Con A.M.A.C.I. nello “ STUDIO APERTO” di Angelo Navetta

Noi che non amiamo la folla, i raduni nelle  grandi piazze, nei grandi siti artistici in quelle giornate speciali di  apertura gratuita… Noi  che ci piace centellinare in silenzio un’opera d’arte  nel  nostro  mal  tollerato individualismo, ci siamo imbucati in anteprima  nello “ Studio Aperto” di Angelo Navetta  nel laborioso ma tranquillo rione Prati, complici  le belle ottobrate romane.  E’ un respiro  di ossigeno  dal soffocamento urbano.

In concomitanza con la Giornata del Contemporaneo 2012  di  A.M.A.C.I.  (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiana), Navetta apre il suo atelier  ai visitatori dal 6 al 16 ottobre in Via Famagosta n.8, con entrata  anche in Viale delle Milizie 17 – Pal. E, primo piano.

 Attrae e incuriosisce  la sua famosa  “A come Amore”. La prima lettera  dell’alfabeto appare come  la stessa icona della personalità artistica e umana dell’artista. E’ una lettera di mille significati in uno solo: Amore. E’ l’Amore di Arte, Amicizia, Avventura, Azione. E’ l’Amore che “muove il sole e l’altre stelle” di Dante. Ogni giorno è per Navetta un inizio verso il nuovo del domani, senza guardarsi tanto indietro nelle nostalgie  di ieri, come quella lettera simbolica che apre all’esistenza dell’uomo in una girandola di aspettative, nella decisione e nella caparbia di chi non vede ostacoli, nella convinzione di una eterna giovinezza che si rinnova sempre come il flusso dell’Acqua.   Navetta si serve di questa lettera,  che  rappresenta  in ogni quadro  la valenza geometrica  della A  in un linguaggio espressivo variegato, colorato e mutevole.

La sua vicenda pittorica intessuta di peregrinazioni lo vede in decenni  passati soggiornare come addetto commerciale dell ‘ Istituto Commercio Estero  prima in Costa d’Avorio, quindi a Berlino, poi in India. Il ritorno a Roma sarà definitivo e dai suoi soggiorni riporterà la cultura e le suggestioni locali, trasparenti testimonianze nelle sue opere dalle quali compare l’eclettismo della sua natura meridionale, che riversa dall’acrilico su tela al segno dipinto su installazioni lignee.

Dall’A di Amore alla M di Mani, altra sua peculiarità artistica: quelle grandi Mani scultoree  che giganteggiano nello  studio  ad afferrare non solo il visitatore ma il mondo. Le stesse Mani che l’autore interpreta come “depositarie di un’autonoma forza, volontà, capaci di generare fenomeni di vita, morte e amore”.

Le culture animistiche della Costa d’Avorio, le forti coloriture dell’arte indiana e il retaggio della Kultur espressionistica tedesca, esaltano la sua passione per il segno “primitivo” e cromaticamente puro, a significare il bisogno intimo dell’uomo di ricollegarsi al suo stato originario da porre in alternativa allo stadio di Civilization.

Angela Grazia Arcuri

6 ottobre 2012

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