I delitti della Uno Bianca: tutta la verità sulla banda criminale che terrorizzò l’Italia

82 delitti, 22 omicidi, centinaia di feriti e un bottino di 1.928.071.841 lire. Sono questi i numeri dei delitti e dei colpi messi a segno dalla Banda della Uno Bianca, una scia di sangue che attraversò il nord Italia tra il 1987 e il 1994, seminando terrore e morte. Per quei delitti furono arrestati i tre famigerati fratelli Savi: Roberto, detto “il ragioniere”, capo della banda criminale e capopattuglia del 113 della Questura di Bologna, suo fratello Fabio, soprannominato “il fantasista”, camionista di Rimini e Alberto, “il rintronato”, poliziotto al commissariato di Rimini.

Con loro altri tre complici che entravano ed uscivano dalla banda, anche loro nelle forze dell’ordine, Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta, Luca Vallicelli.

L’autore del libro, Giovanni Spinosa , pubblico ministero da 17 anni negli uffici giudiziari di Bologna, da sempre in prima fila contro le mafie racconta il suo punto di vista sulla vicenda. Da quando, pubblico ministero alla Procura di Bologna, a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, fu incaricato di seguire le indagini sulla famigerata banda che seminava terrore in Emilia Romagna, fino a quando, dopo l’arresto dei Savi nel 1994 non venne allontanato dalle indagini perché si “ostinava” a sostenere una versione dei fatti che mal collimava con quella degli inquirenti. Per Spinosa infatti la banda della Uno Bianca non era semplicemente un gruppo di criminali assetati di sangue e di soldi, dietro c’era qualcosa di più, si intravedeva, già allora, la mano invisibile delle mafie. Se non è così perché allora i fratelli Savi dichiararono di essere stati i soli a ideare e mettere in atto le rapine e gli omicidi mentre le prove giudiziari dimostravano altro? E poi ancora perché si lasciarono disciplinatamente catturare senza tentare di fuggire quando già sapevano di essere nel mirino della polizia, lasciando nelle loro abitazioni tutte le prove delle rapine?

Di certo le loro dichiarazioni, l’addossarsi colpi mai fatti contro ogni ragionevole dubbio o prova scagionò diversi imputati, persone che avevano confessato e i cui processi furono interrotti o finirono con un’assoluzione. Un mistero, quello della Banda della Uno bianca, che dura da anni, perché se la verità giudiziaria e investigativa è arrivata da tempo, forse la verità reale, quella con la V, maiuscola non arriverà mai. Spinosa prova a offrirne una parte, spiegando e documentando la sua teoria, quella teoria che ebbe già dal 1994 e che ne portò all’allontanamento dal caso del fratelli Savi. Perché forse, quella della Uno Bianca, non era una banda a “conduzione familiare” formata da delinquenti a caccia di soldi e dal grilletto facile, ma un organizzazione collaterale alla mafia che nel 1984, con la strage del Rapido 904, aveva dato il via ad una strategia terroristica con lo scopo di destabilizzare lo Stato e spingerlo a chiudere i processi contro Cosa Nostra.

Muovendosi fra le voragini investigative, gli errori processuali, le dichiarazioni ambigue e le ritrattazioni dei Savi, Spinoza dipinge il quadro di un vero e proprio giallo, quello di una Banda di criminali che tra sparatorie, rapine e morti ammazzati seminarono il panico nell’Italia delle stragi seguendo un preciso schema dettato dall’alto di cui nessuno ancora oggi è disposto a parlare.

Info:
Edizioni Chiarelettere  Collana Principio Attivo – pp. 464 – 18,00 euro
Il libro è disponibile in formato  ebook al prezzo di 13,99 euro

Valentina Vanzini

3 aprile 2012

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