Sono stato l’assistente del dottor Mengele: la storia degli aguzzini di Miklós NYISZLI

Cosa resta di un uomo se privato della sua famiglia, del calore di una carezza, di quella serenità inconscia, all’apparenza inflitta, dall’insipida abitudine? Non è facile rispondere, tanto che neppure lo stesso Miklós NYISZLI, autore di “Sono stato l’assistente del dottor Mengele”, ci riesce. Chi può farlo è solo il lettore. Solo lui, dal caldo della sua poltrona, alla ricerca di un’evasione letteraria, si scopre dentro le inquietanti mura di un forno crematorio nella dissezioni di cadaveri.

Storpi, deformi ma soprattutto bambini meglio se gemelli. Di riflesso si legge l’eugenetica, il darwinismo sociale, si legge una verità dell’animo umano, la sua enorme barbarie. Vulnus d’origine di una spirale che ci assale tanto è facile. Questo libro non parla né di NYISZLI né della seconda guerra mondiale, parla dell’uomo quando scegliere di percorrere la via dell’analfabetismo emotivo. Una storia inscritta tutta nel presente. Sì, perché la logica dell’asservimento al compito svincolato dalla responsabilità non è storiografia, ma attualità.
Piuttosto che NYISZLI, semplice vittima passiva di un atto, ci si sforza di capire chi o cosa quell’atto lo abbia compiuto. Qual è il senso intenzionale dell’azione nazista nella celebrazione di quel massacro? Cosa li muove? È quel demone a terrorizzare, e  quasi come un Mefistofele, ad appassionare la curiosità del lettore – c’è qualcosa di nostro persino nella ferocia delle esse-esse.  Darsi una risposta è comodo, leggere nella domanda il riflesso della nostra immagine difficile. Ogni lettura, infondo, non è altro che (ri)lettura di sé.

http://www.collanaslavica.info/l/l-mengele.html

Iacopo Bernardini

27 febbraio 2012

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