Salone del Libro 2020: L’uomo in rivolta di Albert Camus con Catherine Camus

Salone del Libro 2020: L’uomo in rivolta di Albert Camus con Catherine Camus

Albert Camus “non era solo uno scrittore”, ci dice Paolo Flores d’Arcais: non solo romanzi o saggi di filosofia, ma anche testi per il teatro e poi la sua passione per il giornalismo. Sessant’anni fa moriva in un incidente d’auto, la figlia Catherine Camus aveva solo 14 anni e non sapeva che suo padre fosse uno dei più importanti intellettuali della sua epoca. Oggi il Salone del Libro di Torino lo ha ricordato, e ha rievocato il suo impegno di una vita, per sé e per gli altri, contro il nichilismo e l’assurdo dell’esistenza, una battaglia titanica combattuta con spirito critico e fedeltà alla verità.

chaterine camus

Ma Camus era anche più modestamente un padre, che giocava con i propri figli e masticava chewing gum. Era molto attento a tener separata la sua figura pubblica dalla vita privata, la sua famiglia rimaneva a debita distanza da una pressante celebrità. Una volta era seduto con sguardo un po’ scuro in poltrona e la figlia Catherine se n’accorse: “sono solo” rispose Camus. La sua solitudine è quella di chi sceglie come amico il genere umano, a prescindere da convenienze di parte. Uno straniero, senza fazione politica e filosofia di scuola, è inevitabilmente condannato all’isolamento e all’invidia.

L’uomo in rivolta

Il pensiero di Camus è continua tensione, ci dice che la rivolta è l’unica soluzione per l’assurdo, cioè per il fatto che noi ci troviamo qui, in un universo senza scopo: “Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia.” Dice no alle ingiustizie, ma pone anche un giudizio di valore, sceglie la morale. Non si deve intendere la morale conformista del buon costume, che ingabbia l’uomo in comportamenti già delineati, ma la morale come capacità realmente trasformativa della realtà, che sorge dall’uomo in quanto libera e creativa fonte di novità nel mondo: “la rivolta è fabbricatrice di universi”.

Il fondamento morale alla base della rivolta è proprio ciò che lo distingue da Jean Paul Sartre, nella ormai storica polemica ricordata da Paolo Flores D’Arcais. Sartre quando parla dell’agire umano ha in mente la Storia e il suo destino, fino ad ammettere parzialmente che è la storia a decidere cosa è giusto o sbagliato. Camus ha sempre condannato le rivoluzioni che trasfigurano la rivolta per la libertà in una nuova forma d’oppressione. La volontà generale che guida il popolo è un’astrazione indubitabile, chiunque pensa di poterla criticare è un suo traditore.

uomo in rivolta

A prescindere da queste distinzioni filosofiche è importante sottolineare, come ci suggerisce anche Catherine Camus, che la rivolta è la vita stessa. Il pensiero della rivolta è profondamente impregnato del più mediterraneo dei concetti: il giusto mezzo. La vita è intesa come tensione permanente tra tutte le contraddizioni dell’esistenza. La misura ci permette di modificare il mondo senza portare il nostro pensiero al limite perdendo così il contatto con la realtà. La rivolta ci fornisce una via d’uscita da una vita insensata ed egoista per aprirci a una concreta solidarietà tra gli uomini. Una visione che è compatibile solo con una democrazia intesa non come legge della maggioranza, ma come rispetto delle minoranze, della dignità della vita per ogni uomo.

“La dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri”.

(Tutti i virgolettati sono citazioni da L’uomo in rivolta di A. Camus)

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