Come non piangenti di Cristina Alziati

Il poeta è sempre civile, perché testimone della modernità e voce autentica di un tempo, di uno spazio che ora si stanno dilatando sempre di più, attraverso le moderne tecnologie. Ecco perché la poesia non ha bisogno degli scritti “d’occasione” dedicati all’11 settembre o alle guerre in Medio Oriente, i cui esiti sono spesso discutibili. Il poeta, attraverso la sua visione del mondo (i dotti direbbero “Weltanschauung”), elabora il suo poetabile che non è mai decontestualizzato e quindi avulso dalla società di cui fa parte (o c’è qualcuno che crede ancora all’idea del poeta-asceta?). Sono davvero perle preziose quelle poesie in cui si indaga il contemporaneo e le sue emergenze con un’ottica civile, di militanza, giungendo a risultati significativi.

Certo, Ungaretti, Sereni, Brecht e Quasimodo sono tra i pochi che hanno affrontato il tema della guerra senza quella retorica ampollosa che porta il verseggiare allo scadimento. Tra le perle più recenti sono da annoverare quelle di Cristina Alziati, solida poetessa che nel suo “Come non piangenti”, “passa da Nairobi alle Isole Eolie, dalle Dolomiti ai romeni di Tor di Quinto” con risultati pregevoli. Il suo sguardo puntato sui drammi odierni non è mai né compassionevole né estetizzante, anzi diventa uno dei motivi per sondare l’alterità (molte poesie sono dedicate ad un “tu” e, mutatis mutandis, questo “tu” in alcuni testi parrebbe l’umanità intera). La sezione tuttavia più riuscita del libro è “I riccioli della chemio” in cui l’autrice affronta, non senza una punta di ironia (“Mamma, ora il cucciolo sei tu”/ esclamava Sofia al taglio dei capelli, prima/ del primo ciclo di chemioterapia…”) il delicato momento dell’inverno del corpo (per quale/ voce straordinaria dirti l’inverno,/ quando l’inverno ero io?), e cioè la scoperta di un tumore. Finalmente la poesia ritrova la sua voce umana, lirica, senza artifici né mode, come rileva giustamente Pusterla nella presentazione. La poesia è questo, soprattutto. Un dialogo con il lettore e non una finzione, come purtroppo, molti, oggi, la intendono.

Piergiorgio Viti

17 maggio 2012

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