“Porca pupazza, no! La strategia del pesce palla”

“Porca pupazza, no! La strategia del pesce palla”

porca-pupazza, no-maria-letizia-maffeiNon fatevi ingannare dai tenui colori pastello della copertina e dal cuore che campeggia al centro: Porca pupazza, no!, primo romanzo di Maria Letizia Maffei non è affatto un libro sentimentale.

Certo, l’amore e l’amicizia vi giocano un ruolo fondamentale ma sono trattati con graffiante ironia, con un sorriso che aiuta la protagonista, Amy, ad affrontare tutte le prove che la vita le mette davanti. Un romanzo anche d’amore, ma non solo.

Porca pupazza,no! ha una vena comica principale che non impedisce di leggere in controluce la sofferenza di una donna che sente di non meritare l’amore e la felicità. Amy ha vissuto un terribile lutto: la perdita della sorella dopo una lunga malattia, e vive fra i sensi di colpa per non essere riuscita a salvarla.

La donna decide quindi di non volersi concedere la gioia che chi non c’è più non può provare e di non affezionarsi mai ad un uomo, di non aprire mai il suo cuore a nessuno. Un meccanismo di difesa, un porto sicuro dal dolore a cui ci si espone nel momento in cui si inizia una relazione che ci coinvolge totalmente.

Ecco quindi spiegato il sottotitolo, la “strategia del pesce palla” è quella che ognuno di noi attua nel momento in cui sente il bisogno di creare un gruppo: una coppia, una famiglia o un gruppo di amici. Come il pesce palla si gonfia per sembrare più grande e minaccioso, scoraggiando il predatore, così gli esseri umani si aggregano per farsi forza a vicenda e forse anche per soffrire meno la solitudine.

La protagonista sembra vivere una instancabile contraddizione fra la ricerca dell’amore e dell’appagamento emotivo e la sensazione che aprirsi a qualcuno sia un rischio troppo grande da affrontare.

Amy ispira immediatamente simpatia nel suo giostrarsi fra la gestione degli impegni lavorativi e della sua vita sentimentale. Una quarantenne che non si prende mai troppo sul serio e i lettori non possono che apprezzare la comicità delle situazioni e delle relazioni con cui si trova a convivere. “Porca pupazza, no!” è l’esclamazione, se vogliamo un po’ infantile che la accompagna in tutte le disavventure procuratele dal suo complicato stile di vita.

Il ritmo della scrittura è frenetico, sincopato, ma comunque evocativo. Una scrittura di immediato impatto che non ricerca sofismi o intellettualismi e non si vergogna di parlare delle cose più semplici, dell’imbarazzante e del quotidiano. Il classico romanzo che può far restare ore col naso fra le pagine.

Ogni donna può rispecchiarsi, in tutto o in parte, con Amy, le sue teorie sull’altro sesso – quest’uomo per me è un valore aggiunto o un superlavoro?- e il modo in cui la vita sembra giocare continuamente con lei, tanto che proprio quando le sembra di aver trovato la via giusta per soffrire meno e raggiungere i propri obbiettivi, questa cambia completamente le carte in tavola.

L’autrice in occasione della presentazione del suo libro ha concesso una breve intervista:

Quale è stata la fase più difficile nello scrivere un romanzo per la prima volta?
La fase della scrittura non è stata affatto difficile, la sentivo proprio come un’urgenza, è stato molto spontaneo. La cosa più difficile è stata convincersi che quello che avevo scritto fosse un romanzo commerciabile, qualcosa che potesse interessare il pubblico. In questo sono stata aiutata da una mia amica che lavora come editrice e che mi ha convinta a fare questo passo.

Porca pupazza, no! racconta la storia di una donna, c’è qualcosa di autobiografico?
Il nucleo del romanzo può definirsi autobiografico, la parte più dolorosa delle esperienze della protagonista. Il resto della storia e dei personaggi sono invece di fantasia

Il libro sembra rivolgersi in particolare al pubblico femminile, gli uomini possono comunque imparare qualcosa?
La mia intenzione non è quella di insegnare niente a nessuno, però penso che, essendo molto vicino alla realtà di molte persone, un uomo possa rivedere in questo racconto quello che succede a molte persone a loro care.

Amy è molto autoironica, quanto è importante nella vita saper ridere di sé?
Certamente! È fondamentale, anzi spesso è l’unico modo che abbiamo di sopravvivere, di superare le paure e le sofferenze. Bisogna sempre guardarsi all’ specchio con ironia, non prendersi mai troppo sul serio ma anche essere consapevoli di chi si è e delle nostre capacità.
A volte guardare alla vita con ironia aiuta anche a fare chiarezza sulle cose, lo stesso ruolo ha anche la scrittura che mi ha molto aiutata ad oggettivare alcune esperienze.

In conclusione, un romanzo divertente ma che allo stesso tempo mette ognuno di noi di fronte alle proprie debolezze, esplicita il tentativo di ogni giorno di cercare di creare un cammino, un ordine in mezzo al caos dell’esistenza.

di Valeria Campisi
2 luglio 2014

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