Siate ragionevoli, chiedete l’impossibile, di Padre Ernesto Balducci

Nell’anniversario del ventennale della morte  di Padre Balducci, Chiarelettere, dopo don Milani (A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca) e don Mazzolari (Come pecore in mezzo ai lupi),  pubblica “Siate ragionevoli chiedete l’impossibile”, con Prefazione di Don Andrea Gallo.

In questo libro sono raccolti i principali scritti politici di padre Balducci, sui grandi temi della vita, come  la pace, la tolleranza, la difesa dell’ambiente, la proposta di un nuovo modello di sviluppo che non insegua unicamente il profitto, attraverso un vero e proprio viaggio in un cristianesimo autentico e alternativo. In proposito egli diceva: “Non voglio che si diffonda il cristianesimo che io conosco. Voglio che si diffonda il Vangelo che io medito, che è un’altra cosa.”.

Questa espressione può sembrare rivoluzionaria ma invece di rivoluzionario c’è solo l’invito a scoprire un uomo vero e senza paura, attraverso la  forza rivoluzionaria del Vangelo. Don  Ernesto Balducci sente la necesità di un cristianesimo autentico e si interroga chiedendosi dove sono finiti i veri cristiani, ai quali ricorda le parole di Gesù “Io sono venuto per servire, non per essere servito».  

Leggere il pensiero di Padre Ernesto Balducci, un gigante del pensiero cristiano del Novecento rappresenta una vera soprpresa anche per i non credenti, perchè i suoi scritti sono di un’attualità sorprendente. Una perlustrazione del nostro presente che parte dalla critica radicale al modello di sviluppo che disumanizza la vita, fino ad arrivare alla politica  e alla denuncia del razzismo

Nella sua prefazione don Andrea Gallo dice: “Ernesto Balducci è stato uno straordinario testimone del Vangelo e credo che più che un personaggio da commemorare, a vent’anni dalla morte, sia un uomo da ascoltare e da studiare.” Secondo Don Gallo,  padre Balducci ci insegna a “osare la speranza”, ci invita alla ricerca  dell’uomo nascosto nel profondo della natura dell’uomo. In suoi scritti sono una riflessione sui problemi della nostra civiltà, che sempre più si basa sulla competizione sfrenata, contrapponendo una solidarietà liberatrice e responsabile, che è ben diversa dall’assistenzialismo che conosciamo e che ci tiene lontani dall’altro, ma serve solo a tenere placati i rimorsi della nostra coscienza  senza che però vi sia un vero coinvolgimento personale, se non quello di mettersi su un piedistalo per essere ammirati.”  Ma questo è ben diverso da quello che ci viene insegnato nel Vangelo a proposito  della Carità, che quando si esercita deve essere fatta nel silenzio, senza che la destra sappia quello che ha fatto sinistra, altrimenti il nostro compenso sarà dato solo dall’ammirazione degli uomini che rimarranno  colpiti dei nostri gesti.

Il pensiero di Balducci, nato in un paese di minatori sull’Amiata, è di un’attalità impressionante e non sembra vero siano passati vent’anni della sua morte. Leggendo i suoi articoli, si ha la netta sensazione della provocazione che scorre tra le sue righe, come quando parla del Natale in «Quel Bambino fra Tigri ed Eufrate», in cui si legge: «In questo Natale provo una profonda antipatia per Gesù Bambino. Parlo, sia chiaro, del Gesù Bambino dei nostri presepi…. Se toccasse a me, saprei dove andare a prendere un bambino in cui si ripete l’iniquità del mondo».

Non meno provocante  sono le sue parole di critica contro la Chiesa, che suonano come  un atto d’accusa contro il pontificato di Wojtyla, che definisce «La mobile immobilità di papa Wojtyla». Poi affronta con chiarezza diversi dei temi più dibattuti partendo dal rapporto tra scienza e fede, l’ora di religione a scuola, la questione femminile nella Chiesa, non dimenticando delle riflessioni sulla pace, sul senso e dignità della vita umana nella quale ricorda Primo Levi e Bruno Bettelheim, entrambi morti suicidi.

Interessante la sua considerazione sulla la mafia, che definisce come il segno del fallimento dello Stato, o meglio  la crescita di uno Stato illegale dentro le viscere dello Stato legale. Secondo questo pensiero i due organismi vivono utilizzando gli stessi apparati: respirano la stessa aria, sono irrorati dallo stesso sangue e vivono in simbiosi, tanto che la morte dell’uno sarebbe la morte dell’altro. Don Balducci afferma che la mafia potrebbe davvero scomparire solo se il principio della legalità diventasse nella coscienza di tutti il modo più elementare di esercitare la responsabilità per il bene comune. Invece di anno in anno si fa sempre più diffuso uno spirito di rassegnazione che spesso diventa cinismo.

Leggere questo libro può rappresentare un occasione unica per ripercorrere e vedere i fatti accaduti negli ultimi vent’anni nel nostro paese, alcuni dei quali ancora dibattuti, sotto un’altra luce in modo tale da potersene fare un’idea nuova, attraverso gli illuminanti imput delle considerazioni di Don Ernesto Balducci.

Info:

Edizione Chiarelettere

Collana Istant Book

pag. 176 €. 7,00 – Disponibile anche in ebook a € 4,99 


Sebastiano di Mauro

5 maggio 2012

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