Bugiardi e Innamorati, sette racconti di Richard Yates

Di solito i  racconti non riscuotono molto successo, forse perché considerati poca cosa rispetto alle narrazioni lunghe o forse perché a volte leggendoli si ha l’impressione di rimanere in sospeso, non si ha il tempo di immergersi completamente in una storia che questa si è già conclusa, senza aver avuto modo di comprendere appieno e fino in fondo il senso di ciò che è scritto tra le pagine. Ma Bugiardi e innamorati, pubblicato di recente da minimum fax che propone per la prima volta in italiano sette racconti di Richard Yates, merita una certa fiducia e attenzione, e sembra quasi un romanzo tale è la continuità di atmosfere e situazioni che si percepisce leggendo una storia dopo l’altra. I singoli episodi sembrano rincorrersi in una specie di staffetta, come se i personaggi di un racconto  proseguissero la loro vita tramite altre figure e altre vicende in quello successivo e così l’autore riesce con grande abilità a tessere una trama omogenea seppure costituita da tanti fili diversi ognuno con la propria peculiarità e individualità.

Fin dalle prime pagine il lettore si ritrova catapultato nell’atmosfera dell’ America degli anni Trenta e Quaranta, su questo sfondo grigio si stagliano le vicende dei personaggi, innamorati, sì, ma molto più spesso divorziati e insoddisfatti, in cerca di qualcosa o qualcuno che risvegli e doni una nuova piega alla loro esistenza. Matrimoni falliti, alcol a fiumi, genitori assenti e madri sempre un po’ sopra le righe del tutto incapaci di adempiere al loro ruolo, questi gli ingredienti dei racconti  in cui qualche lampo inatteso di ironia rischiara a tratti la cupezza delle situazioni senza mai far trapelare però troppa luce. D’altra parte, come acutamente evidenzia Giorgio Vasta nell’introduzione,  tutti e sette i racconti non sono altro che la descrizione al ralenti di un crollo, della distruzione di rapporti e  legami che mai però, nella prospettiva di Yates, sono stati fermi e ben saldi. Uomini e donne inadeguati come figli, come genitori; aspiranti scrittori e artisti incapaci di esserlo pur essendo convinti delle loro qualità, tutti i personaggi si mostrano falliti o fallimentari nella loro incapacità di modificarsi. E tutti mostrano una particolare propensione alla simulazione, alla recitazione di una parte, come se non potendo essere ciò che vorrebbero si cucissero addosso un ruolo da portare avanti nelle relazioni con gli altri. Bugie, omissioni, verità non dette dominano in particolare nei rapporti a due, nel matrimonio che si conclude infatti inevitabilmente con una dolorosa distruzione fatta di “nervi lacerati e ferite aperte”.

Testo amaro e pessimista che vale la pena di leggere soprattutto per scoprire una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento, una scrittura scarna e priva di ornamenti ma proprio per questo tanto più incisiva e vigorosa. Non si lascia molto spazio al sorriso né tantomeno all’amore vissuto felicemente, tutto è desolazione e disincanto, ma non c’è disperazione né rassegnazione in questo modo di pensare la vita, bensì l’accettazione di una legge naturale: “non si smette di amare per un motivo, così come non si ama per un motivo”.

Cristina Nicosia

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