima legata al Sacro Romano Impero (che dopo Carlo Magno perse però la sua importanza politica). La figura di Ugo, amabilmente ricostruita fra realtà e leggenda, è ancora oggi ricordato a Firenze per il suo buon governo, e solennemente celebrato con una cerimonia religiosa nella Badia che si tiene il 21 dicembre di ogni anno, giorno della morte avvenuta nel 1006. Badia che fu costruita e dotata dalla madre di Ugo, Willa, e da lui continuamente sostenuta.

Qui si conclude questa storia della Firenze antica, i cui nove capitoli sono arricchiti da mappe dell’Italia e della Firenze antica, e da belle fotografie in bianco e nero di monumenti, stampe e miniature che aiutano il lettore a orientarsi nel dedalo dei secoli passati.

Un libro interessante e scritto con passione, che potrebbe a buon diritto essere introdotto nelle scuole fiorentine, a supporto del programma generale di storia, per approfondire la conoscenza, fondamentale, delle proprie radici.

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