Le Mani sulla città: un libro inchiesta sul lato oscuro di Milano

Gianni Barbacetto e Davide Milosa, due giornalisti de “Il Fatto Quotidiano”, sono gli autori del libro  “Le mani sulla città”, presentato presso la Camera del Lavoro di Milano – corso di Porta Vittoria 43,  il 26 gennaio scorso, alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda ed un  interessato  pubblico,  tra cui tanti giovani a dimostrazione del fatto che il tema trattato  è, fortunatamente, sentito da tutti.

Moderatore il giornalista Piero Colapricco, che apriva la discussione citando una famosa intervista di G. Bocca (recentemente scomparso) al gen. Dalla Chiesa del 1982, allora come adesso attualissima. Una delle risposte del generale a proposito di come egli vedeva il fenoneno mafioso, provenendo dall’Antiterrorismo, era stata: “Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia”……La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali.”

ll libro “Le mani sulla città”, racconta di Mafia e corruzione, analizzando dettagliatamente  diverse  situazioni  dalle  quali si arriva alla conclusione che non è giusto  parlare di infiltrazioni della ‘ndrangheta” nel tessuto milanese e lombardo, perché le cosche sono una realtà ormai radicata nella società, nell’imprenditoria e nella politica sotto le guglie del Duomo: “per la prima volta li vediamo muoversi per le vie del centro, andare allo stadio, cenare insieme e trattare partite di cocaina, costruire palazzi e centri commerciali. Ma anche intimidire, minacciare e uccidere, quando serve, oppure stringere rapporti con la politica ed eleggere i propri candidati nelle istituzioni”.

Nel suo intervento Giuliano Pisapia ha detto: “Non si può negare la presenza delle ‘mafie’ a Milano, tanto che ho voluto istituire una commisione antimafia, un comitato di esperti, chiamati a vigilare sulle gare d’appalto per segnalare eventuali affari in odor di mafia, specie in vista di Expo 2015. Siamo tutti chiamati a combattere e noi faremo la nostra parte come amministrazione pubblica”. Il Sindaco ha anche precisato:“A Milano c’è una forte componenete di persone che vogliono far funzionare le cose, ma pensiamo non sia facile vincere la corruzione, però sono ottimista perchè c’è una nuova aggregazione che, pur provenendo da esperienze diverse, è unita per combattere i fenomenti mafiosi, a cui si perviene soprattutto con la prevenzione da attuare attraverso l’informazione e la sanzione sociale che mira all’isolamento dei soggetti”.

I “mafiosi” della Milano moderna frequentano gli stessi bar, passeggiano a fianco a noi nelle stesse strade, non si nascondono, non vivono nei bunker, ma  noi continuiamo a ignorarlo. Loro sono quelli che ostentano uno stile  di vita da ricchi,  con auto da centomila euro e vestiti firmati, oppure imprenditori dalla faccia pulita, avvocati un tempo insospettabili. Intorno a loro giovani ragazzi milanesi che diventano corrieri della droga. Queste  sono le storie straordinarie e incredibili raccontate con nomi e cognomi in questo libro.

Ivano Lo Bello, a cui per primo è stata data la parola, ha spiegato come in Sicilia ci siano due tipi di Mafia, una militare ed una civile, ma quella che fa più paura è la seconda, che si maschera  e si confonde con persone insospettabili. Poi ha parlato delle rigorose regole anti-mafia per le imprese siciliane che  stabiliscono ad esempio un codice etico per i suoi associati, prevedendo la loro espulsione nel caso in cui paghino il pizzo. Questo costituisce una sanzione sociale che fa paura a industriali  e imprenditori, perchè trasgredendo alle ‘regole’ rimarrebbero isolati e fuori dai benefici che potrebbero ottenere attraverso l’associazione di categoria.  

In accordo con Lo Bello il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini, che confermava come l’applicazione della sanzione sociale sia il primo provvedimento. “Chi e’ colluso e non denuncia deve sapere che Assolombarda non è casa sua”. Poi informava delle diverse iniziative per la lotta alla Mafia, messe in atto nella zona di Corsico (MI), in collaborazione con l’Università Bocconi, il Ministero degli Interni e il Tribunale, mirate a formare manager capaci di amministrare imprese sequestrate alla Mafia.

Nel suo intervento Barbaceto, uno degli autori, ha detto: “finalmente, dopo tanti anni dove da Pillitteri alla Moratti si negava la presenza mafiosa in città, oggi possiamo ammettere questa presenza. Molti boss adesso sono in carcere, ma hanno passato il bastone del comando ai figli”. Barbaceto poi richiamava i momenti in cui a Milano c’erano dei “grandi giochi”, specie con la presenza delle  2 grandi banche, quella di Sindona e quella di Calvi, che si erano prestati a riciclare il denaro sporco. Nessuno in quegli anni voleva vedere il lato oscuro di Milano, perchè si  pensava sempre ad una Milano capitale del design della moda, della finanza, una “Milano da bere”, ma mai come il luogo dove la mafia si era insediata. Ora ci sono stati indicati chiaramente,  avendone così  la possibilità di reagire.

Info:
Le mani sulla città, Gianni Barbacetto e Davide Milosa, 2011 Chiarelettere, pp. 496, euro 16,60.

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Sebastiano Di Mauro

30 gennaio 2012

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