Carrisi & Fitzek: quando il thriller prende il sopravvento

Carrisi & Fitzek: quando il thriller prende il sopravvento

Carrisi SalTOIl Salone Internazionale del Libro di Torino si è rivelato una vera fucina di incontri, discussioni, interventi, parole e interviste fatte in ogni angolo. In questo caldo maggio 2015, moltissime persone hanno sfidato code e calca nella metropolitana per potersi godere quattro giorni (che a pareri di molti, sono davvero pochi) la cultura, quella con la C maiuscola.

Paese ospite di quest’anno è stato la Germania: nell’ottica di celebrare e mettere in primo piano le bellezze di questo Paese, anche gli ospiti internazionali non si sono fatti attendere. Ed è così che venerdì 15 maggio, alle ore 18.30 nella Sala Gialla, il noto scrittore e giornalista Donato Carrisi ha intervistato Sebastian Fitzek, tedesco, anch’egli scrittore di fama internazionale. L’incontro di due diversi soggetti (ma che poi, al termine dell’incontro, sembravano più che altro fratelli separati alla nascita), di due menti geniali, che l’un con l’altro hanno cercato di capire e di far comprendere anche al pubblico, da dove vengano le loro idee e ispirazioni, che mettono su carta. Sì perché entrambi, con due stili diversi, scrivono libri che rientrano nella terminologia dei thriller psicologici: l’uno affronta gli incubi e i labirinti, l’altro le paure. Due facce della stessa medaglia, i quali ammettono di cercare di trasferire non tanto un messaggio con i loro scritti, quanto un’emozione forte, una sensazione da pelle d’oca e brividi sulla nuca. E da dove arriva tutto questo? Dalla ricerca costante da parte di entrambi di quell’emozione che è la paura. Sia Carrisi che Fitzek ammettono di essere terrorizzati da ciò che scrivono, anche perché se non sono loro i primi a spaventarsi delle loro parole, come possono pretendere che queste poi atterriscano i lettori?

Assistere ad un incontro come questo vuol dire anche sentire due uomini ammettere di avere delle paure che magari si trascinano ancora dietro (e chi non le ha?), che hanno però avuto l’intelligenza e la capacità di sfruttarle a loro vantaggio per poterne trarre delle storie. Sebastian Fitzek confida come lui scriva sugli incubi per farli digerire ai suoi lettori, come se i suoi romanzi potessero (e anzi, ci riescono benissimo) essere anche una valvola di sfogo per chi li legge.

Fitzek & CarrisiRacconti sulle loro infanzie, che sono state segnate dalle prime letture che possono ispirare anche noi lettori: Carrisi rivela di aver iniziato a leggere a 12 anni, un Harmony di una vecchia zia e di aver poi affinato i suoi gusti e rivela una chicca. Prima di scrivere ogni suo libro rilegge volentieri “L’orologio che urla” di Alfred Hitchcock, in quanto fa scattare in lui un meccanismo narrativo che torna ogni volta abbia un’idea per un nuovo manoscritto.

Infine anche Sebastian Fitzek ci racconta dei suoi labirinti: di come gli piaccia arrivare fino in fondo, osservando le cose da un’ottica diversa. Crea dei labirinti narrativi, scavando dentro di noi, in quella parte di ogni persona che si ha paura ad esplorare: ed ecco che lui con le sue parole, lo fa per noi, portando a galla ciò che sta in profondità.

Un incontro forse troppo breve, ma che è riuscito a concentrare in un’oretta le idee e le passioni di due scrittori, che pur venendo da due differenti Paesi, rivelano di avere molto in comune ed è proprio grazie a questa sintonia sincera e limpida che li si potrebbe ascoltare per ore, senza stancarsi mai. In alternativa, non avendoli sempre a disposizione fisicamente, utilizzando un mezzo di comunicazione potente, che rivela molto di uno scrittore: i suoi libri.

di Rebecca Cauda

18 maggio 2015

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