L’isola e le rose di Walter Veltroni

Certo che se Walter Veltroni fosse andato a presentare il suo ultimo libro “L’isola e le rose” alla trasmissione Tv da Fabio Fazio, sul fine settimana, avrebbe perso gran parte dello stile e del fascino che giovedi scorso sei dicembre 2012, ci ha regalato, assieme a Gianrico Carofiglio, Mario Calabresi e Cristina Comencini. Mario Calabresi, tra i primi ad intervenire, dice una cosa molto dura: il problema sta nello sbagliare. E chissà che non abbia proprio ragione lui, in un’epoca in cui tutto è scontato e dove risulta vincente chi “non sbaglia un colpo”. Difficile da accettare, ma chissà che non sia ancora dagli errori che gli uomini non riescano a riconquistare quella parte “fallace” del loro essere che li distingue tanto da un dio che ci segue nelle nostre opere.

Aggiunge Calabresi che il tempo dei nostri genitori era quello o: della guerra, o quello di subito dopo quest’esperienza devastante, un’esperienza che, una volta provata, si ha il “coraggio” di qualsiasi cosa. Ed aggiunge il direttore de La Stampa che sosteneva il suo vicedirettore Casalegno, che dopo la guerra non si aveva più paura di nulla, si abbatteva la paura in se’. E che noi scontiamo il fatto che veniamo da un periodo di benessere; a tal proposito viene in mente il Rinascimento ed un’era fatta di arte e di artisti, proprio come sarebbe e richiederebbe l’Isola di Veltroni: un pezzo di terra sull’acqua, costruita da un ingegnere, dove vi abiti l’arte e le arti e la scienza e le scienze che diano la possibilità ad ognuno di crescere nel “proprio guscio”, a modo suo, ma anche legato ad un ideale che si possa dire e considerare “comune”, non perché uguale per tutti, ma perché con gli stessi fini di pace e solidarietà. Questo, (nell’interviste dei tre intervenuti), dichiarerà lo stesso autore,che non toglierebbe dal vocabolario dell’isola la parola ambizione che non dev’essere intesa in maniera del tutto negativa, come Veltroni stesso ricorda, oggi è vista e percepita, ma in maniera positiva come “a qualcosa da ambire”, appunto, nel senso di aspirare, desiderare.
Devo dire che tra gli interventi come lettori del testo di narrativa, molto particolare è stato quello di Carofiglio che ci ha parlato di un progetto nato per Riccione, dove si è cercato di “effettuare” qualcosa del genere: area territoriale con intenti internazional-culturali comuni. Non bisogna peraltro dimenticare che l’Isola di cui parla Veltroni è ambientata in acque Riminesi, e questo ricorderà certamente Fellini, e, come sosterrà poi la stessa Comencini, Giulio, il “quasi” protagonista, è un Vitellone dei suoi film e quindi ben ricorda quegli anni, che poi, lo stesso Veltroni non smentisce appartengano al sessantotto. L’avventura della sua esistenza sarà di 55 giorni, (e qui vengono in mente il numero di quelli di prigionia di Aldo Moro).
L’ingegnere che aiuta e produce per i ragazzi (che la vogliono), l’isola, vorrà ricavarci soldi, ma soldoni veri, e questo di per se’ non sarà tanto nobile, ma è da un’idea del genere che la situazione si potrà realizzare, e in sostanza certo, non sarebbe una causa onorevole, ma è già una spinta per realizzare il progetto.
Progetto che verrà raggiunto, ma che poi verrà bloccato dallo Stato, perché vede ambizioni, appunto, di ricerca di un altro tipo di energia, completamente diversa da quella “Culturale” che lascia, sicuramente, molto di più di una di tipo esclusivamente economico. Si pensa, in sostanza al ricavare energia petrolifera, mentre l’Isola non ricava che acqua nelle sue trivellazioni, e non ricava altro che “spirito umanista”, quello spirito di tipo “didattico-comportamentale” che altro, (e ci si scusa per la ripetizione) non si possa chiamare che culturale. E comunque, ammette Veltroni, ci vogliono centinaia di kg di tritolo per buttare giù l’isola, quella terra di costruzione “indipendente”. E aggiunge che egli preferisca che a guidare il racconto sia l’orecchio, come sosteneva lo stesso Calvino. L’autore intanto continua a ritenere che : “ Noi siamo lo strumento di una meraviglia che sono gli altri “ E se non continuiamo a ragionare così, perderemo gran parte della soddisfazione nella vita. Altra bell’espressione, riguardo al pensiero dell’isola di Veltroni, è quella di ammettere che: “La memoria è la scatola in cui si coltivano i sogni “ E di questo, almeno chi scrive, gliene è davvero grata.
La fine dell’incontro termina appunto, con i ringraziamenti dello scrittore a molti, tra cui tutti gli spettatori che, in una situazione politica particolare e con il freddo alle “spalle”, hanno avuto il coraggio di assistere alla presentazione del libro, e poi ad alcune figure importanti della nostra epoca come: Eugenio Scalfari, Ottavio Di Brizzi (della Rizzoli), Giovanna Cau, ed Ettore Scola, altri come Sergio Zavoli ( a cui vanno i suoi auguri per l’accaduto incidente dei giorni scorsi), all’attrice, davvero dotata: Marianna, che ha deliziato il pubblico con la lettura di alcuni brani del testo, e a Tonino Guerra, che lo ha ispirato nella stesura del libro.
Ma per concludere, Walter Veltroni non evita di aggiungere che, anche se l’Isola verrà “abbattuta”, nel libro si porti invece, un messaggio di ottimismo e speranza a tutto il mondo che, nella nostra situazione politica attuale, potrebbe essere, (anche in vista del Premio Nobel di questi giorni per la Pace ), l’Europa, ma in genere proprio per tutto il mondo.

Ricordiamoci dunque che, non è la corrente politica né la sola capacità narrativa dell’autore a costruire questo libro, ma la sua concezione della vita e la sua vena creativa ad aver saputo trasmettere, soprattutto nei brani letti, quelle emozioni e quei sentimenti che, lo si ripeta, come lo stesso Calvino diceva: giusto l’orecchio può apprendere, e, per i diversamente abili, si permetta di aggiungere, il cuore, in generale.

 

Michela Gabrielli
11 dicembre 2012

 

INFO:
Titolo: L’ isola e le rose
Autore:Veltroni Walter
Editore: Rizzoli (collana Rizzoli best)
Prezzo: € 17,50
Disponibile anche in ebook a € 9,99

 

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