Giacomo Leopardi e l’eterno femminino

Giacomo Leopardi e l’eterno femminino

Nel bel saggio-romanzo di Raffaele Urraro, edito dalla fiorentina Leo S. Olschki (pp. 371, Euro 33), si raccontano le donne che il poeta conobbe e frequentò nel corso dei suoi soggiorni italiani, e si ricostruisce la sua figura di intellettuale amante del bello e della vita di società.

Quasi due secoli di cattiva critica letteraria ci hanno resa l’immagine di un Leopardi poeta del dolore, chiuso nella sua solitudine nella quale amava compiacersi, votato al pessimismo e a alla malinconia. A restituire del poeta recanatese un’immagine più vera, contribuisce il Professor Raffaele Urraro, che nel suo Giacomo Leopardi. Le donne, gli amori, ne ricostruisce la figura attraverso le numerose conoscenze femminili che ebbe in vita, conoscenze tutt’altro che superficiali, anzi ognuna a suo modo importante per il poeta, che vi cercava un impossibile sollievo alle sue sofferenze fisiche e morali. Contrariamente alla vulgata, Leopardi non rifuggiva il piacere e la vicinanza delle donne, avrebbe anzi voluto esserne travolto, se non fosse intervenuto, a frenarlo, l’avverso destino che lo dotò sì nell’ingegno, ma lo menomò nel fisico, ingobbito e afflitto da numerose malattie. Una situazione di sofferenza che avrebbe stroncata qualsiasi vocazione all’ottimismo; eppure Leopardi seppe sopportare la sua condizione con stoica resistenza, traendone materia di ragionamento sulla sofferenza universale, arrivando comprendere e scusare, in fondo, l’indole infelice degli uomini, per la quale incolpa la “matrigna Natura”. Con la sua sensibilità di poeta, Leopardi apprezzava la bellezza delle donne, le sfumature del loro animo, certe civetterie, di cui avrebbe voluto godere. La prima donna con cui ebbe a che fare, fu ovviamente la madre, quella Marchesa Adelaide Antici dal carattere severo e quasi arcigno, che mai perdonò al figlio il suo talento letterario. Una donna sicuramente particolare, affatto sprovveduta, ma che si trovò ad affrontare e a gestire la disastrata situazione economica del marito, il Conte Monaldo; forse, in un contesto diverso, sarebbe stata una madre diversa. Particolarmente toccante, il capitolo dedicato a Paolina, adorata sorella di Giacomo, che sempre ammirò il suo talento, e lo incoraggiò nei momenti più difficili. Oltre alla madre e alla sorella, sono più di venti le donne incontrate da Leopardi nel suo peregrinare per l’Italia, alla ricerca di un luogo dove trovare sollievo alle sofferenze fisiche. Speranza vana, poiché ovunque il suo debole fisico incontra il dolore, quando per il clima troppo umido, quando per l’eccessivo sole che infastidisce i suoi occhi, quando per il freddo che mina i suoi polmoni.

Il volume è organizzato per aree geografiche, nel senso che segue Leopardi nei suoi spostamenti lungo la Penisola, aprendosi ovviamente a Recanati. Ognuno dei macrocapitoli prende le mosse da una città visitata dal poeta, e diventa occasione di scoperta dei personaggi femminili da lui incontrati a Roma, a Pisa, a Bologna, a Firenze, a Napoli, come anche nel villaggio natio. A ognuna di queste donne, Urraro dedica un approfondito ritratto morale e psicologico, mettendo ovviamente in risalto i rapporti intercorsi con il poeta. E lo fa attraverso una ricca bibliografia, studiando opere generali come quelle del De Sanctis o di Alessandro D’Ancona, ma soprattutto la letteratura dedicata a Leopardi, dallo studio di Ceragioli sugli anni pisani, ai volumi di Boghen-Conigliani, dai saggi di Momigliano alla biografia del Damiani, oltre, ovviamente, ad attingere agli scritti dello stesso Leopardi, dall’epistolario allo Zibaldone. Un volume che nasce quindi da un attento e paziente lavoro di documentazione, che indirizza il lettore verso splendidi testi della letteratura italiana, e costituisce lo spunto per ulteriori approfondimenti. Di riflesso, il volume è anche preziosa occasione per scoprire gli aspetti di una certa vita mondana che afferiva ai salotti letterari.

Un libro che si legge come un romanzo, caratterizzato da un doppio punto di vista: quello delle donne, di volta in volta descritte, e quello di Leopardi, la cui figura ricorre continuamente nel libro, sia nelle descrizioni delle donne che lo incontrarono, sia direttamente nei suoi scritti. Come noto, il periodo trascorso a Pisa fu probabilmente il più felice dell’esistenza di Leopardi, come si scopre anche dal capitolo dedicato. Nell’ex repubblica marinara, il poeta fu accolto con ammirazione nei salotti delle dame, che facevano a gara nel “vezzeggiarlo” e scioglierne la riservatezza. In particolare, Laura Parra (futura moglie di Giuseppe Montanelli) gli riserva una certa tenerezza, come si può leggere dalla lettera del gennaio 1828 nella quale lo esorta a intervenire alle serate del salotto Mastiani. Vi si leggono parole fra il formale e l’affettuoso, che lasciano intendere la considerazione di cui Leopardi, a ragione, godeva. Una considerazione che però si fermava molto spesso alla sfera intellettuale, e lo steso Giacomo ne era tristemente consapevole, al punto da non frequentare il salotto delle splendide sorelle Mason, per timore di essere deriso a causa del suo aspetto deforme. Eppure, anche da quest’ambiente, non gli mancarono gli inviti e gli attestati di stima, di cui però comprendeva il limite: Leopardi voleva di più, da una donna, ma quel di più sapeva di non poterlo ottenere. Da qui, la sua rabbia contro il destino avverso, per non poter godere di quei piaceri concessi anche a uomini, nell’intelletto, ben più mediocri di lui.

Da Pisa a Bologna, da Roma a Firenze a Napoli, Leopardi ebbe ovunque conoscenze femminili, che gli lasciarono nel complesso buoni ricordi. Uno su tutti, quello di Charlotte Bonaparte, nipote di Napoleone ed esule a Firenze, dove abitava in Palazzo Serristori. Con lei, Leopardi fu legato da profonda, reciproca stima.

Il volume ci racconta quindi il Leopardi “mondano”, che a suo modo seppe comunque esercitare un certo fascino sull’altra metà del cielo, anche se in maniera platonica e controversa. Una parte comunque non trascurabile della sua esistenza, che ci viene oggi restituita dalle approfondire ricerche del Professor Urraro.

Particolarmente riuscita l’immagine di copertina, quella Governante di Redgrave, che, con il suo lungo abito nero, l’espressione pensosa e il volto pallido, incarna in un certo senso l’ideale compagna del malinconico Leopardi, cui un avverso destino impedì di cogliere i fiori della vita.

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