Angelology

di Elisabetta Bolondi

Romanzone di quasi cinquecento pagine, si legge con crescente curiosità fino al grande ed imprevisto finale. La trama è fin troppo complessa, ma il senso profondo del libro è molto  semplice e leggibile: le forze del male nel mondo non prevarranno.
Per arrivare a questo obiettivo la scrittrice, grande conoscitrice delle sacre scritture, dai testi apocrifi, della mitologia classica, della storia europea del 900, della storia dell’arte e della musica, disegna un grande affresco che parte dalla creazione del mondo, con la cacciata degli angeli ribelli che invadono la terra e a causa della loro eterea e conturbante bellezza vengono sedotti dalle donne umane dando origine ad una razza impura, i Neifilim, di cui si parla in un controverso passo del capitolo 6 del Libro della Genesi.

Oltre che in un altro libro escluso dal canone delle scritture, il Libro di Enoc. Gli Angelologi, durante tutto il corso della storia, fino ai nostri giorni, cercano di sconfiggere le forze del male rappresentate dai Neifilim che si servono di esseri inferiori, angeli guerrieri dal nome esotico, i Gibborim, dagli occhi di fuoco e dalle ali dispiegate come enormi pipistrelli neri. I personaggi costruiti dalla Trussoni sono molto ben disegnati: la giovane suora cattolica Evangeline, che è al centro della strana e complicata storia che parte proprio dal convento di St. Rose, nello Stato di New-York, dove la giovane vive dall’età di dodici anni, dopo la morte della madre Angela, giovane studiosa di Angelologia morta in drammatiche circostanze. Sua nonna, l’affascinante Gabriella, l’ha abbandonata da lungo tempo. Nel convento vive però, vecchia e molto malata, suor Celestine, che da giovane, negli anni della seconda guerra mondiale, ha partecipato ad un’impresa archeologica nei monto Rodopi, in Bulgaria, alla ricerca di una misteriosa lira, al cui suono celestiale il destino del mondo potrebbe  cambiare. Angeli misteriosi che vivono fra di noi, suore cattoliche, un intelligente storico dell’arte dal nome evocativo, Verlaine, che si unisce a suor Evangeline alla ricerca di un tesoro misterioso, frutto di un carteggio tra la superiora del convento e Abigail Rockfeller,grande mecenate americana negli anni 40,  fondatrice del Moma, restauratrice dei Cloisters,  e insieme al marito finanziatrice del celebre Rockfeller Center, luogo simbolico dove si svolge l’ultima travolgente parte del romanzo: questa la parte più significativa ed emozionante  del libro.
La New-York del 1999, scelta come luogo privilegiato e sereno prima della caduta  fortemente simbolica  delle Twin Towers, è la location dove la scrittrice ha deciso di ambientare la parte più importante  del suo interessante libro: sul Ponte di Brooklyn si chiude la storia, con un mix di realtà e fiction, religiosità e agnosticismo, teologia e realismo, trattato filosofico e thriller che rendono la lettura affascinante per ogni tipo di lettore, crediate o no alla moda di angeli e demoni, realtà oggettive e realtà parallele. La scrittura e la costruzione dei caratteri dei personaggi sono davvero efficaci, consentendo di dare credibilità e dignità anche alle parti più spettacolari e cinematografiche, più decisamente improbabili e fantasiose.
Fonte articolo: Ventonuovo

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