Racconto:“Angela e la magia del Natale”

Correva l’anno 1919, Angela aspettava il Natale, ma “soprattutto aspettava il suo  papà!”
Cittadini e soldati, siate un esercito solo! Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. (Vittorio Emanuele III).
Era finita da un anno la “GRANDE GUERRA’’ e molti soldati non erano ancora tornati in patria ……
La piccola Angela,suo padre se lo immaginava così: immerso nel fango, sotto la pioggia, al freddo, con tanti altri papà che non erano ancora tornati a casa, come il suo. Era la vigilia di Natale,un giorno e una data come altre che aveva già passato, come altri Natale senza il papà, mentre la mamma sfaccendava in casa e lei, seduta per terra, giocava con la sua bambola di pezza e le raccontava che il papà non c’era,che era in guerra. Ogni sera la mamma la copriva bene, la prendeva per mano e si recavano in chiesa.
-Bisogna che preghiamo molto Angela, per fare tornare a casa il papà.

-Angela non conosceva molte preghiere,era troppo piccola ma, in silenzio, si avvicinava alla statua della Madonna, congiungeva le sue manine,a modo suo pregava, in silenzio.
-Ciao Madonnina, so che la mamma piange perché il mio papà non c’è, ma Tu non puoi farlo tornare? Che Ti costa a Te? Io rivoglio il mio papà, la Luisa ce l’ha il papà che la porterà a vedere il presepe in chiesa e poi ucciderà il coniglio e sua mamma lo cucinerà, ci saranno gli zii a tavola e il giorno di Natale ci saranno i suoi cuginetti, si faranno tante risate tutti insieme, giocheranno tombola e io? La mamma piange sempre, io sarò sola anche questo Natale? I miei fratelli mi compreranno le caramelle va bene, sanno che mi piacciono tanto e non sempre abbiamo i soldi per comprarle e la mamma mi dà i fichi secchi e dice che sono buoni come la cioccolata. Mio papà me lo comprava a Natale, un bel pezzettone, io me la facevo “squagliare” in bocca per non finirlo subito, adesso manco mi ricordo più il sapore della cioccolata, i fichi secchi però  sono buoni e io li mangio e ne lascio anche per quando torna il papà. Ti prego, Madonnina bella, vai dal mio papà, digli che domani è Natale, non voglio stare senza lui anche quest’anno e non voglio vedere più la sua sedia vuota e la mamma triste. Ti prego fallo tornare, la mamma dice che la guerra è finita e allora se è finita perché non torna? Forse non ha i soldi per il treno, perché non glieli dai Tu così può tornare, digli che gli voglio bene e mi manca, per favore non dimenticarti di dirglielo, deve tornare perche noi siamo soli. -Dopo la messa serale, andavano dalla nonna che, seduta dietro la finestra, sferruzzava, una dopo l’altra, le maglie di lana per le nipotine, con i piedi poggiati sul legno del braciere, al caldo dei carboni coperti dalla cenere che li manteneva più a lungo.

-Pietrina, ci sono novità di Luigi, hai chiesto al curato se si sa niente dei dispersi,che si dice in paese,c’è speranza che qualcuno torni, che li trovino, che li riportino a casa?
– No, nessuna notizia – rispondeva sua madre, stringendosi nelle spalle e lasciando scendere una lacrima che, subito asciugava con l’orlo della veste, per non farsi vedere dalla piccola Angela e anche la nonna piangeva e anche lei cercava di non farsi vedere …
-Nonna, quando torna il mio papà, (chiedeva la piccola Angela), tu pensi che viene a Natale? Quando è partito per la guerra ha detto che quando tornava mi portava una bambola vera, non come quella che mi ha fatto la mamma con lo strofinaccio (all’epoca si realizzava una bambola arrotolando su sé stesso uno strofinaccio, come i bambini che, allora, venivano fasciati e poi con un carbone si disegnavano gli occhi e con il rossetto la bocca e ci voleva molta fantasia per giocarci e molta inventiva, ma ai bambini non mancava di certo), però io voglio dirgli che non fa niente se non me la porta e anche se non mi compra la cioccolata, io voglio solo vederlo qui, abbracciarlo, dirgli che gli voglio bene-poi scoppiava in lacrime e si stringeva al petto della nonna che cercava di consolarla. La notte Angela dormiva con la sua mamma, nel grande lettone e dopo le preghiere si addormentava.
“Era per strada, nevicava, si vedeva una piccola luce lontana, decise di andare a vedere, si mise a correre per arrivare prima ma la neve, le rallentava il passo…C’era un grande albero alla fine della strada e tante piccole luci che parevano stelle,man mano che si avvicinava il cielo si tingeva d’argento e non nevicava più, poi lei era scalza ed indossava il vestitino nuovo della festa che la mamma le aveva cucito ed in testa aveva un bel fiocco rosa e c’erano tante farfalle e un sole caldo che riempiva tutto il cielo e tanti bellissimi e profumatissimi fiori e farfalle variopinte le volteggiavano intorno.
Quella piccola luce ora era una enorme stella e sopra c’era un soldato con un bambino in braccio. Il suo piccolo cuore batteva forte, una signora bellissima, che lei conosceva bene, allunga va il braccio chiamandola.
-Vieni Angela, non avere paura, vieni, porta a casa il tuo papà!
– Angela si svegliò di soprassalto, era mattina presto, la mamma era già in cucina, le arrivava il profumo del latte e caffè di orzo che le preparava ogni mattina a colazione.Scese dal letto e corse da lei.
– Che fame, mamma.
-Era il 25 dicembre 1919, si sentirono dei passi sul selciato, la mamma si avvicinò alla finestra per vedere chi fosse.
– Oh mio Dio, oh Madre santa, oh mio   DIOOOOOOOOOOOO.
– Fu un momento, la porta si aprì, sulla soglia c’era un uomo magro, sporco, stanco e lacero e una scatola tra le mani.
– PAPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA’…………………
FU IL NATALE PIU’ BELLO DELLA SUA VITA!

Maria Teresa Manta
24 dicembe 2012

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