“Il Sindaco del Rione Sanità” al Quirino: un simbolismo realista

“Il Sindaco del Rione Sanità” al Quirino: un simbolismo realista

10936928_369490499887671_133560851_oIl Sindaco del rione Sanità è un’opera che non si può in alcun modo chiamare semplice, pur nella linearità di una trama che presenta una giornata di “lavoro” di Antonio Barracane, il sindaco inufficiale del quartiere, che dispensa ai suoi cittadini la sua privata ma comunque ragionevole idea di giustizia a chi viene a chiedergli consulenze. Lo spettacolo presenta infatti una sovrapposizione di significati che, oltre ad lasciarsi ordinare in una successione verticale, da elementi superficiali fino a quelli più profondi e intimi all’opera, si fonda anche su di un magico equilibrio di tematiche, spunti, riflessioni che vengono incredibilmente a saldarsi in una trama compatta e unitaria. Nella mole di suggestioni che il testo offre è facile perdersi, lasciarsi lusingare da un tema più che da un altro, dalla denuncia più che dalla riflessione esistenziale, dal ritratto di una città più che di una umanità, dalla centralità del protagonista più che dallo stuolo di personaggi che gli ruotano attorno.

Con la messa in scena frutto della collaborazione del Teatro Stabile di Genova e quello di Napoli si può sperimentare proprio una riuscita riproposizione di un tale armonico equilibrio di tematiche, il cui baricentro, però, risulta impercettibilmente spostato. Tale alterazione emerge anche dalle parole del regista Marco Sciaccaluga, il quale, pur sottolineando la “complessità” dell’opera e l'”ambiguità” del suo protagonista, afferma come a lui paia che il Sindaco del rione Sanità non sia tanto “una commedia radicata in una ideologia, quanto una tragedia le cui autentiche radici affondano nell’esistenza umana”.

L’effetto che si viene a creare è, infatti, quello di una maggiore accentuazione del ruolo paradigmatico dei personaggi rispetto alla loro psicologia, della loro idealità sulla loro personalità. La stessa scelta di una scenografia essenziale concorre a decontestualizzare parzialmente la trama. Che ciò non possa fraintendere le intenzioni dell’autore è dimostrato dalla stessa affermazione data da Eduardo De Filippo di un’opera “simbolica e non realistica”, e forse realistica solo in quanto autenticamente simbolica e perciò universale.

Rimane da apprezzare il ritratto della quotidianità di un personaggio come quello di don Antonio nato sulla falsariga di una personalità reale e calato sulla scena da un infaticabile Eros Pagni che sa ammaestrare sapientemente il palco per quasi tre ore. Su una sostanziale pacatezza egli sa innestare bene accenti d’ira, battute pungenti, toni a seconda dei casi da comando o da preghiera. Brava tutta la compagnia che, pure in una partitura si impernia su di uno strumento quasi solista, non ha risparmiato prove di buona abilità teatrale.

Dal 20 gennaio al 1 febbraio
Teatro Quirino Vittorio Gassman
via delle Vergini 7, Roma
Botteghino: 06/6794585

Orari:
martedì-sabato ore 20:45

domenica ore 16:45
giovedì 22 e mercoledì 28 alle 16:45

Daniele Di Giovenale
21 gennaio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook