Un sindaco per Roma, ma… come lo vogliono i romani

Un sindaco per Roma, ma… come lo vogliono i romani

Dopo le rocambolesche performance dell’ultimo sindaco, vero artista dell’improvvisazione, i romani spaesati, sguarniti, indignati e supini, si rivolgono in ultima spes a quel Marc’Aurelio imperatore, che sulla piazza del Campidoglio, dall’alto del suo cavallo indorato, sembra benedire col braccio alzato la sua città. Una caput mundi che chiede perdono di tanti, troppi peccati. Ci si chiede come mai Ignazio Marino, passando ogni giorno (si fa per dire!) sotto quella statua, non abbia avuto qualche giusta ispirazione da quel grande e illuminato imperatore, vero romano d’origine controllata.

Nella corsa al Campidoglio del prossimo aprile, alcuni nomi se la stanno giocando nella rosa della competizione elettorale. E – mirabile dictu – proprio lui, l’ex sindaco-chirurgo-sub sta riciclando se stesso da un talk-show all’altro facendoci capire, forse che sì, forse che no, come un suo contributo alla causa romana sarebbe utile, ora che ha conosciuto bene il territorio di Roma e i suoi problemi …. perché lui ama la nostra città (sic!). Ma, nel cincischiamento, nessuno ha capito bene cosa vorrebbe combinare ancora, lui, immemore delle figuracce che ci ha fatto fare in tutto il mondo. La sua espressione adamantina, di quello che casca dalle nuvole, se non ci irrita, quasi ci commuove, mentre ci si chiede chi sono coloro che ancora l’appoggiano, individui invischiati in certe complicità politiche, chiamati appositamente per fargli da claque.

Italia terra dell’oblio e italiani ognora immemori, che se ne infischiano del continuo riciclaggio di politici ripescati nel bussolotto delle memorie da gettare nel cestino.

Politico o tecnico in Campidoglio?

Ci si chiede subito se, per aggiustare i cocci della Capitale, ci voglia un politico o un tecnico. Bella domanda. Lo stesso dilemma si propose – su scala nazionale – nel dopo Berlusconi, con la scelta imposta dall’alto del governo tecnico dell’austerity di montiana memoria. Ora, con libere elezioni, saremo noi a richiamare all’appello la signora democrazia finora latitante, laddove sembra esserci in gioco la medesima ratio, quella di rimettere in sesto il Paese-Roma, un Comune che racchiude in sé e riflette tutte le pesantezze da Catoblepa del Paese Italia.

Cosa vogliono i romani

I romani vogliono che su quella sedia del Campidoglio vada a sedersi una persona che non provenga dal teatrino del surreale, uno con certi attributi al posto giusto, uno che non si faccia mettere i piedi sulla pancia dall’entourage capitolino tuttora esistente dopo la partenza degli ultimi sindaci, uno che Roma la conosca come le sue tasche, uno che, con o senza l’immagine accattivante della bicicletta, sappia pedalare anche e soprattutto nelle periferie e parlare con la gente, uno che non scappi di fronte alle urgenze, uno che sappia portare avanti una vera razionalizzazione degli interventi e non una spending review snaturata della sua mission, con miopi tagli di sola natura lineare. Fra questi interventi, una onesta e coraggiosa semplificazione nel carrozzone degli uffici amministrativi, una selva di dipartimenti, di direttori e vice dei vice, una mastodontica città nella città, una città invisibile come quelle di Italo Calvino che pesa enormemente sulle tasche dei cittadini.

I romani non gradiscono persone con alle spalle contenziosi giudiziari, tanti ce ne stanno ancora pendenti su Roma Capitale. Chi ama veramente Roma? E’ da acchiappare una mosca bianca. E su questa nostra controversa metropoli tutti vogliono metterci sopra le mani, con l’arroganza di quanti, arrivati davanti a Marc’Aurelio, credono di poter superare le loro mire più o meno egoistiche di fronte a un lavoro che richiede umiltà e grande spirito di sacrificio.

I romani non vogliono più rompersi l’osso del collo sulle buche, vogliono maggiore trasparenza sulle gare di appalto e maggiore qualità dei lavori stradali, vogliono poter girare anche di notte per la città senza paura, vogliono maggiori controlli sull’operato delle amministrazioni Municipali, le cui risorse finanziarie appaiono chiaramente mal gestite da politicanti che se la raccontano nella loro cricca, facendo il bello e il cattivo tempo dopo aver ottenuto il consenso elettorale.

Anche un solo obiettivo raggiunto sarà un punto di merito per il nuovo sindaco. Amen.

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