Racconto D’Estate, di Leonardo Bonetti

Dopo “Racconto d’Inverno“, edito da Marietti editore, che ha collezionato numerosi riconoscimenti, tra i quali il Premio Nabokov 2009, il Premio Speciale Targa Il Molinello e il Premio Speciale della Giuria Histonium, Leonardo Bonetti ha pubblicato il suo secondo romanzo “Racconto di Primavera”, sempre per Marietti, già finalista al Premio Zingarelli e al Premio Savona, ha vinto il Premio Carver 2011.
Nel marzo 2012 ha invece pubblicato “A libro chiuso”, un volume di meditazioni e frammenti in prosa poetica con una nota introduttiva di Antonio Prete. Quest’opera si è aggiudicata la XXVI Edizione del prestigioso Premio Lorenzo Montano.
In questi giorni è arrivato nelle librerie il suo terzo romanzo, dal titolo “Racconto d’estate”, dello stesso editore -pp.297 €.22- che aggiunge un altro tassello alla quadrilogia delle stagioni, che dovrà essere completata.  Racconto d’estate è un romanzo eccentrico, un libro che tenta di rifondare la realtà attraverso il linguaggio e l’immaginazione, celebrando la finzione nella stretta misura del testo, senza velleità di ricostruzione realistica.
In un’estate che si trascina ormai da un secolo, sei ragazzi e un cane, personaggi picareschi e un po’ infingardi, intraprendono il viaggio della loro vita in un concentrato di comicità e avventura attraverso il Mediterraneo e fino al cuore dell’Africa. Sono alla ricerca del punto dove finisce l’estate: è lì che potranno sconfiggere l’ipocrisia e il conformismo dei signorini, dei chi di dovere, veri idoli polemici di questa rivoluzione dal basso, sognata ma possibile.
Zampa di cane, Brenga, Giusy, Smargiasso, ‘lisabetta, Controra, Mariarana: la loro è un’epopea goliardica con un unico obiettivo, scardinare quel presente dispotico che ha tutta l’aria di sgretolarsi da sé. Perché la sua irrealtà lo rende, in fondo, invincibile e inconsistente al tempo stesso.
“Una stagione che dura un millennio”, dove il comico suona una partitura da concerto folle e la visionarietà e la fantasia dominano la scena.
Un romanzo, che l’autore definisce inesperto, ignorante e dottissimo, con personaggi infingardi e audaci al tempo stesso. Che porta come suo fondamento la follia dello scrivere, sempre in bilico sulla punta di un calambour, esattamente come quello in esergo: l’etimologia della parola busillis, che deriva da un’errata sillabazione della frase latina in diebus illis (in quei giorni o a quel tempo). Da qui le espressioni “non venire a capo del busillis” o “qui sta il busillis”.

Perché è il busillis l’unico vero motore di questo libro, l’errore e l’equivoco capaci di dare la stura a un’energia vitale che travolge ogni cosa. Energia che, procedendo dall’interno di questa epica a rovescio, cambia spesso direzione spingendo i suoi eroi a capofitto in mille bizzarre avventure. Sempre restando nella grande camera oscura della coscienza del narratore, tale Zampa di Cane, in realtà è un “disoccupato scrittore”,  che avrebbe potuto interpretare la parte di un dramma, ma che si trova nell’occhio del ciclone di un’estate da mettere alla prova. E lascia che la sua coscienza si faccia libro inseguendo la vita come fosse il prodotto stesso della sua finzione.
La caratteristica di questo libro, che si basa proprio sull’incertezza dei luoghi e al tempo la loro verosimiglianza, fa assumere una premessa sovversiva, denunciando i dogmi della postmodernità  come fallaci e illusori per l’abbattimento dei luoghi stessi del potere. È un libro, insomma, che mette in discussione la modernità nel suo complesso, al di là delle sue filiazioni più recenti. Denunciando la condizione di orfanità della nostra epoca, staccata dalla tradizione, dalla storia, dal passato.

Il libro verrà presentato martedì 10 luglio 2012, presso la Biblioteca Civica di Solaro (MI) alle ore ore 21,00, una bella occasione per approfondire le piacevoli complessità di questo libro e decidere di leggerlo.

Sebastiano Di Mauro
6 luglio 2012

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