Roma: sostanze “sospette” nel cielo della Capitale e avventata pubblicità televisiva

Roma:  sostanze “sospette” nel cielo della Capitale e avventata pubblicità  televisiva
foto: ilmessaggero.it

Sostanze sospette nella Capitale: è dal 2007, ben undici anni fa, che iniziarono a diffondersi sul web alcuni studi del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) circa la situazione climatica della nostra città, situazione piuttosto critica per la salute di noi capitolini.

Roma e le sostanze sospette

Quali sostanze sospette nell’aria della Capitale

Dalle analisi, che non esiteremmo a definire tardive già a quel momento, ne risultarono colpevoli determinate sostanze, prima delle quali il benzopirene (scarico delle autovetture), e non ultime le droghe, quali cannabis, cocaina, nicotina e caffeina. Già, anche la caffeina è una droga, con buona pace degli amici napoletani per i quali ” ‘a tazzulella ‘e cafè ” vale più del pane quotidiano.

In particolare la cocaina, la cui percentuale a Roma di circa 0,1 nanogrammi per metro cubo di aria, fu stimata dal CNR (sempre nel 2007) di una certa irrilevanza. E qui il pensiero ci corre inevitabilmente al film “Lo Squalo”, dove le autorità locali si affrettarono a minimizzare gli avvistamenti del pericoloso mammifero marino per evidenti interessi turistici.

Dove sono più concentrate le sostanze sospette a Roma

Tale analisi del CNR mise in evidenza che, sempre per quanto riguarda la Capitale, la concentrazione più elevata di cocaina venne registrata presso l’ Università “La Sapienza”, la cui vasta area territoriale in Viale del Policlinico confina sul retro con lo stesso CNR di Piazzale Aldo Moro. Casa e bottega, ricercatori e… ricercati.

Ci fu detto che questi studi dovevano essere non motivo di allarme ma di semplice riflessione. Rifletti oggi e rifletti domani, siamo arrivati alla semplice conclusione che sarebbe ora di rifarsi bene i conti sulla questione, illuminandoci se, giunti al 2018, dobbiamo ritrovarci a circolare per Roma come “zombi”. Poco ci manca, imbambolati da un ponentino carico di polveri sottili. E naturalmente il discorso vale anche per tutte le altre città italiane di una certa densità abitativa, come per tutto il globo terrestre, laddove, al di là dell’Atlantico, pare essere stato ampiamente disatteso l’Accordo di Parigi 2015 sul clima.

Sostanze sospette: messaggi tv invitanti all’emulazione

È necessario un breve antefatto per giungere al problema che ci interessa e cioè quello delle droghe.

Quando l’invito all’emulazione ci viene offerta a cena

La trasmissione preserale italiana con più alto indice di audience è indubbiamente “Un posto al sole”. Di lì non si scappa. È l’ora di cena, che vede riuniti intorno al tavolo padri, madri e… figli (si fa per dire), intellettuali e non alfabetizzati. E in Italia il 28% della popolazione risulta essere composta dai cosiddetti “analfabeti funzionali”. A questi ultimi si può dire ciò che si vuole e si possono offrire immagini, quand’anche soft, e situazioni particolari di cui il soggetto ricevente non possiede sufficiente capacità di giudizio e informazioni di carattere sociale tali da poterne discriminare la giusta valenza.

Ci si chiede allora se non sembra diseducativa l’informazione spiattellata da UPAS, sic et simpliciter, laddove una giovane protagonista, afflitta da vari problemi d’identità affettiva, corre a comprarsi la “polverina bianca” con la modicissima spesa di 5 euro. Chi ne fa uso lo sa già, come la scoperta dell’acqua calda. Ma molti di quei giovanissimi, i più sprovveduti, sapranno ora come impiegare la loro paghetta settimanale, se non anche per emulazione.

Forse le nostre argomentazioni soffrono di qualche ingenuità, ma la regia di una soap come UPAS dovrebbe usare una certa cautela. No alle ipocrisie, noi che ci siamo sempre battuti per la verità nuda e cruda. Ma un No deciso ai messaggi destinati a quei giovani che non sanno e non possono difendersi.

Angela Grazia Arcuri

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