Castle Rock è la Paura fatta serie TV

Castle Rock è la Paura fatta serie TV
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L’arte di saper spaventare, non è cosa da molti.

Ci sono persone che svolgono le più svariate mansioni, dallo scrittore al regista, dall’attore all’intrattenitore: qualcuno di loro è capace di farci ridere, oppure riesce a farci commuovere e persino emozionarci, ma saper far drizzare i capelli sulla nuca per lo spavento, è tutta un’altra cosa.

E per quanto possa essere criticata, anche questa capacità, per chi decide di dedicare la sua professione al genere, deve essere tale che chi si dedica a questo tipo di intrattenimento lo faccia sempre con estrema cautela, come se stesse accedendo a un gusto proibito, che è incredibilmente affascinante tanto quanto terribile, capace di scatenare nella singola persona le più grandi paure.

La paura è a tutti gli effetti un sentimento assai nobile. Da sempre bullizzata perché solo i veri eroi non hanno paura (ma chi lo ha mai detto?), perché provare timore per qualcosa o per qualcuno potrebbe farci apparire più deboli di quanto non vogliamo dare a vedere (ma tanto siamo tutti dei deboli, vittime di capricci e paranoie più nocive della paura stessa).

Quando però la paura diventa intrattenimento di alto livello, allora è in quel momento che la si nobilita a forma d’arte: un romanzo horror, un film psyco–thriller, un fumetto dark e spaventoso, un quadro che ci fa ripensare ai nostri peggiori incubi (e sia ben chiaro, ognuno ha i propri, perché non sono affatto tutti uguali e meno male).

Quando si parla di Stephen King, il suo dono di saper terrorizzare a morte il suo pubblico di lettori che lo seguono con passionebè ben radicato nella sua persona e nessuno glielo potrebbe mai estirpare.

Però spesso, e aggiungerei purtroppo, chi prende in mano le sue opere per trasformarle in trasposizione seriali o cinematografiche spesso fa cilecca, e senza pietà: numerosi i casi passati in cui lo scrittore per primo criticò aspramente i registi che avrebbero stravolto completamente i suoi racconti o i suoi romanzi.

Poi per fortuna c’è chi invece sa rendere onore a queste storie, trasformandole in film stupendi ed esattamente come il lettore (e sicuramente anche lo scrittore) si immaginava potesse venir rappresentato quel mostro, quell’assassino, quella follia, quella paura, quel fenomeno sovrannaturale.

Così capita con la nuova serie TV prodotta da Hulu e dal titolo “Castle Rock”, iniziata in questo afoso mese di luglio in America (nulla si sa ancora circa la programmazione italiana).

La serie nuova, tutta estiva, è stata ideata da Sam Shawn e vede tra i produttori esecutivi nientepopodimeno che J.J. Abrams e nel cast vanta alcuni attori fenomenali, tra i quali spicca indubbiamente Bill Skarsgard (che probabilmente ci ha preso gusto, dopo aver dismesso solo temporaneamente i vestiti del terribile clown Pennywise nel film uscito nelle sale quest’anno).

Non stiamo parlando di un romanzo in particolare del Re e neanche di un racconto specifico, ma stiamo parlando di tanti suoi personaggi e tantissime sue location ed avventure: questo nuovo prodotto televisivo prende infatti ispirazione deliberatamente da molteplici romanzi di Stephen King e quindi risulta una gioia per gli occhi.

Già dal trailer è possibile scorgere alcuni riferimenti a Cujo, Cose preziose, It, Dolores Claibourne, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, Il Miglio Verde, Misery, Stagioni Diverse e moltissimi altri.

La prima puntata si apre con un flashback (che si capirà a chi e a quale evento si riferisca) per poi perdersi nei corridoi della prigione di Shawshank (chi ha visto il film “Le ali della libertà” la riconoscerà subito), dove viene trovato un prigioniero in fondo ad un pozzo, ma nessuno sapeva della sua esistenza né tanto meno si capisce chi sia o perché sia stato rinchiuso in quel buco o perlomeno in un prigione come questa.

Da lì partono tutti i collegamenti e le conseguenti reazioni degli spettatori, che sono completamente spontanee come dovrebbero essere: questo perché la paura stessa è spontanea, non è ragionata, non la si può prevedere e anche quando si incappa in quell’errore, ce ne si rende sempre conto.

E già nel pilot di questa nuova serie, la sensazione è precisamente quella descritta sopra: non si sa quando si avrà paura, ma si sa solo che la si avrà ad un certo punto e sempre quando meno si è preparati e pronti. La paura diventa protagonista, ma non è in una maniera scontata, al contrario tramite una narrazione rinnovata ed efficace, che solo i romanzi (e i personaggi) usciti dalla penna di Stephen King potevano fare.

Rebecca Cauda

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