Il viaggio lungo un diario di Camilla Ronzullo

Il viaggio lungo un diario di Camilla Ronzullo
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Ci sono storie che parlano di viaggi. Poi ci sono storie d’amore che nascono da un’improvvisa avventura in terre sconosciute, che vedono (tendenzialmente) i piedi di una giovane donna, disillusa dalla vita, arrabbiata anche con il postino che le porta le bollette, che prende il primo aereo e parte. Chissà per dove, ma pazienza, la cosa importante è andare… andare.

Poi c’è il romanzo di Camilla Ronzullo, “La misura di tutto”, che prende tutti questi ingredienti, li mescola insieme e li trasforma. In qualcosa di completamente diverso: perché? Perché c’è un significato, non banale, non pretenzioso, nella sua semplicità capace di trasmettere un sorriso, ma anche una lacrima e capace di far riflettere anche la persona più ottusa.

La protagonista del romanzo si chiama Nina: quattro lettere, due sillabe, una personalità esplosiva e dirompente. Coraggiosa pur essendo semplicemente se stessa (anche se riesce ad andare oltre la sua persona), che decide di stravolgere la sua vita una sera, quella che doveva prevedere solamente un’uscita con amici e un giro al luna park, ma che si trasforma per lei in un’occasione unica.

Complice anche l’alcol in corpo (che si sa, scioglie la lingua oltre ogni immaginazione), comincia a chiacchierare con quella che verrebbe definita superficialmente “una persona anziana molto sola, che ha bisogno di raccontare qualcosa di sé al primo estraneo che incontra”.

Contrariamente a quello che può sembrare, Gerri si rivela essere uno scultore parecchio famoso, che ha vissuto un’esistenza intera intrisa d’arte e di paesaggi e che ora vuole tornare a casa, a Lampedusa. Non vuole andare da solo, Nina acconsente senza troppi indugi e si getta nelle braccia di Bla Bla Car e di un guidatore inaspettato, che viene definito spesso da lei come “un elefante in una cristalleria” per la delicatezza con cui affronta determinati argomenti, ma che proprio con quel suo modus operandi riuscirà a rivelarsi incredibilmente interessante.

Un romanzo che fa davvero sorridere, perché Nina riesce ad essere così vicina a qualsiasi donna che stia tra i 30 e i 40 anni, ma anche perché Gerri con la sua saggezza e la sua arte riesce a far spalancare gli occhi anche di fronte ad un cielo stellato o ad una spiaggia vissuta di notte.

Una storia che insegna, non solo perché Camilla Ronzullo riesce ad inserire citazioni di altri scrittori o poeti in maniera così puntuale da leggere la medesima come parte integrante della storia, ma anche grazie alla sua continua alternanza di diversi form all’interno delle pagine gli occhi non si abituano mai, ma improvvisando vengono colpiti da quella frase scritta in grassetto, oppure dalla cartolina scritta da Nina (una delle) alla sua carissima amica/sorella Joe.

La sua particolarità risiede anche e ovviamente nel viaggio: un tour che attraversa l’Italia, passando attraverso luoghi come Antignano, Viterbo, Roma la città eterna, Trisulti, Bacoli, Palermo, Porto Empedocle e infine Lampedusa.

Per chi non conosce gli angoli più remoti di queste località, ma anche per chi invece le ha vissute e le vuole rivedere attraverso gli occhi di Nina, Gerri e Cesare per poter assaporare i piaceri della cucina siciliana (e tenersi la voglia costante, dopo aver letto questo romanzo), per chi sostiene (e ne ha ben ragione) che le persone di una certa età siano spesso custodi di una saggezza e di una capacità di raccontare che non si riscontra in altri soggetti.

Camilla Ronzullo riesce ad affrontare con delicatezza e ironia quella tempesta di sentimenti che può riversarsi nella testa di una donna come Nina, la quale si trova costantemente divisa tra quello che ha paura di affrontare, quel nero che spesso spaventa anche la persona più coraggiosa; dall’altra parte la voglia di provare quel qualcosa che si era sopita da tempo come il desiderio di stupirsi, di meravigliarsi, di imbarazzarsi perché in un viaggio con due sconosciuti ci si ritrova a fare il bagno nei fanghi termali con indosso un paio di mutande rosse.

Ma in fondo, chi si poteva immaginare che potesse servire un costume in un viaggio improvvisato?

Un diario di bordo che si legge con gli occhi, ma anche con l’anima che ne risulta piena di meraviglie, quando si giunge all’ultima pagina.

Rebecca Cauda

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