Profumi, odori, sapori e tradizioni di una terra da cui “io non me ne voglio andare”. «Verrà il vento e ti parlerà di me», il nuovo romanzo di Francesca Barra

Profumi, odori, sapori e tradizioni di una terra da cui “io non me ne voglio andare”. «Verrà il vento e ti parlerà di me», il nuovo romanzo di Francesca Barra

 FullSizeRender (6)“E’ un libro che fa ritornare a quell’epoca in cui non c’erano gli smartphone né i social, il fronte umano valeva di più e tutto questo fa venire un po’ di nostalgia”.

Scrittrice, giornalista, conduttrice televisiva e radiofonica, ma prima di tutto donna e mamma di origini lucane, Francesca Barra ha deciso di raccontare i propri valori, di parlare della propria terra e in particolar modo del paese, lontano anni luce dalle frenesie lombarde, in cui è nata e cresciuta. Quel paese “maledettamente bello. Struggente ma desolato”.

La storia di due donne appartenenti a due epoche diverse, eppure collegate da un filo invisibile: Teresa, la nonna, fedele alla sua terra che non lascerebbe per nessun altro posto al mondo, e Caterina, giovane e avida di conoscenza con il sogno di “tendere lo sguardo altrove. Scoprire cosa ci fosse oltre le abitudini e gli itinerari rassicuranti, oltre i volti delle persone che incrociava fin da bambina”. Caterina, rimanendo comunque ancorata alle tradizioni e ai valori che le erano stati trasmessi dalla nonna, aveva deciso di scoprire il mondo, “voleva sapere che effetto faceva a chi non conosceva la sua storia e le sue origini”. Così, dopo aver superato le polemiche della famiglia, la giovane decise di trasferirsi a Roma per intraprendere gli studi universitari, qui si rese conto che “bastava andar via per sentirsi improvvisamente invisibili. Per sentirsi un puntino mentre il mondo corre e si occupa di altri interessi”.

Dalla narrazione magica e coinvolgente, Francesca Barra è stata capace di rapire il lettore e di fargli provare le stesse sensazioni dei protagonisti, ripercorrendo le strade di quel luogo idilliaco in cui tutto è ancora così selvatico, dove il vento non smetterà mai di soffiare.

La stessa autrice, raggiunta telefonicamente per un’intervista, ci aiuta a comprendere meglio ed approfondire.

Qual è stato lo spunto che ti ha portata a scrivere Verrà il vento e ti parlerà di me?
E’ nato quest’estate mentre osservavo la casa in cui sono cresciuta, in Basilicata. Mi sono sempre occupata di inchieste e a un certo punto ho deciso di soffermarmi sui miei affetti e sulle tradizioni che avevo ricevuto in quel posto. Da qui è nata la necessità di scrivere Verrà il vento e ti parlerà di me.

Dai tuoi libri, inoltre, si evince che ti piace trattare temi che non siano scontati, temi che corrono sul filo del rasoio come i senzatetto e le terre inesplorate della Basilicata: si nota che sei in continua ricerca di una verità, prima all’interno di te stessa e poi per i tuoi lettori. Qual è il tema, tra quelli che hai trattato, per te più affascinante e in base a cosa decidi quali siano le storie più facili o difficili da raccontare?
Sicuramente gli argomenti che più mi affascinano sono quelli in cui bisogna ricercare un senso, perchè non c’è una sola e unica verità. Aver iniziato con i racconti di mafia e con le storie criminali mi ha aiutata ad essere sensibile e rispettosa del dolore altrui. Raccontare le storie è un dovere, perchè non esistono storie più facili o storie più difficili: ognuno ha una storia da raccontare e questo l’ho capito ancora di più quando ho vissuto con i senzatetto per strada. Le storie non sono facili o difficili, dipende dalla sensibilità di chi ascolta. E’ l’urgenza a fare la differenza.

Mettendo a confronto Tutta la vita in un giorno e il nuovo romanzo, a quale ti senti più legata e rispecchia maggiormente le tue idee?
Tutto ciò che scrivo mi rispecchia. Sono legata a tutti i libri che scrivo. E’ come una madre che deve scegliere a quale figlio volere più bene: impossibile!

Verrà il vento e ti parlerà di me sarà un romanzo in un certo senso fine a se stesso, oppure avrà un continuo?
Non lo so. Me lo stanno chiedendo in tanti, per ora ognuno può attribuire il finale che vuole. Il finale adesso è vostro.

Da mamma consiglieresti ad una famiglia di far vivere il proprio figlio in una città come Milano dove potrà responsabilizzarsi e vivere la vita a 360 gradi, oppure sarebbe preferibile farlo crescere in un paese dove i valori e le tradizioni fanno da padroni?
La cosa che mi sentirei di desiderare per mio figlio è innanzitutto che esplori il mondo, che non si fermi dov’è nato altrimenti non apprezzerebbe il confronto. Bisogna, prima di tutto, essere cittadini del mondo mantenendo le proprie radici. Io vorrei tanto veder crescere i miei figli nel luogo dove c’è una rete d’affetti. Perchè io sono dovuta andare via a 18 anni per inseguire il mio sogno, e da Milano per tornare a casa devo fare undici ore di macchina, oppure arrivare in aeroporto e noleggiare un’auto, oppure fare mille cambi di treno, e ciò scoraggia. Sarei stata più ricca dentro e meno smarrita se avessi avuto gli affetti vicini. Perciò ai miei figli auguro di essere cittadini del mondo ma vicini ai loro affetti.

In conclusione, si dice che siano i libri a scegliere il lettore, secondo te quali lettori sceglierà il tuo romanzo e perché?
L’altro giorno mi ha fermato una coppia in treno: lei di Torino e lui di Lauria e mi hanno riconosciuta perchè sono miei follower. Mi hanno subito ringraziata per il libro. Inizialmente pensavo fosse un romanzo che colpisse un determinato target, invece, dal momento che parlo di valori autentici e racconto cosa prova chi va via di casa, mi sono resa conto che è un libro che colpisce chiunque abbia amato e poi sofferto per la lontananza. Chi sa cosa vuol dire andar via di casa, sa cosa voglio raccontare. Non c’è un lettore tipo, è un libro trasversale.
Oggi la più grande emancipazione sarebbe quella di stupirsi davanti alle tradizioni del nostro passato, e questo libro aiuta a farlo. E’ un libro che fa ritornare a quell’epoca in cui non c’erano gli smartphone né i social, il fronte umano valeva di più e tutto questo fa venire un po’ di nostalgia. Oggi manca il contatto umano, è un’utopia osservare la nonna che detta le ricette a Caterina: prima di trascriverle sul ricettario, oggi, le condivideremmo sui social.

Mirko Olivieri
9 maggio 2015

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