Food e il futuro del cibo al Palazzo delle Esposizioni con National Geographic

Food e il futuro del cibo al Palazzo delle Esposizioni con National Geographic

Food-e-il-futuro-del-cibo-al-Palazzo-delle-Esposizioni-con-National-GeographicIl cibo non è esattamente uno degli argomenti sui quali, in linea di massima, ci soffermiamo a pensare di frequente. I nostri pensieri in merito variano sul cosa, quando e dove mangiare, ma quanto in profondità può giungere la nostra riflessione? E quanto, invece, la nostra conoscenza riguardo le problematiche ad esso legato?

Nel periodo di crisi che stiamo vivendo, abbiamo generalmente la sicurezza di un piatto caldo una volta tornati a casa. E’ un aspetto della vita che possiamo con facilità dare per scontato nel momento in cui non ne siamo sprovvisti.

Questo atteggiamento e questa tranquillità non sono di certo omogenee a livello globale o, in piccolo, a livello di paese.

Uscendo dalla nostra prospettiva quotidiana, ci si mostrano eccessi da entrambe le parti: tra spreco e penuria, tra produzione e innovazione, tra guadagno e spesa, la realtà delle “tavole” di tutto il mondo è differenziata su molti livelli.

Esplorare queste diversità è ciò che si propone la National Geographic attraverso la mostra fotografica “Food – il futuro del cibo” allestita presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Inaugurata il 18 novembre 2014, la carrellata di novanta scatti provenienti da tutti gli angoli del mondo sarà aperta al pubblico fino al 1 marzo 2015.

Ma perché spendere il proprio tempo nel visitarla?

La spettacolarità delle foto è innegabile e il loro valore è duplice: oltre a mostrare panorami mozzafiato e volti sconosciuti ma significativi stuzzicando la curiosità dei viaggiatori, le immagini rappresentano crudamente le realtà più disparate partendo da quelle dai colori più vividi, fino a giungere a quelle dai toni più cupi.

Un percorso ideologico e ben strutturato guida il visitatore, accompagnandolo in un ragionamento che, attraverso le fotografie e le didascalie, attraverso le statistiche e le spiegazioni, si intesse spontaneamente. Partendo da una serie di massicci dati e dall’abbondanza produttiva del mercato del cibo, si giunge a scoprire realtà spesso molto vicine che arrancano e annaspano nel tentativo di sopravvivere: così dopo la rassicurante visione di Frank Reese che guadagna attraverso il suo allevamento di tacchini negli Stati Uniti, ci si propone la faccia povera della Mensa Giovanni Paolo II della Caritas a Colle Oppio.

Il negativo e il positivo si bilanciano, lasciando in chi guarda un vago senso d’amarezza e di rinnovata ma spiacevole consapevolezza.

Ci si ritrova poi a fare i conti con le evidenze del “troppo”: troppo cibo, troppo spreco, troppo egoismo e troppa noncuranza. Forse anche troppo di quel nostro dare per scontato, così indissolubilmente legato alle comode abitudini.

La mostra non si ferma alla rappresentazione del presente, ma getta un’occhiata al futuro: predice, calcola e offre spunti di riflessione per un vivere più cosciente.

“Entro il 2050 la Terra conterà probabilmente oltre 9 miliardi di abitanti, 2 miliardi di bocche in più da sfamare. L’agricoltura e gli allevamenti intensivi sono  tra i principali responsabili del riscaldamento globale. Inoltre, il deflusso di fertilizzanti e letame devasta i fragili equilibri di laghi, fiumi ed ecosistemi costieri” ci viene detto.

E se la prospettiva del domani può far rabbrividire, non c’è permesso di rilassarci nell’oggi: “oltre 800 milioni di persone soffrono di malnutrizione e 1,4 miliardi di persone sono obese o sovrappeso”.

La mostra in questione è un allestimento completo, poliedrico e soddisfacente. Non trasmette sfiducia e arrendevolezza, pessimismo e negatività, ma diffonde un messaggio importante e concreto. Ci invita, a nostro vantaggio, ad aprire gli occhi sulla verità, per non essere da essi inconsapevolmente attaccati o raggirati.

Francesca Aliperta
6 gennaio 2015

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