DONO, LETTERA ALLA SCONOSCIUTA CHE HA SALVATO MIO FIGLIO: EMANUELA IMPRESCIA IN TUTTE LE LIBRERIE

DONO, LETTERA ALLA SCONOSCIUTA CHE HA SALVATO MIO FIGLIO: EMANUELA IMPRESCIA IN TUTTE LE LIBRERIE

71SYHBffjGLDono. È una parola con un significato molto complesso ma anche così chiaro da risultare molte volte banale. Cosa vuol dire donare? Questa parola può assumere diverse sfaccettature e una di queste, forse la più importante, è raccontata nel libro edito da Feltrinelli e pubblicato il 25 marzo “Dono, Lettera alla sconosciuta che ha salvato mio figlio” di Emanuela Imprescia. L’autrice, insegnante di Bolzano, ha voluto portare avanti attraverso questo libro l’opera di sensibilizzazione sulla donazione del midollo osseo. Donare la vita. Si, proprio così. C’è ancora tanta strada da fare, ci sono tante, troppe barriere da abbattere ma Emanuela è certa, l’importante in fondo è essere informati, il resto lo farà la coscienza di ognuno di noi.

Alessandro è il figlio di Emanuela. A 4 anni e mezzo Ale, un bellissimo bambino biondo con gli occhi azzurri come la mamma e il papà Salvo si ammala di leucemia. L’iter da seguire per debellare la malattia non è facile, anzi, terribile per un bambino di quasi 5 anni che vede davanti a lui l’infanzia negata. I genitori sono costretti a mettersi di fronte a una dura prova, devono cercare di reagire per dare forza al loro piccolo cucciolo che deve combattere contro un mostro, contro la Signora Leucemia Linfoblastica Acuta Immunofenotipo T. Emanuela Imprescia racconta con un linguaggio perfetto e commovente tutto il cammino di Ale e la sua famiglia durante quei bruttissimi mesi che avrebbero portato alla cura dalla malattia.

Le strade per cercare di debellare la leucemia solitamente sono due: la prima, solitamente la più efficace per i bambini, è la terapia che “è una sorta di reset, un po’ come ciò che facciamo quando il computer comincia a dare i numeri. Resettiamo e dopo il reset alcuni virus se ne sono andati ma magari altri rimangono lì latenti, quindi per un po’ il computer funziona e poi ricomincia a fare le bizze. È così che si affrontano le leucemie. Il paziente viene portato il aplesia, vengono sterminate le cellule. Tutte, e poi si attende che il midollo riparta ma in questo periodo il sistema immunitario è annientato quindi i pazienti sono inermi nei confronti di ogni attacco esterno”. Questa procedura dura due anni mentre, l’ultima spiaggia è il trapianto. Nonostante la paura e i periodi difficili in cui Ale, preso dallo sconforto, confessa alla mamma di avere paura di diventare un angelo per il timore di arrivare dall’altra parte e non trovare più la strada e perdersi, il piccolo guerriero riesce a guarire e finalmente, piano piano, cerca di riprendersi in mano la sua vita, con molta, tantissima attenzione.

Ale inizia ad andare scuola, corre e vive finalmente con i suoi coetanei. Tutto sembra essere perfetto e Alessandro vive felice con il fratello Andrea e la nuova arrivata Anna. Qualche anno più tardi, però, Ale non sta di nuovo bene. Le analisi evidenziano qualcosa che non va e la paura torna a essere padrona della famiglia Polì. La leucemia è tornata e adesso l’unica cosa che poteva salvare Alessandro era solamente il trapianto. Le uniche persone consanguinee che potevano donare erano Andrea e Anna ma nessuno dei due fratelli era compatibile con Ale e dunque la speranza di vita si affidava solo a una persona e a un numero che Emanuela Imprescia, ora presidente Admo di Bolzano, conosce benissimo. Uno su centomila. Ed è a lei che Emanuela si rivolge in questo libro, LEI, la Vita. Una donna che, in modo gratuito e totalmente disinteressato si era fatta tipizzare nel registro dei donatori potenziali. Basta solo un prelievo e, se chiamati,in pochi minuti si può salvare una vita. Il cammino di Alessandro è stato lunghissimo, difficile e pieno di coraggio. Il coraggio e la forza che sono arrivati anche attraverso un gruppo Facebook che Emanuela Imprescia aprì per cercare di sensibilizzare la gente affinché si iscrivessero nel registro dei donatori e soprattutto per cercare di distrarsi raccontato giorno dopo giorno il cammino del piccolo Ale.

La sacca piena di Vita arrivò a Padova il 3 maggio 2011. Qualche giorno prima Alessandro aveva parlato al telefono con Laura Pausini chiedendole se, proprio quel giorno, Laura potesse cantare per lui perché, come diceva S. Agostino, cantare vuol dire pregare due volte. Il 3 maggio tutti cantarono, sul gruppo Facebook ‘Polì Ale:un midollo per la vita’ tutti cantavano una canzone che è diventata il simbolo di questa rinascita: Il cerchio della vita. Cantavano tutti “al lavoro sottovoce, facendo le pulizie in casa, alla guida della propria auto, a scuola, nei bagni, al parco, sulle panchine.” Tutto per quei “402 ml di vita” che cominciarono a scorrere nelle vene di Ale e dove Emanuela ci vide, proprio quella notte “scuola, gioco, corse, amici, amori, lavoro, figli”. E così lei ha perso, ha perso due volte ed è stata sconfitta dalla Vita, quella vera. “Cara Vita, lei ha perso quando tu hai deciso che volevi far parte del progetto di vita di un altro essere umano. Ha perso il giorno in cui ti hanno chiamata e tu, ancora una volta, hai detto sì”. L’ADMO è l’associazione donatori midollo osseo. Sono tantissime le persone che grazie al gesto di un estraneo sono oggi vive e spensierate. Tutti, dai 18 ai 35 anni possono iscriversi al registro tipizzandosi e possono avere l’opportunità di fare continuare la vita di un essere umano.

(FELTRINELLI, 15euro, 182 pagine)

Enrica Iacono
2 Aprile 2015

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