Frosinone: La grande truffa

di Federico Cirillo

Frosinone – Avvocati, medici, periti, liquidatori, carrozzieri…e ora tremano anche i risarciti: di tutto un po’ nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Frosinone, per i presunti reati di truffa e falso nei confronti delle compagnie di assicurazioni. Un totale di centoventicinque persone, delle quali 23 sono state raggiunte da ordinanza di custodia (di cui una in carcere) e 22 ai domiciliari, mentre i rimanenti 172 sono stati denunciati a piede libero.

Ma come agivano, qual’era il loro modus operandi? Secondo quanto accertato dagli inquirenti, nell’indagine durata circa un anno, le denunce degli incidenti venivano proposte con notevole ritardo rispetto alla data del sinistro (ad esempio dopo mesi), onde evitare l’avvento di perizie tempestive sul mezzo danneggiato. Inoltre è stato notata la strana coincidenza del luogo degli incidenti, sempre avvenuti nelle zone di Monte San Giovanni Campano, Veroli, Arce, Ceprano e Frosinone. Espediente utilizzato era la denuncia del sinistro nel lasso di tempo che andava dall’emissione dell’attestato di rischio e la scadenza contrattuale della polizza, in modo tale, così, da poter stipulare, nel frattempo, una nuova polizza con società diversa, arrivando addirittura a beneficiare di sconti e premi riservati ai nuovi assicurati: truffa con premio nuovo cliente insomma! Così facendo ci si assicurava il mantenimento della classe di merito riportata nell’attestato di rischio della precedente assicurazione, emesso prima dell’avvenuto sinistro, di modo tale che quest’ultimo non avrebbe causato un aumento del prezzo dell’assicurazione. Stratagemma, questo, che sarebbe stato utilizzato anche per poter aggirare i controlli dell’Ania sulle targhe dei veicoli incidentati. Ogni pedina aveva il proprio ruolo, attivo, nell’operazione: se da un lato intervenivano i carrozzieri, fornendo, dietro lauta finale ricompensa, veicoli vetusti e di poco valore, non periziati perchè rottamati, passando per i guidatori che mai chiedevano l’intervento delle forze dell’ordine al fine, così, di poter modificare la dinamica, i danni e le persone coinvolte e ferite, dall’altro agivano i medici, i quali, d’accordo con gli altri, avrebbero rilasciato referti attestanti false lesioni; quindi gli avvocati che, anche loro coinvolti nell’inchiesta, avrebbero proposto e avanzato la maggioranza delle richieste di risarcimento, mentre le “aperture” dei sinistri avvenivano in maniera irrituale, mediante chiamate di quest’ultimi ai call center delle Compagnie assicurative truffate (è stato anche e soprattutto grazie al loro contributo alle indagini che è stato possibile smascherare questa intricata mandrakata). Infine, la mano passava ai periti, che entravano in gioco tramite la predisposizione di falsi preventivi o fatture. Il tutto per arrivare ai risarcimenti, erogati dalle compagnie assicuratrici, mediante assegni non trasferibili intestati ai soggetti coinvolti nei sinistri: più di qualche volta sarebbero stati versati ed incassati da Biagio Luciano Collini, sub agente di alcune compagnie assicurative con sede a Monte San Giovanni Campano appunto e promotore principale della truffa, secondo quanto riportato nell’ordinanza. Un giro d’affari di quasi 6 milioni d’euro, incassati in 5 anni da “batterie”, “cavalli” e “formiche” che, come in una vera e propria banda, si smezzavano la famigerata “stecca”.

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