Piste di Lacrime, non solo un racconto ma una storia sulla crudelta’ della guerra

Questo libro fa parte della collana Slavica, di Zane Editrice, che raccoglie opere della letteratura slava, tradotte da Augusto Fonseca. Non è un semplice libro, una storia raccontata, ma un documento di vita, una testimonianza sui campi di concentramento rosso-sovietici, una storia singolare vista e affrontata da una bimba di undici anni, Aurelia Raszkiewicz, deportata dalla natia Pinsk, con la famiglia nella glaciale Siberia.

Privati violentemente della propria Patria, deportati come bestiame, Aurelia descrive le sue emozioni, frustrazioni e paure verso una nuova terribile realtà, ma il suo attaccamento alla vita riuscirà a metterla in salvo e a farla crescere, pur senza famiglia e senza l’infanzia ormai perduta. Le vicende, raccontate da una donna ormai adulta, mostrano ancora quella fanciullezza perduta e vogliono descrivere a noi lettori una tragedia che è troppo spaventosa da raccontare, ma troppo importante da dimenticare… dimenticare è ciò che l’autrice del racconto non vuole fare, perché ciò che scrive è in memoria di tutti quei bambini che non potranno mai raccontare, mai invecchiare.

Una storia commovente, ricca di fascino, di descrizioni temporali e ambientali, che permettono al lettore di rivedere con la propria mente i luoghi e gli episodi descritti, un linguaggio semplice,  adatto ad un pubblico diverso.

Tutto ciò che ha sofferto, vissuto e percepito, Aurelia lo descrive in modo minimale, pulito e semplice; nel suo racconto di bimba c’è un elemento che si rivela prepotente nella sua anima, la ricerca della famiglia, quella famiglia ormai sterminata dalla guerra, quella famiglia che ricorderà nella sua vita con fierezza e ammirazione. L’amore per la Patria, la fede in Dio, sono due altri fattori preponderanti della storia e sarà proprio la fede nella Provvidenza, a salvare l’anima della bimba dallo sconforto.

Pur avendo vissuto in un contesto di sofferenza non vi è, durante la narrazione, nessun elemento offensivo o di odio verso i suoi aguzzini. L’autrice lascia a noi il libero arbitrio di giudicare il proprio carnefice. In un contesto così ricco di dolore, non mancano comunque episodi di amore e solidarietà, che riescono a mantenere viva l’anima dell’autrice, il cui compito diventa quello di tramandare ai posteri la descrizione dettagliata di quel periodo terribile, solo così quelle vicende non potranno essere dimenticate dalla coscienza comune.

Tornata in Patria, nella sua amata Patria ormai distrutta, Aurelia troverà anche il coraggio di aiutare coloro che hanno perso tutto, anche un motivo per sopravvivere, partecipando assiduamente all’Associazione di Ex Deportati in Siberia, in cui dal 1989 Aurelia ricopre il ruolo di vice  presidente del Consiglio Regionale di Olsztyn.

Quest’opera, pur trattando argomenti e vicende terribili, resta comunque un inno alla vita, quella vita che l’autrice ha stretto a sé con tutto l’amore del mondo, un testo ricco di emozione, che ci permette di non mettere da parte le atrocità della guerra, una guerra a noi troppo lontana nel tempo; una testimonianza viva che rende omaggio a chi non ha potuto raccontare, a chi non è mai cresciuto o invecchiato, una storia da leggere tutta d’un fiato con amore verso coloro che un’infanzia non l’hanno mai avuta.

Info:
www.collanaslavica.info

Lucia Arezzo

6 febbraio 2012

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