“La pazienza del nulla”, il nuovo libro di Arturo Paoli

Don Arturo Paoli, nome storico e internazionale dell’Italia vera, efficiente, quella ispirata ai valori cattolici più profondi, torna con tutta la sua saggezza, sviluppata in quasi cento anni di vita. I suoi trascorsi sono quelli di un uomo unico, un sacerdote passato alla storia per aver salvato centinaia di ebrei durante la seconda guerra mondiale, un testimone di Dio che ci fa il dono di raccontarci quanto ha appreso nella sua travagliata e maestrale esistenza, vissuta in cento anni e in tre continenti.

Il suo ultimo libro, “La pazienza del nulla”, edito da Chiarelettere, casa editrice laica di livello nazionale, parla proprio dei suoi 13 mesi, tra il ’53 e il’54, trascorsi nel deserto algerino, con la comunità dei Piccoli Fratelli. Si tratta di una rivisitazione parziale del suo “Facendo verità”, libro autobiografico scritto nell’84, in cui il frate ricostruisce le tappe più significative della sua vita e dal quale estrapola il corpo centrale, quello dedicato all’esperienza nel deserto del Sahara.

“La pazienza del nulla” è un vecchio diario personale in cui Arturo Paoli scava nella profondità dell’anima in un contesto di silenzio e solitudine. Il vuoto del deserto, dallo stesso autore considerato “la cornice del nulla”, ispira a Don Paoli una riflessione profonda sulla fede e sulla Chiesa, di cui lui è uno dei simboli più puri. È nel deserto, inteso “come svuotamento, morte e rinascita, come Gesù quando dice a Nicodemo di rinascere in spirito e verità, come luogo dove non si è forzati a scegliere, non c’è nulla da scegliere, perché lì solo il tempo avviene”, che Arturo Paoli elabora personali teorie sulla vita e i suoi valori più puri, capovolgendo le prospettive comuni e porgendoci la sua ideologia dell’assenza, della solitudine mistica, che esiste solo quando “l’uomo non è più un interlocutore e non c’è più nessuno che lo interpelli”.

Un viaggio in due prospettive, fisico e spirituale, esterno ed interiore, in cui si convive solo con la Bibbia e con nessun altro. Un vecchio diario ritrovato, scritto in uno scatolone di sabbia e polvere che avrebbe avvilito, e infine annientato, qualsiasi uomo, ma non Don Paoli, che in quella situazione ha trovato un coraggio nuovo, quello di sperare ”di incontrare qualcosa che desse senso a quell’esistenza”, trasfuso da un “Cristo che è qui, anche se non si sente”.

Un’esperienza da cui capire che “nulla di umano deve essere distrutto”, che “la morte è un passaggio di fede” e che il bene più prezioso è la libertà, quella considerata da Arturo Paoli “il dono più prezioso ricevuto nel deserto”, quel clima della cui brezza selvaggia e leggera si nutre l’amicizia e che, purtroppo, rappresenta qualcosa di sempre più raro in un mondo fatto di schiavi.

Giuseppe Ferrara
8 giugno 2012

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