Cercando l’unica ragione, con Vincenza Alfano

Abbiamo incontrato ed intervistato Vincenza Alfano una giovane scrittrice, promettente penna partenopea.  La Alfano è insegnante di materie letterarie presso un Liceo di Napoli, giornalista pubblicista, dirige le attività dell’Officina della scrittura Homo Scrivens, laboratorio di scrittura creativa, e si occupa di scouting letterario. Ha vinto concorsi letterari e ha partecipato a progetti di scrittura collettiva, fra cui l’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 (Homo Scrivens, 2012). Lo scorso novembre ha pubblicato il suo terzo romanzo “L’unica ragione” Homo Scrivens ed. a soli 3 mesi dalla pubblicazione il libro è già in ristampa.

Come è nata l’idea del titolo “l’unica ragione?
Ho giocato sul doppio valore semantico della parola ragione. In fondo è anche una conclusione per dire  che la ricerca delle tre protagoniste ha un unico motivo o forse che la ragione manca a tutte e tre.
Cosa è per te l’amicizia?
L’amicizia è un istinto, un bisogno che ti spinge a uscire fuori di te, ad andare incontro all’altro a provare simpatia ed empatia. È un arricchimento, un ancoraggio.
Cosa è per te l’amore?
Il fondamento dell’esistenza.
Queste tre donne da cosa sono accomunate?
Forse l’amore, forse la follia o entrambi.
Sono consanguinee, hanno un legame di sangue diretto, fortissimo, s’incontrano e si scontrano, in fondo si amano forse senza saperlo. Sono necessarie l’una alla vita dell’altra. Vivono un’unica esistenza che si riavvolge come un nastro con delle ripetizioni impensabili.
Le tre protagoniste sono donne che, pur amandosi molto, finiscono col farsi del male, anche non volendo, forse?
L’amore è un sentimento estremo che può facilmente sconfinare nel suo opposto. Non è raro che le persone che si amano si facciano del male inconsapevolmente, a volte per un eccesso di amore a volte per egoismo.
Quanto ti ha arricchito il libro in termini di sentimenti?
La scrittura è capacità di guardare ma anche di ascoltare. Ines, Lucia e Tanina mi hanno raccontato una storia coinvolgente da cui ho appreso un senso più profondo del vivere e dell’amare.
La bellissima pagina senza punteggiatura quanto tempo ti ha portato via?
L’ho scritta quasi di getto, di notte, immedesimandomi pienamente nello stato di smarrimento di Lucia. È stata un’esperienza forte, catartica nel senso più profondo della parola.
Se dovessi descriverti attraverso un libro o personaggio o autore della letteratura, cosa o chi citeresti?
Virginia Woolf e il suo “Gita al faro”, ma è una risposta provvisoria, nel senso che vale in questo momento che vivo. Da domani potrei cambiare idea.
Nel tuo romanzo la città di Napoli è spesso sfondo e protagonista. Che rapporto hai con la tua città? Che tipo di immagine va evidenziata?
.Amo la mia città, la sua arte, i suoi paesaggi, la sua storia. Napoli mi suggerisce ogni giorno  un ‘ispirazione. Credo che gli artisti napoletani siano privilegiati perché, come dico spesso, Napoli è una continua provocazione. Bisogna bandire l’oleografia, gli stereotipi, promuovere un’immagine inedita raccontandola così com’è.

Dalla quarta di copertina:
Tre donne, Tanina, Lucia e Ines. Nonna, figlia e nipote. Tre generazioni diverse. A unirle la follia, forse, forse l’amore, forse entrambi. Ognuna conduce la sua vita, in un percorso in cui gli anni s’intrecciano in una continua fluttuazione tra passato e presente, memoria, ricordi, futuro. Dal dopoguerra a oggi, in un viaggio a senso inverso da Lucia a Ines, ognuna, da protagonista, descrive gli episodi che segnano la storia di una vita. Un’unica vita. Alla ricerca di una ragione. Se c’è.

 

 

Emilia Ferrara
23 febbraio 2013

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